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mercoledì, 21 novembre 2012 - 22:31

Paranormal Activity 4 – Recensione in anteprima

Il 9 novembre del 2006, Katie, posseduta da un demone, ha ucciso sua sorella, suo cognato, ha rapito loro figlio Hunter ed è sparita nel nulla. Cinque anni dopo, nel novembre 2011, Katie e Hunter si palesano di nuovo e terribili forze sovrannaturali sconvolgono la vita di una ragazzina e della sua famiglia.

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Paranormal Activity 4

Titolo originale: Paranormal Activity 4
Genere: Horror
Regia: Henry Joost, Ariel Schulman
Interpreti: Kathryn Newton, Brady Allen, Katie Featherstone, Alexondra Lee
Provenienza: USA
Durata: 88 min.
Casa di produzione: Room 101
Distribuzione (Italia): Universal Pictures
Data di uscita: 19 ottobre 2012 (USA), 22 novembre 2012 (Italia)


Ci risiamo. La saga mockumentary horror più furba e remunerativa degli ultimi anni giunge al quarto capitolo ed ha già incassato 135 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte dei 5 di budget col quale è stato realizzato, dando via libera al quinto episodio già in cantiere. Una serie che continua a trascinare orde di teenagers in sala, anche grazie ad una ben studiata campagna virale, ma che ha regalato pochissimi brividi fin dal primo episodio ricorrendo a mezzucci da quattro soldi per tentare invano di far saltare sulla sedia lo spettatore. La formula è rimasta invariata negli episodi successivi, sempre più ripetitivi e noiosi nonostante il grande riscontro di pubblico.

Stavolta la protagonista è una quindicenne, interpretata dalla graziosa e talentuosa Kathryn Newton, che vive con i genitori e il fratellino nella solita casa non dissimile da quelle degli episodi precedenti. Un giorno, una donna del vicinato ha un incidente stradale e la famigliola decide di prendersi cura del figlioletto Wyatt mentre lei è in ospedale. Wyatt è un bambino strano che parla spesso con un amico invisibile, il che non sarebbe neanche troppo inconsueto alla sua età. Ma cominciano ad accadere cose inquietanti e la giovane protagonista indaga con l’aiuto del fidanzatino e l’uso di videocamere.

C’è pochissimo da dire. I registi, Henry Joost e Ariel Schulman, sono gli stessi del terzo capitolo e la solfa è sempre la stessa. Trama neanche a parlarne. A un certo punto salta fuori un simbolo esoterico ma non avrà alcun peso nella storia. Per la maggior parte del tempo non succede nulla, non c’è vera tensione e il film riesce a suscitare solo sbadigli. Poi si passa ai soliti espedienti per spaventare il pubblico: oggetti che si muovono e gente trascinata e scaraventata di qua e di là da forze invisibili. In alcuni casi l’effetto sortito è involontariamente comico. (Per i fans di Big Bang Theory: avete presente la scena in cui il water spaziale di Howard spara il polpettone sul soffitto e, a fine puntata, il polpettone ricade nel bel mezzo del soggiorno mentre i protagonisti stanno mangiando? Penny si spaventa. Il pubblico ride. Stessa cosa.)

Parafrasando Stephen King: “Se mi freghi una volta, devi vergognarti tu. Se mi freghi due volte, devo vergognarmi io. Se mi freghi tre volte, dobbiamo vergognarci entrambi.” Per la quarta volta, fate un po’ voi.


Voto: 4

Autore Articolo

- Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet.

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