Paranormal Activity 4 – Recensione in anteprima
Il 9 novembre del 2006, Katie, posseduta da un demone, ha ucciso sua sorella, suo cognato, ha rapito loro figlio Hunter ed è sparita nel nulla. Cinque anni dopo, nel novembre 2011, Katie e Hunter si palesano di nuovo e terribili forze sovrannaturali sconvolgono la vita di una ragazzina e della sua famiglia.
Paranormal Activity 4
Titolo originale: Paranormal Activity 4
Genere: Horror
Regia: Henry Joost, Ariel Schulman
Interpreti: Kathryn Newton, Brady Allen, Katie Featherstone, Alexondra Lee
Provenienza: USA
Durata: 88 min.
Casa di produzione: Room 101
Distribuzione (Italia): Universal Pictures
Data di uscita: 19 ottobre 2012 (USA), 22 novembre 2012 (Italia)
Ci risiamo. La saga mockumentary horror più furba e remunerativa degli ultimi anni giunge al quarto capitolo ed ha già incassato 135 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte dei 5 di budget col quale è stato realizzato, dando via libera al quinto episodio già in cantiere. Una serie che continua a trascinare orde di teenagers in sala, anche grazie ad una ben studiata campagna virale, ma che ha regalato pochissimi brividi fin dal primo episodio ricorrendo a mezzucci da quattro soldi per tentare invano di far saltare sulla sedia lo spettatore. La formula è rimasta invariata negli episodi successivi, sempre più ripetitivi e noiosi nonostante il grande riscontro di pubblico.
Stavolta la protagonista è una quindicenne, interpretata dalla graziosa e talentuosa Kathryn Newton, che vive con i genitori e il fratellino nella solita casa non dissimile da quelle degli episodi precedenti. Un giorno, una donna del vicinato ha un incidente stradale e la famigliola decide di prendersi cura del figlioletto Wyatt mentre lei è in ospedale. Wyatt è un bambino strano che parla spesso con un amico invisibile, il che non sarebbe neanche troppo inconsueto alla sua età. Ma cominciano ad accadere cose inquietanti e la giovane protagonista indaga con l’aiuto del fidanzatino e l’uso di videocamere.
C’è pochissimo da dire. I registi, Henry Joost e Ariel Schulman, sono gli stessi del terzo capitolo e la solfa è sempre la stessa. Trama neanche a parlarne. A un certo punto salta fuori un simbolo esoterico ma non avrà alcun peso nella storia. Per la maggior parte del tempo non succede nulla, non c’è vera tensione e il film riesce a suscitare solo sbadigli. Poi si passa ai soliti espedienti per spaventare il pubblico: oggetti che si muovono e gente trascinata e scaraventata di qua e di là da forze invisibili. In alcuni casi l’effetto sortito è involontariamente comico. (Per i fans di Big Bang Theory: avete presente la scena in cui il water spaziale di Howard spara il polpettone sul soffitto e, a fine puntata, il polpettone ricade nel bel mezzo del soggiorno mentre i protagonisti stanno mangiando? Penny si spaventa. Il pubblico ride. Stessa cosa.)
Parafrasando Stephen King: “Se mi freghi una volta, devi vergognarti tu. Se mi freghi due volte, devo vergognarmi io. Se mi freghi tre volte, dobbiamo vergognarci entrambi.” Per la quarta volta, fate un po’ voi.







