Ribelle – The Brave: Recensione in anteprima
La Disney ha una lunghissima tradizione di capolavori d’animazione che hanno per protagoniste giovani e belle eroine sempre più emancipate e coraggiose: da Biancaneve e Cenerentola a Belle e Pocahontas, passando per Mulan fino alla più recente Rapunzel. Ora, per la prima volta, anche i geniali artisti della divisione Pixar portano sullo schermo una coraggiosa principessa dall’animo ribelle ed impetuoso.
Ribelle – The Brave
Titolo originale: Brave
Genere: Animazione
Regia: Mark Andrews, Brenda Chapman
Interpreti (doppiatori): Kelly Macdonald, Emma Thompson, Billy Connolly, Julie Walters
Provenienza: USA
Durata: 93 min.
Casa di produzione: Pixar Animation, Walt Disney Pictures
Distribuzione (Italia): The Walt Disney Company Italia
Data di uscita: 22 giugno 2012 (USA), 5 settembre 2012 (Italia)
Merida, erede al trono della Scozia nel 10° secolo, è un personaggio che può essere accostato alla sirenetta Ariel, protagonista del film d’animazione Disney dell’89, non tanto, o almeno non solo, per caratteristiche superficiali come la fluente acconciatura rossa e gli occhioni azzurri, quanto piuttosto per la sua condizione di principessa anticonformista e dal forte spirito avventuroso.
Il 13° film d’animazione in CGI della Pixar vede l’esordio alla regia di Mark Andrews coadiuvato da Brenda Chapman che aveva già co-diretto Il Principe d’Egitto per la Dreamworks. Quella di Merida è essenzialmente la storia di un conflitto generazionale con la madre Elinor che vuole obbligarla a scegliere come sposo uno degli inetti figli di tre Lord capi clan per mantenere la pace nel regno.
La ragazza, che alla vita di corte e ai soffocanti abiti cerimoniali preferisce il tiro con l’arco, le cavalcate selvagge e le arrampicate sulle scogliere, decide di rivolgersi ad un’anziana e simpatica strega sotto le spoglie di un’intagliatrice del legno. L’incantesimo chiesto da Merida ha però i consueti effetti collaterali che trasformano la Regina Elinor in un orso, l’animale più odiato del regno, in particolare proprio da Re Fergus a causa di un episodio del suo passato che viene raccontato nel prologo del film.
La dinamica narrativa e alcuni sviluppi riconducono inevitabilmente a Koda, Fratello Orso, film Disney in animazione classica del 2003. Il percorso emotivo di madre e figlia, costrette a condividere una fuga nelle foreste delle highlands che le porterà a smussare i rispettivi angoli, è francamente prevedibile, risaputo e privo di grossi colpi di scena. Da notare come una delle scene d’azione nelle quali vengono coinvolte richiami proprio una delle sequenze iniziali del sopracitato La Sirenetta.
La componente comica è affidata soprattutto ai tre Lord e ai loro figli, molto ben caratterizzati, anche se il loro ruolo all’interno della storia non ha evoluzioni. I tre pestiferi gemellini, fratelli di Merida, sembrano invece la versione umanizzata di Qui, Quo e Qua, vivaci e dispettosi quanto silenziosi. Irresistibili il cavallo di Merida e il corvo della strega, peccato che abbiano poco spazio. Le gag sono troppo ripetitive e si finisce sempre con i membri dei vari clan che si pestano in stile Bud Spencer e Terence Hill. In qualche momento si sfiora anche il trash alla Shrek, seppure in maniera innocua, tra kilt sollevati a mostrare glutei al vento, gli immancabili rutti e uno dei tre fratellini che si lancia tra i seni prosperosi di una dama di compagnia.
L’impianto visivo è sbalorditivo, la ricostruzione scenografica è altamente realistica con una cura dei dettagli maniacali e un 3D integrato a dovere. Efficaci le sonorità celtiche di Patrick Doyle, già autore delle musiche di Thor, qui anche in veste di doppiatore di una delle guardie. Le due canzoni in perfetto stile disneyano cantate da Julie Fowlis, sono tradotte nella nostra lingua da Noemi. Occhio alla scena dopo i titoli di cosa. Abbinato al film il notevole cortometraggio La Luna, diretto dall’italiano Enrico Casarosa e candidato all’Oscar. Un’opera poetica e surreale che omaggia, tra gli altri, Federico Fellini e Italo Calvino.
Privo delle geniali intuizioni che hanno contraddistinto capolavori quali Wall-E, Up e Toy Story 3, ma neppure inerte come il pessimo Cars 2, Brave è un inno alla libertà, all’emancipazione femminile e alla reciproca comprensione e accettazione che può risultare gradevole nonostante una struttura poco originale e priva di sussulti. La Pixar ci aveva abituati meglio.








