Final Fantasy XIII-2 – Recensione
Una serie che risorge dalle proprie ceneri. Final Fantasy stava cadendo in un baratro senza fondo, ma sembra aver trovato l’appiglio giusto.
Final Fantasy XIII-2
Console: PS3, Xbox 360
Genere: JRPG
Sviluppatore: Square Enix
Publisher: Square Enix
Numero Giocatori: 1
Data d’uscita italiana: 03 febbraio 2012
Pegi: 16
Prezzo (indicativo): 69.99 Euro
L’uscita di Final Fantasy XIII aveva gettato nello sconforto i milioni di fan della serie. Il gioco in sé non era brutto, diciamo sulla soglia della sufficienza come giocabilità e su livelli buoni per la parte tecnica, ma una trama poco avvincente e una linearità eccessiva tradivano i canoni classici della serie.
La Square Enix non è rimasta a guardare ed ha creato il seguito diretto di quel gioco come già in precedenza aveva fatto con FFX. Accogliendo le critiche la software house nipponica ha corretto il tiro.
La trama vede Serah alla ricerca della sorella Lightning aiutata dal giovane Noel. Tutto il resto purtroppo è una baraonda di eventi e viaggi nel tempo che non convincono affatto. Dopo un paio d’ore è tutto così confuso che non farete troppo caso all’evoluzione della trama. Purtroppo sono spariti i tempi in cui il giocatore voleva seguire la storia solo perché un certo protagonista appariva triste guardando il cielo o voleva a tutti i costi raggiungere la propria città natale. Nonostante qualche colpo di scena, i viaggi nel tempo hanno effetti così confusi che sembra di assistere a tante microstorie.
Purtroppo, o per fortuna, avremo due (sottolineo due) protagonisti principali. Due sono quelli che prendono parte ai combattimenti. Dimenticatevi i roster da sei o sette personaggi dei capitoli precedenti. Questo limita il gioco e impedisce di creare specialisti in discipline, dando a Serah e Noel diversi “mestieri” ciascuno, come diremo dopo.
Appena avviato il gioco, veniamo accolti da una delle più emozionanti sequenze d’apertura mai viste. Lightning affronta Caius, il presunto cattivo, in uno scontro interminabile che funge da tutorial ai combattimenti. Rispetto al predecessore, le differenze sono poche in questo ambito. Ogni personaggio si specializza in un mestiere che può essere il terapeuta o l’occultista o l’attaccante o altri ancora. Ogni squadra che scende in campo è formata da questi elementi che possono essere sostituiti al volo a seconda delle esigenze. Se per esempio iniziamo lo scontro con una squadra di attaccanti per poi trovarci di fronte a nemici sensibili alla magia, ci basterà cambiare l’assetto con due occultisti che attaccano e una sentinella che sta lì a prendere le botte.
Ma se i personaggi sono due, come facciamo ad avere una squadra di tre elementi in campo? Sconfiggendo gli avversari è possibile catturarli e, con un effetto pokemon, schierarli come alleati che, in quanto tali, possono essere potenziati nella loro classe di appartenenza. Grazie ai comandi automatici ci limitiamo per lo più a lanciare gli attacchi del leader che vengono scelti nello specifico in automatico dalla CPU. Ogni combattimento che vi vede fronteggiare nemici inferiori si riduce così a premere continuamente il pulsante di conferma, far riempire la barra di crisi che permette di infliggere danni maggiori e aspettare il momento della vittoria. Per gli scontri con i boss, tutti altamente spettacolari, avremo accesso a brevi quick time event, giusto per spezzare un po’ l’azione.
L’evoluzione dei personaggi è molto forzata. In pratica dobbiamo solo scegliere il ramo in cui specializzarli e acquistare tramite punti cristallo nuove abilità. Non c’è una grande libertà di scelta.
Le mappe in cui muoversi sono un enorme passo avanti rispetto al predecessore. Finalmente abbiamo dei dungeon e non dei corridoi linearissimi. Però si ha sempre la sensazione di stare chiusi dentro i box come neonati; ogni livello, per quanto grande, è chiuso da pareti invisibili e non. I mostri sono belli visibili a video e possiamo fuggire prima che inizi lo scontro oppure attaccarli per primi per avere un piccolo vantaggio.
La ricerca di mostri rari e frammenti nascosti da far apparire tramite il moguri che ci accompagna contribuisce alla longevità del titolo.
A contribuire alla varietà del gioco abbiamo dei dialoghi dove possiamo scegliere le domande da porre per ottenere ricompense esclusive. Di tanto in tanto potremo partecipare a semplici rompicapo che, ai fini della trama, servono a sbloccare i paradossi (ve l’ho detto, non ci badate troppo alla trama). Nel casinò trovano spazio le corse dei chocobo e le slot machine.
Finalmente tornano le missioni secondarie tanto care ai fan della serie. Purtroppo non sono niente di eccezionale, per lo più si tratta di cercare oggetti smarriti. Un’occasione sprecata.
Sono già usciti i DLC, tutti a pagamento. E’ possibile acquistare due costumi nuovi per i protagonisti (niente di imprescindibile). Con il contenuto dedicato a Lightning sbloccheremo le sfide nell’arena dove, sconfiggendo la sorella di Serah e il suo mentore Amodar potremo sfruttarli come alleati. Nell’ultimo DLC incontreremo Sazh, protagonista del precedente capitolo, di nuovo ala ricerca del figlio. In realtà è solo un espediente per avere due nuovi giochi nel casinò: il Texas Holdem e una roba incomprensibile con le carte e la roulette.
Quello che veramente meraviglia del titolo è la parte tecnica. Graficamente è mostruoso: colori vivaci, character design fantastico che migliora quello del precedente capitolo, sequenze video splendide. Una vera gioia per gli occhi. Peccato qualche scenario che stona un po’ con il resto.
L’audio è altrettanto fantastico, soprattutto con la colonna sonora, per lo più mutuata dal predecessore. Le canzoni che ci accompagnano spesso sono canzoni vere e proprie che troverebbero tranquillamente spazio nella vostra audioteca. Mancano però quelle colonne sonore epiche che abbiamo amato in FFVII e VIII.
Nonostante ci sia ancora una certa forzatura nel gameplay, FFXIII-2 è un titolo di tutto rispetto, indispensabile per i fan della serie. Chi si avvicina per la prima volta a questo genere di giochi troverà il sistema di combattimento molto accessibile nonostante l’apparente difficoltà.







