Sherlock Holmes: Gioco di ombre – Recensione in anteprima
A due anni di distanza dal primo capitolo, Robert Downey Jr. torna a vestire i panni dell’infallibile detective creato da Arthur Conan Doyle. Stavolta Sherlock Holmes trova sulla sua strada il suo più acerrimo nemico: il perfido prof. Moriarty.
Sherlock Holmes: Gioco di ombre
Regia: Guy Ritchie
Interpreti: Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris, Stephen Fry, Rachel McAdams.
Provenienza: USA
Durata: 128 min.
Distribuzione: Warner Bros.
Data di uscita: 16 dicembre 2011 (USA)
La storia riprende dove si era concluso l’episodio precedente. La minaccia di Moriarty incombe sull’Europa, Holmes è ancora intrigato dalla bella ladra Irene e Watson è in procinto di sposarsi. Ritroviamo però uno Sherlock ancor più eccentrico e sfrontato, un personaggio abilmente studiato per esaltare le doti comiche di Robert Downey Jr. con mille travestimenti e gag visive esilaranti. Non vengono trascurate le doti deduttive e combattive del detective, talmente surreali da sembrare veri e propri superpoteri.
Gli tiene ancora testa uno straordinario Jude Law, di nuovo nel ruolo del fido Watson. Si evince la perfezionata sintonia dei due attori che danno vita ad una serie di dialoghi arguti e spumeggianti. L’evolversi del loro rapporto, amichevole e conflittuale al contempo, è certamente la parte più più piacevole e interessante del film.
Convincente anche Jared Harris che tratteggia il perfido prof. Moriarty meglio di quanto non lo sia nella sceneggiatura. Glaciale e geniale, la nemesi perfetta di Holmes ingaggia con lui una partita d’astuzie, un gioco d’ombre, come afferma il titolo, per attuare un piano diabolico che ricorda da vicino quello di Palpatine nella nuova trilogia di Star Wars.
Punto debole del cast è il character femminile. L’adorabile ladra Irene, interpretata dalla splendida Rachel McAdams, dura stavolta meno di dieci minuti. Viene rimpiazzata dalla zingara cartomante Sim, una Noomi Rapace inerte e inespressiva, puramente funzionale, con pochissime battute e priva del carisma della McAdams. Un pesce fuor d’acqua.
Tra i comprimari spicca Mycroft Holmes, fratello di Sherlock, un grandioso Stephen Fry, visto tra l’altro in V for Vendetta. Il personaggio serve più che altro da intrattenimento comico come pure Kelly Reilly che torna ad interpretare Mary. Finalmente vengono celebrate le nozze con Watson e i due sposini partono per la luna di miele, Sherlock Holmes permettendo.
Se il cast funziona abbastanza bene, la trama è un po’ più deficitaria. Il primo film era ambientato a Londra e Holmes indagava su una serie di omicidi rituali. L’atmosfera era giusta, coinvolgente ed in linea con il personaggio. Qui siamo invece di fronte ad un enorme complotto internazionale e ad una fracassona avventura on the road in giro per l’Europa, ricca di spettacolari scene action ma lontana dallo spirito dell’originale.
Guy Ritchie firma una regia dal ritmo serratissimo, ricorre agli stessi accorgimenti del primo capitolo con rallenty e zoomate stile 300 e mostrando in anticipo le azioni che Holmes sta per eseguire in combattimento descritte dalla voce fuoricampo del protagonista, passando poi all’effettiva esecuzione in tempo reale. Un plauso alla sontuosa ed avvincente colonna sonora di un Hans Zimmer sempre più bravo e ambizioso nel reinventarsi e nel ricercare nuove sonorità.
E’ un sequel senz’altro divertente ed ingegnoso, diverso dall’originale e con due protagonisti in gran forma. L’enorme sforzo produttivo è evidente sul grande schermo ma non si discosta dalla sua identità di giocattolone commerciale che dà al pubblico risate ed azione perdendo qualcosa sotto il profilo narrativo e drammatico.







