Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno: Recensione in anteprima
Sono trascorsi otto anni da quando Batman ha sconfitto il Joker ed è sparito nell’oscurità addossandosi la colpa degli omicidi di Harvey Dent-Due Facce per salvare la speranza di Gotham City. Il Dent Act ha schiacciato la malavita riportando ordine e pace ma all’orizzonte si profila la minaccia di Bane, un brutale terrorista intenzionato a distruggere la città dalle fondamenta e ad annientare l’eredità di Batman. Nel momento più disperato, Gotham City ha di nuovo bisogno del Cavaliere Oscuro.
Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno
Titolo originale: The Dark Knight Rises
Genere: Supereroi
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Christian Bale, Anne Hathaway, Tom Hardy, Morgan Freeman, Michael Caine, Gary Oldman, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levitt, Matthew Modine
Provenienza: USA
Durata: 164 min.
Casa di produzione: Warner Bros., DC Entertainment, Legendary Pictures, Syncopy
Distribuzione (Italia): Warner Bros.
Data di uscita: 20 luglio 2012 (USA), 29 agosto 2012 (Italia)
Nelle interviste rilasciate prima dell’uscita del film, Christopher Nolan ha sottolineato come il terzo episodio sia spesso l’atto più debole di una trilogia cinematografica. Tra le poche eccezioni spicca sicuramente Il Signore degli Anelli al quale il regista ha dichiarato di essersi ispirato. Infatti, se La Compagnia dell’Anello, primo episodio della trilogia fantasy di Peter Jackson, era un film grandioso, e il secondo, Le Due Torri, era enorme, l’ultimo capitolo, Il Ritorno del Re, era un mastodontico, esaltante capolavoro epico di oltre quattro ore, vincitore di undici premi Oscar, ricchissimo di personaggi, sontuoso sul piano visivo, e con una grande battaglia sullo sfondo.
L’approccio a quest’ultimo episodio della saga del Cavaliere Oscuro da parte di Nolan è stato altrettanto ambizioso. L’intenzione era quella di portare a compimento la storia di Bruce Wayne e di includere tutti quegli elementi fondamentali nella mitologia di Batman che non erano stati affrontati nei due capitoli precedenti. La struttura narrativa del film procede principalmente sulla falsariga della trilogia a fumetti Knightfall-Knightquest-Knightsend nella quale si racconta la caduta di Batman per mano di Bane, il successivo percorso di redenzione dell’eroe e il suo trionfale ritorno. Nonostante si tratti di uno schema semplice e risaputo, riscontrabile in un qualsiasi Rocky III, la resa offerta da Nolan per questo viaggio di morte e rinascita, caduta e resurrezione, è assolutamente avvincente.
Purtroppo, l’abbondanza di tematiche, personaggi e situazioni compressi in 164 minuti che finiscono per risultare addirittura pochi, ha costretto gli sceneggiatori David S. Goyer e Jonathan Nolan, fratello del regista, a semplificare alcuni passaggi e a rendere troppo immediati alcuni sviluppi della narrazione ma l’altissima caratura attoriale, lo spettacolo visivo, l’impatto emotivo e il tono epico della narrazione sovrastano tutto.
La prima parte del film ci presenta l’attuale situazione politica di Gotham, introduce i nuovi personaggi e conduce alla caduta del Cavaliere Oscuro. Nel tratteggiare un Bruce Wayne invecchiato, solitario, acciaccato e depresso, Christian Bale denota una stroardinaria maturità artistica e ci consegna un eroe mai così umano e realistico, un uomo che cerca di uscire dal guscio in cui si è rinchiuso, che vuol provare a vivere e che si troverà costretto ad indossare di nuovo il costume di Batman. Ma non sono cappuccio e mantello a fare l’eroe e la strada verso l’autentica resurrezione sarà lunga e dolorosa. La condizione psicofisica del protagonista riecheggia naturalmente Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, graphic novel capolavoro di Frank Miller che racconta il rientro in azione dell’eroe in circostanze analoghe.
Per intepretare l’antagonista Bane, uno strepitoso Tom Hardy deve portare la maschera sul volto per tutto il film ma, grazie ad uno studiato linguaggio del corpo e all’inflessione della voce roca e distorta, la performance dell’attore non è affatto limitata. Gli scontri con Batman non hanno niente di tattico, si tratta di pura forza bruta, esattamente come avviene nel fumetto, ma non è un cattivo puramente fisico, non è semplicemente un mastino sciolto, ha le sue motivazioni, i suoi scopi e la sua filosofia. Il piano per mettere in ginocchio Gotham, seppure cervellotico nella messa in atto iniziale, si rivela poi semplice e diretto, tutto l’opposto delle machiavelliche macchinazioni del Joker nell’episodio precedente.
Adorabile, sexy, ambigua, dolce ed aggressiva, forte e indifesa al tempo stesso la Catwoman di Anne Hathaway che qui ricorda solo vagamente i connotati felini tipici della controparte fumettistica risultando più che altro un’abilissima ladra hi-tech con un comune costume attillato. I suoi primi approcci con Bruce richiamano Il Lungo Halloween, fondamentale graphic novel di Jeph Loeb e Tim Sale, ma è una Catwoman anche molto vicina a versioni più recenti, come quella vista in Hush, sempre di Loeb per i disegni di Jim Lee. La “Gatta Ladra” ha ampio spazio nella prima parte del film, sparisce quasi del tutto in quella centrale e fa il suo ritorno in salsa puramente action nella grande battaglia finale.
