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giovedì, 12 settembre 2013 - 10:00

R.I.P.D.: Poliziotti dall’Aldilà – Recensione in anteprima

Ucciso a tradimento dal suo partner, il Detective Nick Walker del Dipartimento di Polizia di Boston finisce nell’aldilà ed entra a far parte del Dipartimento Rest In Peace che si occupa di proteggere la Terra dai Deados, mostruose creature che si rifiutano di trapassare. Nel suo nuovo incarico, Nick viene affiancato da un nuovo partner: Roy Pulsipher, uno sceriffo del vecchio west.

RIPDTitolo originale: R.I.P.D.
Genere: Fantasy, Action, Commedia
Regia: Robert Schwentke
Interpreti: Ryan Reynolds, Jeff Bridges, Mary Louise-Parker, Kevin Bacon
Provenienza: USA
Durata: 96 min.
Casa di produzione: Universal Pictures, Original Film, Dark Horse Entertainment
Distribuzione (Italia): Universal Pictures
Data di uscita: 19 luglio 2013 (USA), 12 settembre 2013 (Italia)


Creato da Peter M. Lenkov, R.I.P.D. è un fumetto della Dark Horse che conta finora due miniserie. La trasposizione cinematografica è firmata dal tedesco Robert Schwentke, già regista del cinecomic RED di cui non ha girato il sequel proprio per occuparsi di questo film. E’ chiaro fin da subito che R.I.P.D. rifaccia il verso, sia nella storia che nello stile visivo, a Men in Black oltre a proporre la formula del buddy movie che sta godendo di rinnovata linfa a Hollywood.

Purtroppo il film è di una fragilità insostenibile. Laddove in Men in Black avevamo il carisma di Will Smith, qui abbiamo il volto perennemente inespressivo di Ryan Reynolds, già protagonista dello sciagurato cinecomic Green Lantern, un attore la cui presenza basterebbe da sola a distruggere qualsiasi pellicola. Il partner veterano della situazione è Jeff Bridges, simpatico ma l’interpretazione è troppo calcata e sopra le righe.

Dopo X-Men – L’inizio, Kevin Bacon pare aver preso gusto ad interpretare il villain da fumetto anche se, stavolta, il suo personaggio è totalmente monodimensionale. Già al fianco del regista in RED, Mary-Louise Parker è al comando del R.I.P.D. e si limita a impartire ordini e ad avere un tono autoritario. Inizia a denotare qualche sfaccettatura in più solo nell’epilogo.

La sceneggiatura è tirata via alla buona e presenta una storiellina risaputa e priva di sussulti. Per non essere riconosciuti nel mondo dei vivi, i due protagonisti appaiono con un aspetto differente. Agli occhi dei mortali, Nick è un vecchio cinese e Roy è una biondona esplosiva. Peccato che l’idea venga sfruttata poco e male. I dialoghi sono scialbi, le battute stantie. Le scene in cui Nick tenta di comunicare con la moglie ancora in vita sembrano prese da un Ghost da discount. L’unico momento d’attrito tra Nick e Roy viene risolto in maniera troppo affrettata già nella scena successiva.

Schwentke ricorre a tutti i mezzi possibili per dare al film un aspetto da fumettone tra zoomate improvvise, rallenty alla Matrix, effetti sonori esageratissimi quasi a voler richiamare l’onomatopea cartacea, pistoloni da cartone animato, mostri troppo grotteschi per far davvero paura, effetti digitali men che mediocri ed un uso del 3D particolarmente maldestro.

Quasi a voler rispecchiare i propri contenuti, è un film senz’anima e già trapassato. Vivo o morto, Ryan Reynolds ha sempre la stessa espressione e vederlo protagonista di una storia in cui non può morire è abbastanza irritante. In questo senso era molto più soddisfacente Buried, nel quale lo vedevamo per tutto il tempo chiuso in una bara e senza via di scampo.


Voto: 4


Autore Articolo

Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet.
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