Attacco al Potere – Recensione in anteprima
Un gruppo di terroristi nordcoreani attacca ed occupa la Casa Bianca prendendo in ostaggio il Presidente ed il suo staff. Ancora tormentato dai sensi di colpa per non essere riuscito a salvare la vita alla First Lady in un incidente stradale, l’ex responsabile della sicurezza Mike Banning è l’unico membro dei servizi segreti ancora vivo nell’edificio ed affronta da solo i terroristi nel tentativo di salvare il Presidente e sventare un piano che metterebbe in ginocchio l’intera nazione.

Attacco al Potere
Titolo originale: Olympus has Fallen
Genere: Action
Regia: Antoine Fuqua
Interpreti: Gerard Butler, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Melissa Leo, Dylan McDermott
Provenienza: USA
Durata: 120 min.
Casa di produzione: Millennium Films, Nu Image Films, West Coast Film Partners
Distribuzione (Italia): Notorious Pictures
Data di uscita: 22 marzo 2013 (USA), 18 aprile 2013 (Italia)
Proprio nella settimana che si è aperta con il terribile attentato dinamitardo di Boston, esce in Italia Attacco al Potere, il nuovo film di Antoine Fuqua che trae spunto dalle attuali tensioni tra USA e Corea del Nord per imbastire, in maniera troppo azzardata e leggera, un attacco alla Casa Bianca, concept che ricorrerà in White House Down di Roland Emmerich, in arrivo a ottobre. L’opera denota un fortissimo stampo politico, di natura repubblicana, con i perfettissimi patrioti americani pronti ad immolarsi contro la minaccia straniera.
Protagonista e co-produttore del film è Gerard Butler, già interprete di Leonida in 300 che pure si attirò addosso un mare di polemiche per la rappresentazione mostruosa e grottesca dei mediorientali. Qui è Mike Banning, un eroe stereotipato che vorrebbe ricalcare gli stilemi di John McClane ma non ne ha né il carisma né la simpatia.
Nel ruolo del Presidente degli USA troviamo Aaron Eckhart, prototipo dell’eroe statunitense alla Captain America, biondo, col mascellone e gli occhi azzurri. Un’evidente contrapposizione razziale al democratico Obama. L’attore non è nuovo a film apertamente americanisti. E’ stato protagonista infatti di Battle: Los Angeles, nient’altro che un lungo spot sui marines mascherato da pessimo film di fantascienza. Qui è un Presidente ovviamente senza macchia e senza paura e trascorre quasi tutto il film legato ad una ringhiera.
Morgan Freeman e Melissa Leo, entrambi appena visti in Oblivion, fanno parte dello staff presidenziale. Freeman è il portavoce della Casa Bianca che dovrà rimpiazzare il Presidente dando vita a dialoghi d’involontaria comicità. La Leo se ne esce sfidando la tortura con giuramenti a squarciagola alla bandiera americana come il più incallito degli estremisti. C’è un traditore facilmente identificabile e la sottotrama riguardante il figlioletto del Presidente viene risolta alla bell’e meglio. La bella e angelica infermierina, fidanzata del protagonista, è uno dei personaggi più inutili nella storia del cinema.
La storia è del tutto inattendibile, con la Casa Bianca e Washington inspiegabilmente impreparate ad un attacco terroristico. La vicenda sfocia nella solita minaccia nucleare, in questo caso davvero esagerata. Gli effetti digitali sono rozzi e al di sotto anche degli standard televisivi. Le scene di combattimento sono tutte uguali. L’unica gag memorabilevede Butler usare il busto di Lincoln come arma impropria con effetti esilaranti ed imbarazzanti al contempo.
Un prodotto scombinato, fracassone, razzista e guerrafondaio. Una becera americanata americanista che ha nella sua natura propagandistica l’unica ragion d’essere. Del tutto fuori luogo.





















