Marley – Recensione in anteprima
Piacere, Marley, Bob Marley. Erano i lontani anni ’70 quando un uomo meticcio, di altezza media, autore di musica reggae e pacifista fino al midollo faceva la sua comparsa sui palcoscenici di tutto il mondo.
Marley

Titolo originale: Marley
Genere: Biografico – Drammatico
Regia: Kevin Macdonald
Provenienza: Gran Bretagna, USA
Durata: 144 min.
Casa di produzione: Cowboy Films, Shangri-La Entertainment, Tuff Gong Pictures
Distribuzione (Italia): Lucky Red
Data di uscita: 26 giugno 2012 (Italia)
Partito dalla Giamaica come “cantante per i neri ma apprezzato dai bianchi”, Marley ha avuto un’esistenza difficile e complessa costellata, qua e là, di grandi successi. Kevin Macdonald, raggiunto il consenso popolare con L’ultimo Re di Scozia, decide di realizzare un biopic su di lui per raccontare al mondo chi era davvero l’uomo sotto la montagna di dreadlocks.
Dall’infanzia alla maturità, dall’oscurità ai riflettori, da uno studio sgangherato a un solido palco di legno, da una catapecchia nei quartieri periferici di Trenchtown alla villa di Kingston. Un uomo scisso, diviso, frammentato, sempre in bilico tra due alternative. Mezzosangue e meticcio, aveva l’ambivalenza inscritta nelle maglie del dna.
Bob Marley era “il rappresentante di tutte le unioni possibili”, un uomo capace di amare incondizionatamente la sua donna e di accoppiarsi con tutte le donne possibili, un musicista che utilizzava la propria arte per proclamare i diritti dei neri e dei poveri ma che era esaltato principalmente da un pubblico bianco e altolocato, un cavaliere disarmato che combatteva a mani nude contro la brutalità del mondo.
Macdonald, dunque, rappresenta l’uomo Marley, la persona prima del personaggio, mostrandone virtù e debolezze, esaltando le sue doti musicali e condannando i suoi vizi terreni. Bob Marley era un rivoluzionario, ribelle e anticonformista che non si preoccupava di piacere a (tutta) la gente, ma si accontentava di cantare i valori dell’amore e dell’amicizia e di essere ascoltato proprio da chi, inizialmente, non faceva altro che snobbarlo.
Una personalità fragile e insicura che ha avuto il merito di riuscire a confortare gli oppressi, di infondere coraggio in chi non lo aveva e di illuminare il cammino di molti “pellegrini dell’amore” come un vero e proprio profeta politico e sociale. Stroncato da un cancro maligno all’età di 36 anni, Marley ha lasciato un segno indelebile nella storia mondiale, proprio come un disco inciso e ascoltato più e più volte.








Complimenti per la recensione! Andrò sicuramente a vederlo!
Grazie Gianni!
Ti ricordo che il film sarà nelle sale solo un giorno: Il 26 Giugno!!!