Quella casa nel bosco – Recensione in anteprima
Cinque amici studenti, nella fattispecie uno sportivo, una vergine, un intellettuale, una disinibita ed uno sballato, vanno a trascorrere le vacanze nei boschi. Sulla strada una pompa di benzina con un gestore inquietante. Lo chalet, in puro stile Sam Raimi, nasconde cimeli esoterici nello scantinato. Immancabile l’invasione degli zombi. Cliché da horror di serie B? Sì, ma non è come pensate.
Quella casa nel bosco
Titolo originale: The Cabin in the Woods
Genere: Horror
Regia: Drew Goddard
Interpreti: Chris Hemsworth, Jesse Williams, Fran Kranz, Anna Hutchison, Kristen Connolly
Provenienza: USA
Durata: 105 min.
Casa di produzione:Metro Goldwyn Meyer, FX Studios, United Artists
Distribuzione (Italia): M2 Pictures
Data di uscita: 13 aprile 2012 (USA); 18 maggio 2012 (Italia)
Le azioni dei cinque ragazzi sono monitorate e preordinate fin dall’inizio, loro malgrado, da un gruppo di tecnici al lavoro nel complesso industriale di una misteriosa organizzazione. I protagonisti diventano quindi le inconsapevoli pedine di quello che sembra essere un gioco splatter, un crudele reality horror ma che nasconde una verità più grande di tutti loro.
Un mistero che sembra rifarsi, nei meccanismi e nelle atmosfere del racconto, ad opere come Resident Evil (il videogame, non il film) o Lost. Nella locandina è possibile vedere lo chalet triplicato a formare una sorta di cubo di Rubik, un horror nell’horror nell’horror che non si limita a citare esplicitamente le pietre miliari ed i canoni del genere ma si presta ad una lettura metatestuale molto più articolata.
Architetto di questo cervellotico congegno a scatole cinesi è Joss Whedon, trionfatore al botteghino con The Avengers, qui in veste di produttore e co-sceneggiatore, affiancato dal collaboratore di lungo corso Drew Goddard, autore dello script di Cloverfield, a cui viene affidata la regia. Non sorprende dunque trovare tra i protagonisti Chris Hemsworth, il Thor cinematografico, unico volto davvero noto della pellicola.
Come detto, i cinque ragazzi vengono trasformati in stereotipi dai loro burattinai, registi di un horror scontato, ma anche pubblico un po’ voyeur della propria opera la cui vera finalità non riveleremo ma i risvolti saranno a dir poco apocalittici. Viene imbastita anche una sorta di rivalità con i colleghi giapponesi a richiamare il confronto tra l’horror americano e quello orientale che, tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000, ha spopolato con una sfilza prodotti come The Ring e The Grudge puntualmente tradotti in remake statunitensi.
Intrappolati nei prevedibili e ripetitivi stilemi della vicenda horror, con una buona dose di sano splatter, qualche momento sexy ed effetti digitali dignitosi per un prodotto low-budget, i ragazzi sono destinati a ribellarsi alla loro condizione di “personaggi”, a rivoltarsi ai loro creatori, ad uscire dagli schemi, a far saltare il sistema. Ma l’epilogo sarà tutt’altro che scontato. E tra la sarabanda di creature che rendono omaggio a molteplici e celebri controparti, spicca il cameo di un’attrice-icona, nelle sale italiane questa settimana anche con un altro film.
Siamo di fronte ad un intelligente gioiellino post-modernista che destruttura il genere e riesce ad essere innovativo, quasi sovversivo, in un’ora e mezza di sano intrattenimento. E’ già una pietra miliare. Imperdibile.