Il personaggio che sta suscitando più discussioni da parte dei fans dell’opera originale è il giovane agente di polizia John Blake, interpretato dal bravo Joseph Gordon-Levitt, eccessivamente semplificato nella parte introduttiva, ben sviluppato nel prosieguo e con un colpo di scena finale che, al di là di ogni speculazione, si dimostra coerente alle tematiche sin qui trattate nella trilogia. Più di un semplice eroe action, Blake è forte di un codice morale e di un senso della lealtà che, insieme alla condizione di orfano, lo accostano alla figura di Bruce.
L’affascinante Marion Cotillard è Miranda Tate, membro del consiglio d’amministrazione delle Wayne Enterprises. Anche in questo caso, il personaggio viene risolto in pochi passaggi, forse in maniera troppo immediata, e finisce per contendersi il ruolo di Bond Girl del film con Catwoman. L’interazione con Bruce avrebbe richiesto maggior approfondimento e sviluppo emotivo ma è una figura femminile ammaliante e misteriosa che risulta funzionale e fa il suo dovere nel momento decisivo. Lo spiegone finale che la riguarda, però, è un po’ troppo tirato per i capelli.
Ritornano i tre alleati di Batman. Michael Caine traccia qui un Alfred stanco e deluso dall’atteggiamento di Bruce e che diventa uno dei principali cardini emotivi del racconto. Il commissario Gordon del sempre magistrale Gary Oldman è reduce dal divorzio e tormentato dal segreto che custodisce con Batman riguardo gli omicidi di Harvey Dent-Due Facce. I nodi verranno al pettine e l’ultimo faccia a faccia del film tra Gordon e Batman è uno dei momenti più intensi e toccanti. Morgan Freeman è un Lucius Fox che continua a fornire armi hi-tech al Cavaliere Oscuro ma, in quest’ultimo capitolo, giocherà anche un ruolo fondamentale per la salvezza della città.
C’è spazio anche per Matthew Modine nell’impermeabile del vicecommissario Foley che simboleggia la rabbia malriposta dei gothamiti nei riguardi di Batman e che si troverà impreparato di fronte all’attacco di Bane. Liam Neeson fa il suo ritorno per un gradito cameo come Ra’s Al Ghul mentre Cillian Murphy torna ad interpretare lo Spaventapasseri ma in una veste del tutto inedita che avrebbe potuto rivelarsi appropriata per Due Facce. Tra le righe si possono leggere anche un omaggio a Green Arrow e a Mr. Freeze.
Nella saga a fumetti, dopo la caduta di Batman in Knightfall, ha inizio Knightquest, suddivisa in due parti: La Ricerca, nella quale seguiamo le vicissitudini di Bruce in giro per il mondo nel tentativo di riconquistare la condizione psicofisica e tornare ad essere Batman, e La Crociata, nel quale invece assistiamo agli eventi in atto a Gotham. Lo stesso accade nella parte centrale del film. Bruce tenta di risorgere dalle tenebre che lo attanagliano nello spirito e nel corpo e, per farlo, deve tornare alle origini e riscoprire il potere della paura. La sua faticosa e tormentata risalita verso la luce, presentata in modo altamente iconico, è il momento più esaltante del film. Viene qui proposto un simbolico mix tra due concetti dell’opera originale: il Pozzo di Lazzaro che permette la resurrezione di Ra’s Al Ghul e il carcere nel quale è cresciuto Bane. Scenografia e costumi creano un’ambientazione quasi biblica a sottolineare quanto sia archetipico e primordiale il percorso dell’eroe.
La situazione a Gotham sembra rifarsi invece a Terra di Nessuno, altra saga epocale della serie a fumetti, che vede la metropoli devastata da un terremoto, isolata dal resto del mondo e in preda all’anarchia. Anche se qui non siamo di fronte ad un terremoto ma ad un attacco terroristico, i risvolti sono praticamente gli stessi. C’è un riferimento abbastanza esplicito anche all’attuale crisi economica mondiale con i reietti di Gotham che insorgono contro l’alta società. E’ il momento in cui il pubblico avverte, in maniera quasi insopportabile, l’assenza dell’eroe e ne desidera il ritorno.
Nolan dà l’ennesima grande prova di regia nel dirigere la battaglia finale, enorme, drammatica e spettacolare, resa ancor più dinamica dalle sequenze aeree che vedono Batman ai comandi del velivolo Bat. Oltretutto la resa dei conti si svolge in pieno giorno, sfondo inconsueto per le vicende del Cavaliere Oscuro. Le riprese in IMAX sono mozzafiato e ben si adattano alla dimensione epica del racconto. Il film andrebbe fruito in tale formato, anche se in Italia siamo praticamente sprovvisti degli impianti appositi, ad eccezione dei due presenti a Riccione e Pioltello. Hans Zimmer evolve ulteriormente la colonna sonora aggiungendo nuove sonorità martellanti ed incalzanti e suggestivi inserti corali con l’ormai nota “Deshe! Deshe! Bashara! Bashara!”, già divenuta uno degli elementi distintivi del film, e che tradotta dal marocchino significa “Sorgi”.
E poi naturalmente c’è l’epilogo, altra fonte d’interminabili discussioni tra i fans. E’ una conclusione fortemente simbolica, che non va razionalizzata, un po’ come l’ultima scena di 2001: Odissea nello Spazio o di Inception dello stesso Nolan. Inutile chiedere cosa succederà dopo, perché un dopo non ci sarà. Inutile interrogarsi sui come e i perché. Bisogna semplicemente lasciarsi trasportare dagli interpreti, dalle immagini e dalla musica e il film riuscirà a strappare lacrime ed applausi. La leggenda finisce. Il mito continua.







