Il Grande e Potente Oz – Recensione in anteprima
Oscar Diggs è un giovane illusionista, simpatico quanto ignobile ciarlatano e donnaiolo incallito che sogna la grandezza ma deve esibirsi nelle piccole fiere di paese. Un giorno, quando le cose sembrano mettersi al peggio, un uragano lo trasporta nel magico Regno di Oz. Affiancato da una scimmia volante e da una bambola di porcellana vivente, Oscar incontra tre bellissime streghe e dovrà scoprire quale di loro sia la vera minaccia.

Il Grande e Potente Oz
Titolo originale: Oz the Great and Powerful
Genere: Fantasy
Regia: Sam Raimi
Interpreti: James Franco, Rachel Weisz, Michelle Williams, Mila Kunis
Provenienza: USA
Durata: 130 min.
Casa di produzione: Walt Disney Pictures, Roth Films
Distribuzione (Italia): The Walt Disney Company Italia
Data di uscita: 7 marzo 2013(Italia), 8 marzo 2013(USA)
Le storie delle origini sembrano andare di gran moda ad Hollywood per togliere la ruggine ai vecchi franchise. La saga letteraria di Oz, concepita agli inizi del ’900 dal romanziere Frank L. Baum, non ha mai esplorato i trascorsi del Mago, compito che la Disney ha deciso di affidare a Sam Raimi, regista delle trilogie di Evil Dead e Spider-Man. Un’operazione che ricorda molto quella del discutibile Alice in Wonderland di Tim Burton che ha in comune con Raimi saghe supereroistiche di successo e opere dal tono macabro.
Diversamente da Burton, però, Raimi non snatura l’opera originale, ne mantiene inalterate le suggestioni e riesce ad apportarvi la sua visione autoriale sfornando un prodotto cinematografico di altissimo livello. James Franco (già accanto al regista nei tre Spider-Man) è un Oscar antieroe, simpatico, bello e cialtronesco, mai all’altezza della situazione. Il mondo di Oz diviene qui una proiezione dei suoi desideri, filtrati attraverso il prisma della fantasia. Basti dare uno sguardo ai suoi compagni d’avventura.
La sfida, per Raimi, era quella di creare un gruppo tanto accattivante quanto lo erano Dorothy, l’Uomo di Latta, lo Spaventapasseri e il Leone, protagonisti tra l’altro del musical del 1939, senz’altro la più amata tra le trasposizioni dell’opera di Baum. Ad affiancare il protagonista, in questo caso, sono Finley, una scimmia volante e parlante, e la Fanciulla di Porcellana, controparti fantastiche dell’assistente circense di Oscar e di una bambina costretta sulla sedia a rotelle.
Giunto ad Oz, il protagonista ha finalmente l’opportunità di arricchirsi diventando il sovrano del regno ma prima dovrà fare i conti con una perfida strega. Sul cammino dell’impenitente donnaiolo si pongono tre bellissime fattucchiere interpretate da altrettante attrici straordinarie. Rachel Weisz è un’altera Evanora, Mila Kunis è un’ingenua Theodora e Michelle Williams è un’angelica Glinda. Una di loro fa il doppio gioco e Oscar dovrà scoprire dove si cela la vera malvagità.
I fan di Raimi non potranno fare a meno di notare come il film si regga sulla stessa struttura narrativa de L’Armata delle Tenebre, terzo capitolo della saga di Evil Dead nel quale il protagonista Ash, donnaiolo cialtronesco anche lui, veniva trasportato da una sorta di uragano mistico nel medioevo. La ricerca del libro maledetto Necronomicon lo conduceva in un cimitero, la bella Sheila di cui s’innamorava si trasformava in una strega e, alla fine, l’eroe respingeva l’assalto al castello portato da un esercito di morti.
Qui le cose procedono in modo molto molto simile, con il Necronomicon rimpiazzato dalla bacchetta magica della presunta strega malvagia e i perfidi Winkies che muovono l’assalto alla mitica Città di Smeraldo. Ovviamente, in questo caso il tono è più favolistico, con riuscite punte d’ingenua ironia, marcato da un retorico buonismo a cui il regista aveva fatto ricorso anche in Spider-Man, con risultati a volte stucchevoli, ma in questo caso del tutto giustificato data la natura del racconto.
Il film si fa apprezzare soprattutto per lo strabiliante spettacolo visivo. Raimi immerge lo spettatore nel mondo di Oz, totalmente ricreato in digitale, dimostrandosi uno dei cineasti più abili nell’uso del 3D che esalta una sfilza sterminata di spassose invenzioni registiche, spesso autocitazioniste, omaggiando svariate espressioni estetiche cinematografiche e rendendo il mezzo cinematografico stesso parte integrante e risolutiva della narrazione. Tutto nel mondo di Oz denota colori sgargianti in contrapposizione al bianco e nero usato per la sequenza iniziale nel mondo reale. Suggestive le musiche di Danny Elfman, collaboratore di vecchia data del regista (e di Tim Burton), e immancabile il cameo di Bruce Campbell, attore feticcio di Raimi, interprete appunto di Ash in Evil Dead.
I 130 minuti di durata scivolano via che è un piacere. E’ un film che piacerà a tutti, sia ai fans della saga di Oz, in ogni sua versione multimediale, sia ai cultori di Raimi che vi ritroveranno tutti gli stilemi e i vezzi di un regista in grande spolvero. Cinema allo stato puro.