Le paludi della morte – Recensione in anteprima
Dopo due anni di assenza dal grande schermo, Ami Cannan Mann torna in cabina di regia per realizzare Le paludi della morte, una storia poliziesca ispirata a fatti di cronaca nera realmente accaduti.
Le paludi della morte

Titolo originale: Texas Killing Fields
Genere: Drammatico, thriller
Regia: Ami Cannan Mann
Interpreti: Sam Worthington, Jeffrey Dean Morgan, Jessica Chastain, Chloe Moretz, Stephen Graham
Provenienza: USA
Durata: 105 min.
Casa di produzione: Forward Pass, Gideon Productions, Infinity Media, QED International, Watley Entertainment
Distribuzione (Italia): 01 Distribution
Data di uscita: 15 giugno 2012 (Italia)
Mike Souder e Brian Heigh sono due detective della omicidi di Texas City incaricati di indagare sul caso di un misterioso serial killer che si diletta ad uccidere giovani donne nel quartiere dei Killing Field, le stagnanti paludi della zona. Le ricerche procedono lentamente ma quando l’assassino rapisce Little Anne, una bambina cui i poliziotti sono molto legati, la squadra omicidi farà il possibile per salvarla e catturare il brutale omicida.
Difficile per la giovane Ami Canaan Mann, cresciuta sui set del padre, distanziarsi dalle sue orme. Il titolo e il soggetto della pellicola, infatti, non possono non richiamare alla mente molti lavori paterni. La regista, allora, giocando la carta a suo favore, utilizza furbescamente il nome del genitore come sponsor promozionale del film.
La storia procede lineare e uniforme tanto che sono aboliti colpi di scena e sfumature fisiche e psicologiche dei suoi protagonisti. Il trucco e i costumi, infatti, differenziano subito i “buoni” dai “cattivi” rivelando, già dalla loro prima comparsa in scena, quale sarà il loro ruolo all’interno della vicenda. Ogni personaggio, infatti, fronteggia il dolore a modo suo. I due poliziotti affrontano l’angoscia di un’esistenza vuota: il primo attraverso una rabbia sfrenata e violenta, il secondo chiudendosi in una fede gretta e ottusa.
Il killer, invece, sfoga la sua frustrazione su ragazze nel fiore degli anni, candide e pure, privandole della possibilità di crearsi una vita “normale” in un mondo corrotto e malsano. Fango, nebbia e foschia, infatti, sono i loro unici compagni di viaggio, elementi naturali che caratterizzano sia il paesaggio che l’aridità delle anime dei suoi abitanti.
La fotografia perennemente contrastata, affidata alle mani dell’esperto Stuart Dryburgh, riflette l’ipocrisia di ogni elemento di scena ed esalta le contraddizioni insite nella vita di ogni uomo. La musica debole e soffusa di sottofondo contribuisce ad esaltare la loro emarginazione in un mondo senza Dio né dei ed evidenzia l’inesorabile solitudine che ognuno si porta dentro. E fuori.
Lo spettatore non riesce a provare pietà per nessuno di loro, non lo meritano. L’unica anima indifesa, pura e angelica della vicenda, è quella di Little Anne (una magistrale Chloe Moretz), una bambina solare e vivace che, consapevole delle brutte pieghe che può prendere la vita, cerca di trovare sempre il lato positivo delle cose e di portarlo in superficie.







