Taken: La Vendetta – Recensione
Liam Neeson torna ad interpretare Bryan Mills, il micidiale ex-agente CIA creato da Luc Besson. Dopo aver salvato la figlia da un cartello albanese di trafficanti di schiave sterminando i rapitori, ora Bryan deve vedersela con la furia vendicativa del padre di uno dei criminali che ha ucciso.
Taken – La Vendetta
Titolo originale: Taken 2
Genere: Azione – Thriller
Regia: Olivier Megaton
Interpreti: Liam Neeson, Famke Janssen, Maggie Grace, Rade Serbedzija
Provenienza: Francia
Durata: 91 min.
Casa di produzione: Europa Corp., Grive Prod., Canal+, Ciné+, M6 Films
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 3 ottobre 2012 (Francia), 11 ottobre 2012 (Italia)
Besson torna a scrivere e a produrre questo sequel ma la regia, dopo il buon lavoro di Pierre Morel, passa a Olivier Megaton, noto per aver diretto Colombiana con Zoe Saldana e Transporter 3 con Jason Statham. Stavolta, però, la sceneggiatura si rivela solo un pessimo rimaneggiamento del primo episodio, priva di idee e con una serie di sviluppi totalmente campati per aria.
Dopo i fatti del primo episodio, il protagonista è ancor più iperprotettivo e paranoico nei confronti dell’ex-moglie e della figlia, di nuovo interpretate rispettivamente dalle bellissime Famke Janssen e Maggie Grace. I primi venti minuti di film servono solo a tracciare una banale e pretestuosa storiellina famigliare, espediente per farli ritrovare tutti e tre a Istanbul. Il cattivo della situazione, Rade Serbedzija (l’affittacostumi di Eyes Wide Shut e il senzatetto di Batman Begins), intenzionato a vendicarsi di Bryan, coglie l’occasione per prendere tre piccioni con una fava.
Appena la parte action prende il via, la storia si fa involontariamente comica e sempre meno credibile. L’ingenuità della sceneggiatura si palesa soprattutto attraverso le capacità quasi sovrumane del protagonista che, legato e incappucciato in un’auto, memorizza ogni singolo suono circostante e ogni cambiamento di direzione del veicolo per poi ricostruire il percorso. Roba che funzionava nelle strisce a fumetti di Dick Tracy negli anni ’30 o che può essere credibile solo se il protagonista è Batman.
Tutto il film è costellato di trovate strambe. Vediamo Bryan percorrere un vicolo strettissimo alla guida di un’auto. Gli avversari, a bordo di altre due vetture, gli sfrecciano contro da entrambe le direzioni fino allo schianto. Al momento dell’impatto vediamo chiaramente Bryan all’interno dell’abitacolo. I suoi inseguitori aprono lo sportello della sua auto puntando le armi e Bryan non c’è più. Sta fuggendo a piedi per la strada. Chi è, Houdini?
Intanto, sua figlia, come se niente fosse, fa esplodere granate sui tetti di Istanbul per farsi rintracciare dal padre. Nella prima parte del film viene detto e ripetuto che la ragazza ha fallito l’esame di guida. E, naturalmente, sarà lei a guidare un taxi nell’inseguimento più spericolato del film durante il quale l’auto prende botte da tutte le parti e, al termine, è praticamente intatta.
E ancora, Bryan che capisce di essere inseguito e dice all’ex-moglie una cosa del tipo: “Prendi la prima a destra, poi gira a sinistra, poi due volte a destra, ancora sinistra, sempre dritto, poi entra in un bazar.” E lei si ritrova di fronte ad un cancello chiuso e viene catturata. Poi, nel covo dei cattivi, la libera ma la lascia sola. “Tornerò”, le dice. E, guarda un po’, la catturano di nuovo.
Scene di combattimento già viste, trama inesistente, approfondimento dei personaggi nullo, l’epilogo tutto rose e fiori è irritante oltre che inutile. Semplicemente un pasticcio strampalato ed offensivo per l’intelligenza del pubblico. Imbarazzante.







