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lunedì, 8 ottobre 2012 - 23:59

Total Recall – Atto di Forza: Recensione in anteprima

Alla fine del XXI° secolo, una guerra chimica globale rende la Terra invivibile e lo spazio vitale diviene la risorsa più preziosa. Restano solo due territori abitabili: la Federazione Unita della Bretagna e la Colonia, ex-Oceania. I lavoratori provenienti dalla Colonia sono costretti a viaggiare attraverso il pianeta con l’unico mezzo di trasporto possibile, un ascensore gravitazionale noto come The Fall mentre un gruppo di ribelli è in guerra con la FUB nel tentativo di migliorare la situazione nell’ormai invivibile continente australiano.

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Total Recall – Atto di Forza

Titolo originale: Total Recall
Genere: Fantascienza
Regia: Len Wiseman
Interpreti: Colin Farrell, Jessica Biel, Kate Beckinsale, Bryan Cranston, Bill Nighy
Provenienza: USA – Canada
Durata: 118 min.
Casa di produzione: Total Recall, Original Film, Rekall Productions
Distribuzione (Italia): Warner Bros.
Data di uscita: 3 agosto 2012 (USA), 11 ottobre 2012 (Italia)


Colin Farrell è Douglas Quaid, un operaio edile insoddisfatto della propria vita e perseguitato da strani sogni. La sua unica consolazione è la moglie Lori, ufficiale medico, interpretata dalla bellissima Kate Beckinsale. Un giorno, Douglas decide di rivolgersi alla Rekall, una società che impianta ricordi artificiali nella mente dei clienti. Durante il procedimento qualcosa va storto. Il protagonista scopre che la sua vita è tutta una menzogna e di essere in realtà una spia a cui è stata rimossa la memoria. Mentre Lori rivela la sua vera natura tentando di ucciderlo, Douglas viene soccorso dalla ribelle Melina, la pur magnifica Jessica Biel.

Il film è il remake di Atto di Forza di Paul Verhoeven, uscito nel 1990, a sua volta liberamente tratto dal racconto breve Ricordiamo per voi di Philip K. Dick, maestro assoluto della narrativa fantascientifica. Il regista Len Wiseman si prende qui ulteriori licenze togliendo Marte dall’equazione, pianeta che ha un ruolo fondamentale sia nel racconto originale che nella prima trasposizione cinematografica. L’ambientazione richiama altre pellicole tratte, più o meno liberamente, dai romanzi di Dick. La Colonia sovrappopolata, claustrofobica e illuminata da insegne al neon rifà il verso a Blade Runner di Ridley Scott, gli androidi che fungono da forza di polizia ricordano Io, Robot di Alex Proyas mentre alcune scene d’azione riportano alla mente Minority Report di Steven Spielberg.

Il ritmo è abbastanza sostenuto, le scene d’azione divertenti, gli effetti speciali di buon livello e il film si segue bene per i primi quaranta minuti. Poi, quando la soluzione del mistero inizia a farsi chiara, la pellicola scade nella banalità più assoluta trasformandosi nella solita lotta al regime dittatoriale senza grossi guizzi. Il piano dei cattivi non è una novità ed è una sorta di rielaborazione di quanto visto in un episodio di Star Wars, saga citata anche in alcune sequenze action.

I personaggi sono peraltro scritti in maniera troppo superficiale. I conflitti interiori di Douglas sono appena accennati. Combattuto tra i suoi falsi ricordi e la sua vera identità, l’eroe finisce sempre per fare la scelta giusta privando così il film di vera tensione. Dover accettare il proprio presente senza porsi domande sul proprio passato è una condizione interessante ma la tematica non viene approfondita a dovere.

Il resto del cast è puramente funzionale. La Beckinsale, moglie del regista col quale ha lavorato nella saga di Underworld, si limita a una serie di scazzottate col falso marito, tra una battutina “coniugale” e l’altra in una sorta di versione sci-fi action de La guerra dei Roses. Immancabile lo scontro tutto al femminile con Jessica Biel, sempre gradevole, che pure si limita a correre e scazzottare. Il suo legame con Quaid viene risolto in maniera abbastanza prevedibile. Il bravo caratterista Bill Nighy, anche lui visto in Underworld, è il capo della Resistenza ma sta sullo schermo pochissimo. Bryan Cranston è invece un dittatore troppo sui generis. Una curiosità: nonostante non si parli mai di mutanti, a un certo punto compare la prostituta con i tre seni a omaggiare il film di Verhoeven, citato anche in qualche battuta o qualche altra breve dinamica.

La storia non dice nulla di nuovo e non presenta sequenze spettacolari particolarmente originali. L’epilogo oltretutto è tirato via troppo alla buona. L’intenzione di Wiseman di partire dal concept originale e realizzare un film diverso da quello di Verhoeven era buona. Servivano idee migliori. Non è un disastro. E’ semplicemente tutto già visto.


Voto: 5

Autore Articolo

- Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet.

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