Deadfall – Recensione in anteprima
Addison e Liza, fratello e sorella, sono in fuga dopo aver effettuato una rapina in un casinò. La loro auto finisce fuori strada e si ribalta, il loro autista resta ucciso, e i due sono costretti a separarsi nel tentativo di superare il confine canadese mentre è in arrivo una tormenta di neve. Mentre Addison si lascia dietro una scia di morti, Liza s’imbatte in Jay, un ex-pugile appena uscito dal carcere.
Deadfall
Titolo originale: Deadfall
Genere: Noir – Thriller – Action
Regia: Stefan Ruzowitzky
Interpreti: Eric Bana, Olivia Wilde, Charlie Hunnam, Sissy Spacek, Kris Kristofferson, Kate Mara
Provenienza: USA
Durata: 95 min.
Casa di produzione: Magnolia Pictures, StudioCanal, 2929 Productions
Distribuzione (USA): Magnolia Pictures
Data di uscita: 7 dicembre 2012 (USA)
La filmografia del regista austriaco Stefan Ruzowitzky è davvero singolare, autore capace di passare da Il falsario – Operazione Bernhard, premio Oscar come miglior film straniero nel 2008, a Maga Martina e il libro magico del draghetto, trascurabile favoletta per bambini con pessimi effetti speciali distribuita dalla Disney sul mercato europeo. Tra gli altri titoli del regista, i più noti sono i due Anatomy, horror mediocri nonostante una regia elegante e raffinata.
Ora Ruzowitzky si cimenta con questo thriller noir nel quale intreccia tre vicende famigliari destinate a risolversi nel Giorno del Ringraziamento. Eric Bana e Olivia Wilde ce la mettono davvero tutta per conferire spessore ai fratelli Addison e Liza. Tuttavia la sceneggiatura pasticciata, ricca di inverosimiglianze e risvolti pretestuosi rende vani gli sforzi dei due ottimi interpreti.
Addison è un killer spietato che giunge a identificare la sorella nella quasi omonima Lisa, una bambina che salva dal padre violento. Liza è in apparenza una ragazza svampita e civettuola che si rivela invece sensibile e insicura tanto da dover proiettare la figura fraterna nel personaggio di Jay. La storia d’amore che ne consegue è però troppo immediata e poco credibile. Viene così a crearsi una sorta di tensione a distanza tra i due fratelli retta da un legame ambiguo e morboso che resta perlopiù sottinteso e, alla lunga, finisce per irritare lo spettatore.
Charlie Hunnam, che sembra un Channing Tatum dei poveri, è Jay, ex-pugile medaglia d’argento olimpionica finito in carcere per una combine. Uscito di prigione cerca di raggiungere i genitori che hanno il volto dei grandi Kris Kristofferson e Sissy Spacek. Lui, ex-sceriffo, è in rotta con il figlio per i suoi errori, lei è più benevola e accomodante.
La terza vicenda famigliare è la più banale ed ha per protagonista Kate Mara, figlia e vice dello sceriffo locale, unica donna del dipartimento che viene trattata come ultima ruota del carro e finirà prevedibilmente per fare la parte dell’eroina.
La storia non presenta alcuno spunto interessante, ogni dinamica è noiosa e già vista. L’unica scena action è uno scialbo inseguimento sulle motoslitte che non denota nulla di nuovo. Tutto il resto scorre via senza sussulti finché tutti i personaggi, per una serie di coincidenze una più fragile dell’altra, si ritrovano riuniti in una simbolica cena del Ringraziamento nella quale il film crolla definitivamente. Eric Bana diventa improvvisamente gigione e sopra le righe, la madre di Jay resta talmente compassata da sembrare drogata, i risvolti tra l’ex pugile e il padre sono troppo buonisti e lo scontro finale è orchestrato male.
Ovviamente il film è uscito in USA in prossimità del Giorno del Ringraziamento e, in questo caso, c’è da rallegrarsi che non sia una festività italiana. Già stroncato da critica e pubblico in patria, la pellicola arriverà difficilmente nel nostro paese e, francamente, non se ne sente alcun bisogno. Un compitino raffazzonato e svogliato con pochissime idee, tutte puntualmente confuse.

