Dredd 3D – Recensione in anteprima

Judge Dredd
In un futuro post-atomico, gli abitanti della Terra vivono in Mega-Città, roccaforti contro la Terra Maledetta, un deserto radioattivo popolato da mutanti. Tra degrado, violenza e crimini di ogni tipo, gli unici che cercano di mantenere l’ordine a Mega City One sono i Giudici di Strada, un corpo di polizia autorizzato non solo a far rispettare la legge ma anche ad emettere sentenze e ad eseguire condanne a morte all’istante.

Dredd 3D

Titolo originale: Dredd 3D
Genere: Fantascienza
Regia: Pete Travis
Interpreti: Karl Urban, Olivia Thirlby, Lena Headey
Provenienza: USA, Regno Unito, India
Durata: 95 min.
Casa di produzione: DNA Films, IM Global, Peach Trees, Rena Film, Reliance Big Pictures
Distribuzione (USA): Lionsgate
Data di uscita: 21 settembre 2012 (USA)


Creato da John Wagner per i disegni di Carlos Ezquerra e comparso per la prima volta nel 1977 su 2000 AD antologia a fumetti di fantascienza inglese, Judge Dredd è uno dei più popolari personaggi del genere che deve molto del suo successo alla componente satirica delle sue storie, fonte d’ispirazione, tra l’altro, del RoboCop di Paul Verhoeven. Già portato sul grande schermo nel 1995 in un film mediocre ma fedele con Sylvester Stallone, Dredd torna ora nelle sale in questa nuova trasposizione diretta dall’inglese Pete Travis.

Karl Urban, al suo quarto cinecomic (Pathfinder, Red, Priest) ed habitué di film nerd (Il Signore degli Anelli, Le Cronache di Riddick, Doom e Star Trek) interpreta un Dredd duro, granitico e infallibile come nel fumetto e, al contrario di quanto fece Stallone nel film del ’95, non toglie mai il casco tenendo sempre il volto del personaggio nascosto dalla sua tenuta istituzionale.

Gli viene affidata una giovane recluta, la mutante Anderson, dotata di poteri psichici e telepatici, interpretata dalla bella e brava Olivia Thirlby che le conferisce la giusta dose di umanità e fragilità. La dicotomia tra i due personaggi è immediata e viene sviluppata bene, seppure in pochi passaggi. I due indagano sul commercio di Slo-Mo, una droga che altera la percezione della realtà, e giungono nel Blocco chiamato Peach Tree, uno dei mastodontici grattacieli che fungono da vere e proprie microcittà nella città.

Una sfregiata Lena Headey (300, Game of Thrones) è la spietata e sanguinaria Ma-Ma, capo del cartello di trafficanti che intrappola Dredd e Anderson dentro Peach Tree sguinzagliandogli contro dapprima i suoi scagnozzi e poi un manipolo di Giudici corrotti. La trama è tutta qui e si evolve in maniera molto semplice come tante storie di Judge Dredd nell’opera originale.

Le scene d’azione sono violentissime e ricordano, appunto, il sopracitato RoboCop. La chiave di lettura estetica scelta da Travis è ultrarealistica. Si ricorre alla stilizzazione solo per gli effetti della Slo-Mo, abbreviazione di Slow-Motion, mostrati attraverso l’omonima tecnica cinematografica esaltata da un 3D nativo che funziona benissimo.

Costato appena 50 milioni di dollari, il film, seppur privo della componente satirica, resta fedele al fumetto presentando una storia breve ed essenziale con tutti gli elementi al posto giusto e fa il suo dovere come prodotto d’intrattenimento. Non un capolavoro ma godibile.


Voto: 7

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