Noi, Zagor: dalla foresta di Darkwood a Roma
Il film sarà disponibile solo il 22 e il 23 ottobre nelle sale italiane.
Si è svolta la settimana scorsa a Roma la conferenza stampa di Noi, Zagor, film documentario dedicato allo Spirito con la Scure di Darkwood, uno dei personaggi simbolo della Sergio Bonelli Editore e del fumetto italiano più in generale. Alla conferenza sono intervenuti il regista Riccardo Jacopino, il curatore di Zagor Moreno Burattini, il disegnatore Walter Venturi e il Produttore e Presidente dell’Arcobaleno Produzioni Tito Ammirati.
Il regista ha spiegato: “Era difficile raccontare qualcosa di nuovo su Zagor. Volevamo raccontare le emozioni degli appassionati di fumetto e far conoscere il personaggio. Ci siamo accorti subito che in Zagor aleggia il conflitto tra Sergio Bonelli e suo padre. Sergio aveva una venerazione per il padre e dichiarò di non voler competere con lui. Lo pseudonimo Guido Nolitta serviva proprio a lasciar stare il totem Bonelli. Questo film è un ringraziamento agli autori di fumetti ed è una promessa che avevo fatto inconsapevolmente a me stesso di entrare nel fumetto e scoprire cosa c’è dietro.”
Burattini: “Sergio Bonelli mi ha scelto nell’89. Vedeva in me qualcosa che gli somigliava. Se penso alla responsabilità che ho non lavoro più. Assecondo l’istinto. Io e Jacopino ci conoscevamo da ragazzi, andavamo nello stesso liceo. Da piccolo, io volevo fare il fumettista e lui il regista. Ho visto il suo film 40% le mani libere del destino con Luciana Littizzetto e mi è piaciuto. Lui ha cominciato a venirci dietro con la telecamera, ci spiava ed è entrato nelle nostre case.”
A proposito del successo di Zagor nell’Europa dell’Est: “Il Presidente croato è venuto apposta da Zagabria fino alla Dalmazia per conoscerci. In Turchia sono stati realizzati due film pirata su Zagor negli anni ’70. L’attore protagonista, ora ultrasessantenne, è considerato in patria come il nostro Giuliano Gemma. Hanno organizzato una cena per farlo incontrare con Gallieno Ferri (creatore grafico di Zagor). Al ristorante, l’attore si alzò in piedi richiamando l’attenzione della gente e dicendo: ‘Qui accanto a me c’è uno dei più grandi disegnatori del mondo!’ E c’è stata una standing ovation per Ferri. L’anno scorso, il fumettista francese Jacques Tardi è stato proposto per un’importante onorificenza in patri. Lui ha rifiutato perché vuole rappresentare se stesso. Io non mi sono meravigliato del suo rifiuto ma del suo riconoscimento. All’estero c’è un attenzione per il fumetto che qui non c’è.”
Walter Venturi: “Sono l’ultimo arrivato nello staff di Zagor. Ci sono delle regole ferree a cui devi badare ma con un minimo di interpretazione. Il mio punto di riferimento è Gallieno Ferri che è stato anche il copertinista dei primi Mister No. Finora ho disegnato solo 120 pagine di Zagor. Non sapevo ci fosse una passione così sanguigna per Zagor, non solo nei giovani ma anche negli adulti. Sapere di dover disegnare alieni, vichinghi, samurai è stimolante. Non si è fermi solo all’iconografia western. Con Zagor non abbiamo riferimenti ferrei. Zagor si muove agli inizi dell’800 ma possiamo prenderci delle libertà.”
