Cloud Atlas – Recensione in anteprima
A metà dell’800, un avvocato di San Francisco protegge uno schiavo durante un viaggio nel Sud Pacifico; durante la seconda guerra mondiale, un giovane musicista bisessuale deve vedersela con le angherie del compositore per cui lavora come scrivano; negli anni ’70, un’intrepida giornalista conduce una pericolosa indagine per evitare una catastrofe nucleare; ai giorni nostri, un anziano editore finisce prigioniero di una terribile casa di riposo; in un futuro distopico, una schiava-clone decide di ribellarsi alla corporazione dittatoriale che la possiede; in un ancor più lontano futuro post-olocausto, il pastore di una tribù primitiva deve accompagnare una preveggente venuta dalle stelle in un luogo proibito. Sei storie apparentemente distinte ma strettamente interconnesse tra di loro.
Cloud Atlas
Titolo originale: Cloud Atlas
Genere: Fantascienza – Drammatico
Regia: Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski
Interpreti: Tom Hanks, Halle Berry, Hugh Grant, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Doona Bae, Susan Sarandon, Ben Whishaw
Provenienza: Germania, USA, Hong Kong, Singapore
Durata: 172 min.
Casa di produzione: Cloud Atlas Productions, X-Filme Creative Poole, Anarchos Pictures, ARD, Ascension Pictures
Distribuzione (Italia): Eagle Pictures
Data di uscita: 26 ottobre 2012 (USA); 10 gennaio 2013 (Italia)
I geniali fratelli Andy e Lana Wachowski, creatori della trilogia di Matrix, registi del sottovalutato cineanime Speed Racer, sceneggiatori e produttori del cinecomic V for Vendetta, si cimentano stavolta con la trasposizione de L’Atlante delle Nuvole, romanzo dell’inglese David Mitchell, edito nel 2004, articolato in sei vicende ambientate in altrettante epoche e collegate in un unico grande mosaico. Coadiuvati alla regia dal tedesco Tom Tykwer, i fratelli Wachowski imbastiscono un sontuoso e complesso spettacolo visivo sostenuto da un cast di grandi nomi che interpretano più ruoli nei diversi fili narrativi, ciascuno dei quali denota un tono differente e una netta distinzione tra bene e male.
Jim Sturgess interpreta il giovane avvocato che si pone in difesa di un clandestino nero durante un viaggio in nave nel Sud Pacifico nel 1849. Caduto malato, l’avvocato viene assistito dall’avido medico di bordo interpretato da Tom Hanks. Hugh Grant è invece l’ottuso padre del protagonista. E’ la vicenda con la struttura narrativa più semplice ed immediata ed il tema del razzismo pone subito in evidenza chi sia dalla parte del giusto.
Anche la seconda storia ha come tema centrale la discriminazione, in questo caso sessuale, ma ha un tono più melodrammatico e sfocia nella tragedia. Ben Whishaw interpreta il musicista bisessuale che diviene assistente di un compositore interpretato da Jim Broadbent per aiutarlo a realizzare un capolavoro. Il compagno omosessuale del protagonista è interpretato da James D’Arcy che ritroveremo invecchiato nella vicenda del ’72.
Si tratta di un thrilling-noir con Halle Berry nel ruolo della bella e coraggiosa giornalista che conduce un’inchiesta su una pericolosa centrale nucleare. La aiuta Tom Hanks, qui in veste di ricercatore, mentre i cattivi sono Hugh Grant, nel ruolo del proprietario della centrale, e Hugo Weaving, in veste di suo sicario.
Nel presente, Jim Broadbent è l’anziano editore in fuga dopo essere stato ricattato da uno scrittore criminale, di nuovo interpretato da Tom Hanks, e commette l’errore di chiedere aiuto al rancoroso fratello che lo rinchiude in una terribile casa di riposo. A sottolineare il tono comico della narrazione, troviamo Hugo Weaving nelle grottesche vesti di una perfida infermiera. I risvolti saranno surreali e divertenti. La clinica è un microcosmo dittatoriale che in qualche modo richiama le tematiche della quinta storia.
Nella Seul del 2144, Sonmi-451 è uno dei cloni creati e sfruttati come schiavi dalle corporazioni che costituiscono un regime totalitarista. La ragazza, impiegata in un fast food dove le cameriere vengono spesso molestate sessualmente dai clienti, si ribella e si unisce alla resistenza accanto all’eroico Hae-Joo, un Jim Sturgess versione asiatica. Di chiara ambientazione fantascientifica, è uno dei segmenti più importanti del film, quello che denota il maggior tasso di action con sfoggio di strepitosi effetti speciali e che tratta peraltro le stesse tematiche di V for Vendetta.
Sempre in chiave fantascientifica, ma con elementi più marcatamente fantasy, è l’avventura del pastore Zachry, ancora Tom Hanks, in un’isola delle Hawaii in un lontano futuro post-apocalittico. Halle Berry veste l’aderente tuta bianca di una preveggente proveniente (apparentemente) dalle stelle a bordo di un’astronave che chiede al primitivo pastore di scortarla in un luogo proibito alla sua tribù. A frenare l’ascesa di Zachry verso la conoscenza e l’illuminazione, i dubbi incarnati nel maligno Old Georgie, un demoniaco Hugo Weaving.
Il complicato puzzle di fatti e personaggi ruota intorno al concetto di interconnessione tra tutti gli esseri viventi in tutte le epoche e su come la decisione del singolo possa influire sul futuro dell’umanità. Le sei storie vengono così intrecciate attraverso una regia dinamica e un montaggio serratissimo che non fanno pesare le tre ore di durata. La resa estetica, sostenuta da effetti visivi di prim’ordine, è elegante e spettacolare. Peccato per il make-up degli attori, indispensabile ma troppo pesante, in alcuni casi, per garantire credibilità.
É praticamente impossibile, ad una prima visione, cogliere tutti i collegamenti tra le varie linee narrative e l’impalcatura del film ogni tanto scricchiola sotto il peso dei sofismi imbastiti che possono rischiare di creare una certa confusione tematica. Francamente, il messaggio della pellicola, magari forzoso e pretestuoso, è molto più semplice di quanto non lo sia il film stesso, a tratti eccessivamente cervellotico. Un piacere per gli occhi, una faticaccia per la mente.







