Prometheus – Recensione in anteprima
Nel 2089, gli archeologi Elizabeth Shaw e Charlie Holloway scoprono una mappa stellare tra i resti di antiche civiltà che non hanno mai avuto relazioni tra di loro. Peter Weyland, dirigente della Weyland Corporation, decide così di finanziare la costruzione dell’astronave Prometheus ed organizzare una spedizione archeologica e scientifica che, seguendo la mappa, giunge sulla luna LV-233 alla ricerca dei progenitori dell’umanità.
Prometheus
Titolo originale: Prometheus
Genere: Fantascienza
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Noomi Rapace, Michael Fassbender, Charlize Theron, Guy Pearce, Idris Elba
Provenienza: USA
Durata: 124 min.
Casa di produzione: Brandywine Productions, Scott Free Productions, Dune Entertainment
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 8 giugno 2012 (USA), 19 ottobre 2012 (Italia)
Ridley Scott torna ad impugnare le redini del franchising Alien a cui diede il via nell’ormai lontano 1979 dirigendo il capostipite della serie, un claustrofobico, indimenticabile capolavoro fanta-horror, pietra miliare del genere, primo capitolo di una quadrilogia a cui si aggiungono due scadenti cross-over con Predator, altro beniamino del genere, diverse serie a fumetti sulle quali si sono avvicendati gli autori più svariati, videogiochi e quant’altro.
Nei mesi che hanno preceduto l’uscita di Prometheus, annunciato come prequel della saga, si è speculato molto su quanti e quali fossero i collegamenti e i punti in comune con i capitoli originali. La struttura narrativa imbastita dagli sceneggiatori Jon Spaihts e Damon Lindelof rispetta tutti gli stilemi, ormai divenuti classici, che caratterizzano la serie, con alcune dinamiche che richiamano proprio il film del ’79: un equipaggio che si sveglia dal sonno criogenico, l’escursione in una misteriosa installazione aliena e un pericoloso elemento extraterrestre portato sulla nave.
Anche i personaggi sono del tutto riconoscibili, tratteggiati da un cast sontuoso e in buona forma. Noomi Rapace, novella Sigourney Weaver sia nel ruolo che nei somiglianti tratti somatici, è l’antieroina chiamata a superare le prove psicofisiche più ardue nel corso della narrazione. Immancabile l’ambiguo androide della situazione per il quale risultano perfetti la mascella quadrata e gli occhi azzurri di un Michael Fassbender pallido e biondo che fornisce un’interpretazione intensa con una piccola citazione da Blade Runner, altro capolavoro di fantascienza del regista.
Bene anche la bellissima Charlize Theron, qui nel ruolo dell’algida e misteriosa Meredith Vickers, impiegata delle Weyland a capo della missione. Idris Elba è invece il comandante della Prometheus, personaggio abbastanza funzionale, non molto approfondito ma efficace. Nulla diremo su Peter Weyland, tranne che Guy Pearce fa il suo dovere nel caratterizzarlo. Tra gli altri personaggi, l’unico davvero rilevante è Holloway, collega e compagno della protagonista, tratteggiato dal misconosciuto Logan Marshall-Green.
La sceneggiatura denota pregi e difetti di Lindelof, sceneggiatore “nerd” che si è messo in luce con il suo lavoro su Lost. In comune con la serie tv creata da J.J. Abrams, Prometheus ha le pretese filosofiche, perlopiù disattese, e una serie di elementi misteriosi che vanno a comporre il grande mosaico e a svelare il mistero dell’installazione aliena. Qualche dinamica nella narrazione risulta un po’ macchinosa e ripetitiva con i personaggi che fanno avanti e indietro in continuazione dalla nave alla costruzione extraterrestre. Lo script è comunque costellato di buoni spunti. L’idea di un equipaggio assolutamente disarmato (a parte un lanciafiamme di cui non vi diremo altro) pure richiama il film del ’79.
La resa visiva è assolutamente impeccabile. Scott firma una regia elegante, attenta, con sequenze di ottimo impatto esaltate dal 3D nativo che fornisce un ottimo coinvolgimento sensoriale come solo Avatar, Tron Legacy e pochi altri erano riusciti a fare. Le scene horror-thrilling sono centellinate, forse risolte in modo troppo immediato, comunque incisive. Altamente spettacolare il finale. Anche se l’”alien” che conosciamo non appare, si possono riscontrare tratti familiari nella morfologia delle creature che popolano la luna. Suggestiva la colonna sonora di Marc Streitenfeld, già collaboratore di Scott in altri tre film.
Meno ambizioso di quanto si potesse pensare, Prometheus non tocca le vette filosofiche di 2001 Odissea nello spazio e non eguaglia il fascino dell’Alien originale ma è senz’altro un buon film d’intrattenimento che soddisfa il pubblico e rinfresca il franchising seguendo il trend commerciale della formula prequel ed aprendo espicitamente all’immancabile sequel. Non esaltante ma godibile.