A proposito degli anacronismi, Burattini: “Zagor vive tra il 1825 e il ’40 ma usa un fucile a ripetizione. E’ un fumetto del ’61 e, all’epoca, non c’era molta attenzione per la documentazione. I lettori di Capitan Miki e Il Grande Blek erano abituati alla narrazione tradizionale. Inserire le vere armi sarebbe stato fastidioso. Così come fare gli indiani senza la penna sulla testa. Bisognava farlo come si vedeva al cinema. Nel corso dell’evoluzione di Zagor, c’è stata una maggior attenzione. Oggi non mettiamo più la dinamite. Sta uscendo in edicola la storia Il Giorno del Giudizio in cui uno tsunami colpisce Concepcion del Cile. E’ una cosa documentata, descritta da Charles Darwin che arrivò a Concepcion il giorno dopo e descrisse tutto nei suoi diari. Nella storia, Zagor salva la vita a Darwin. La teoria dell’evoluzione, quindi, è merito di Zagor. Anni fa scrissi una storia in cui Zagor incontra il magistrato francese Alexis De Tocqueville che andò in America per studiare il funzionamento di una democrazia senza monarca. Nel suo diario, Tocqueville racconta di un viaggio in una foresta in Pennsylvania e dice di aver incontrato un uomo vestito da indiano che viveva in una palude ed era esperto di tribù locali. In pratica aveva incontrato Zagor. Così ci feci una storia.”
Il produttore Ammirati: “La nostra è una cooperativa di inserimento lavorativo a Torino costituita da persone che hanno avuto problemi e che ora sono il nostro capitale sociale. Hanno deciso di aprire una casa di produzione cinematografica. Abbiamo iniziato con la commedia 40% le mani libere del destino e poi abbiamo realizzato un documentario interessante sul calcioscommesse. Vogliamo diffondere la nostra filosofia imprenditoriale ovvero la capacità di creare reddito accanto all’attenzione per le cooperazioni. Vogliamo mostrare quello che non si vede. Siamo orgogliosi e determinati ad andare avanti. Anche Zagor ha vissuto momenti difficili nella sua vita e potrebbe lavorare da noi.”
Burattini è intervenuto sul valore didattico del fumetto: “Magari i ragazzi leggessero bei fumetti. Maus non è meno bello di Schindler’s List. Se l’autore suscita delle emozioni, non conta qual è il veicolo. Oggi, in molti libri di testo, nei depliant o nelle istruzioni appese nei locali ci trovi i fumetti. E’ un linguaggio moderno ed efficace. Va sempre proposto ai ragazzi. Giovani con difficoltà di apprendimento usano i fumetti per superare delle barriere. Conosco un ragazzo autistico che non sa riassumere un film o un romanzo in prosa ma ci riesce con i fumetti. Non ci sono insegnanti che usano questa tecnica ma ci sono libri di testo che prestano attenzione al fumetto. Manca la volontà di farne uso.”
A proposito di Sergio Bonelli, moderno e conservatore al contempo: “Leggeva tutto. Se usciva un fumetto underground lo comprava e lo studiava. Cercava gli autori, tipo Luca Enoch dopo aver fatto Sprayliz. Roberto Recchioni è diventato curatore di Dylan Dog dopo aver fatto John Doe. Bonelli sapeva cosa voleva fare, capiva il pubblico, percepiva gli umori. A volte non capivo le sue scelte ma alla fine aveva sempre ragione. Dalla sua morte sono cambiate alcune cose perché la casa editrice deve stare al passo coi tempi. Anche Sergio ha fatto molti esperimenti, sempre da editore puro. Vendeva fumetti e basta. Non voleva gadget allegati o altro. Infatti le versioni da libreria dei fumetti Bonelli le fa fare ad altre case editrici. Ora ci stiamo aprendo alle app e Orfani è la prima serie Bonelli tutta a colori. Anche il sito internet è stato rinnovato.”
E conclude: “Se una cosa è fatta bene, regge la prova del tempo. La Repubblica ha fatto una raccolta antologica di Zagor come quella fatta con Tex. Volevano fare solo trenta numeri. Poi, visto il successo, sono voluti arrivare a 50. Poi a 70. Poi hanno deciso di non mettere più limiti. E’ un fumetto del ’61 che viene mandato in edicola oggi e vende. Per la raccolta di Tex sono state fatte nuove copertine. Per Zagor abbiamo utilizzato quelle dell’epoca ma sono modernissime e attirano l’attenzione.”























Riccardo Cavalieri