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venerdì, 1 giugno 2012 - 21:38

Marilyn – Recensione

Marilyn Monroe era una donna particolare, bizzarra, unica. Il suo sguardo magnetico, il suo sorriso mozzafiato e la sua bellezza disarmante si sposarono presto con la sua capacità mimetica e attoriale. Sapendo perfettamente cosa il pubblico volesse da lei, Marylin divenne, subito, la più grande diva della storia del cinema. A 50 anni dalla sua enigmatica morte, Simon Curtis, importante regista televisivo, realizza Marylin, una pellicola ispirata alle memorie che il giovane Colin Clark scrisse nella settimana che passò insieme all’attrice per la realizzazione de Il principe e la ballerina di Laurence Olivier.

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Marilyn

Titolo originale: My Week with Marilyn
Genere: Drammatico, biografico
Regia: Simon Curtis
Interpreti: Michelle Williams, Kenneth Branagh, Julia Ormond, Judi Dench, Emma Watson
Provenienza: Gran Bretagna
Durata: 99 min.
Casa di produzione: BBC Films, Lipsync Productions, Trademark Films, UK Film Council, The Weinstein Company
Distribuzione (Italia): Lucky Red
Data di uscita: 1 giugno 2012 (Italia)


Nel 1956 il giovane Colin Clark lavorava come terzo assistente alla regia di Laurence Olivier per il film Il principe e la ballerina. Marylin Monroe, indiscussa star della pellicola, era una donna insolita e problematica che iniziò ad avere bisogno del supporto del giovane apprendista a causa delle pressioni che subiva sul set e dell’improvvisa partenza del marito. Colin Clark descrisse dettagliatamente in un diario la settimana che passò al fianco della donna, confortandola e spronandola a continuare le riprese nonostante i suoi continui battibecchi con il regista. Dopo anni di silenzio, Colin decise finalmente di rendere pubbliche le sue memorie.

Si è sempre parlato della “vera” vita di Marylin. Amori segreti, folgoranti colpi di fulmine, tradimenti (smentiti) e molteplici pettegolezzi, hanno viaggiato di pari passo con le disavventure dell’attrice. Molte sono state le pellicole, dunque, che si sono occupate di ricostruire gli avvenimenti principali della sua esistenza. A differenza di queste però, Marylin non ha alcuna pretesa di fedeltà storica poiché si pone come un’opera soggettiva e personale che permette allo spettatore di guardare Marylin attraverso gli occhi di un uomo comune, ammirandola prima come persona e poi come personaggio.

Magistrale Michelle Williams, attrice statunitense conosciuta dal grande pubblico come la trasgressiva Jen di Dawson’s Creek, che ha studiato a fondo le memorie della diva per cercare di carpirne l’anima. Nonostante volesse apparire forte, infatti, Marylin era una persona fragile e insicura che, proprio come tutte le donne “normali”, cercava, semplicemente, di essere amata. Impossibile, dunque, non innamorarsi di una donna sensuale e malinconica che, dietro l’apparente corazza, nascondeva una sensibilità inaudita. Per colpa della sua eccessiva stravaganza, però, Marylin, finì presto per rimanere intrappolata nel personaggio che lei stessa aveva creato e interpretato, obbligata a continuare a recitare la sua parte giorno dopo giorno, proprio come un usignolo costretto a cantare in una gabbia dorata.

Spalleggiata da un ottimo Kenneth Branagh e da una toccante Judi Dench, Michelle Williams diviene la regina incontrastata della pellicola e di tutte le (ri)produzioni della diva hollywoodiana. L’accuratezza delle scenografie, dei costumi e delle musiche degli anni ’50, inoltre, rispecchia sia la raffinatezza registica che la fluidità del montaggio e rende Marylin una pellicola malinconica e poetica. Il film, infatti, oltre a farsi esso stesso metafora della fascinazione che gli spettatori nutrono per i proprio divi, è un sincero omaggio ad una delle donne più belle e sensuali che la storia (del cinema) abbia mai avuto.


Voto: 7,5

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