La Furia dei Titani – Recensione in anteprima
Dieci anni dopo aver sconfitto il Kraken, l’eroico semidio Perseo, figlio di Zeus, sta cercando di vivere serenamente come un semplice pescatore insieme al figlioletto Elio. Sarà costretto però a tornare in azione per salvare il padre, imprigionato nel Tartaro dall’altro suo figlio Ares, signore della guerra, in combutta con lo zio Ade per liberare Crono, perfido signore dei Titani.
La Furia dei Titani
Titolo originale: Wrath of the Titans
Genere: Mitologico – Avventura – Fantastico
Regia: Jonathan Liebesman
Interpreti: Sam Worthington, Rosamund Pike, Bill Nighy, Ralph Fiennes, Liam Neeson, Edgar Ramirez, Toby Kebbell, Danny Huston
Provenienza: USA
Durata: 99 min.
Casa di produzione: Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures
Distribuzione (Italia): Warner Bros.
Data di uscita italiana: 30 marzo 2012
Data di uscita USA: 30 marzo 2012
Nonostante gli incassi stratosferici, Scontro tra Titani, uscito nel 2010, non si rivelò niente di straordinario, un prodotto di puro intrattenimento che non divertiva e non annoiava, con personaggi poco approfonditi, una sfilza di scontri con creature mostruose e una riconversione in 3D scandalosamente brutta. Per questo sequel, la regia passa da Louis Leterrier a Jonathan Liebesman, autore del pessimo Battle: Los Angeles, ma la sostanza non cambia.
Sam Worthington continua a fare l’Action Man della situazione che corre, salta, combatte e poco altro. Il legame con il figlioletto Elio dovrebbe costituire la componente più intimista della storia ma resta appena accennata. Tocca sorbirsi anche l’anziana insegnante Clea, in sostanza la zia May di Spider-Man versione antica Grecia pronta a ricordare a Perseo che da “grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
Il film è strutturato come un Mission: Impossible in salsa mitologica. Per compiere la sua impresa, l’eroe deve anzitutto mettere insieme una squadra composta dalla Regina Andromeda, una Rosamund Pike bella e basta, e da Agenore, figlio semidivino di Poseidone, ladro e ribelle, che funge da elemento scanzonato e simpatico in contrapposizione al tono più drammatico del protagonista. Per addentrarsi nel Tartaro, i nostri devono trovare il dio caduto Efesto, un Bill Nighy stile Gandalf, architetto della prigione infernale e fabbro degli dei, esiliato sull’isola di Kail abitata dai Ciclopi.
Liam Neeson e Ralph Fiennes tornano rispettivamente nei ruoli di Zeus e Ade e cercano con tutte le loro forze di conferire spessore ai propri personaggi e dare nerbo a dialoghi scontati prima di prendere parte alla grande battaglia finale. La presenza dei due attori, comunque, contribuisce a conferire dignità al film. Senza infamia e senza lode Edgar Ramirez nel ruolo di Ares, fratello invidioso e rancoroso di Perseo nonché vero cattivo della storia.
La pellicola si lascia apprezzare soprattutto per le spettacolari sequenze d’azione con una sfilza di mostri davvero ben realizzati in cgi, a cominciare dalla Chimera sputafiamme passando per i sopracitati Ciclopi fino al brutale Minotauro. Nel recente e pasticciato Immortals di Tarsem Singh avevamo visto i Titani raffigurati come orchi scimmieschi sulla scia del Signore degli Anelli. Qui Crono è concepito invece come un gigantesco e suggestivo essere di lava al comando dei demoni soldati Makhai, dotati di due busti e con lame e artigli al posto delle mani. C’è spazio anche per Pegaso, lo splendido cavallo alato di Perseo.
La regia regala alcune panoramiche mozzafiato e divertenti carrellate in soggettiva in ambientazioni maestose. Vengono azzardati elementi fantatecnologici come ll labirintico Tartaro le cui mura si spostano in continuazione costituendo una sorta di grande trappola da videogame. Il 3D funziona un po’ a singhiozzo con espedienti furbi quali rocce e scintille che schizzano all’improvviso verso il pubblico. Occhio alla battaglia finale dov’è presente una citazione da 300.
Il film va preso per quello che è. La sceneggiatura non esiste e i personaggi sono appena abbozzati. E’ un semplice pretesto per tanta action e buoni effetti speciali. Un popcorn movie senza pretese che accontenterà il pubblico alla ricerca del più totale disimpegno.






