Superman vs. The Elite – Recensione USA
Verità, Giustizia e American Way. I valori fondamentali incarnati da Superman sembrano aver perso il loro vigore all’inizio del nuovo millennio e lo stesso Uomo d’Acciaio rischia di essere considerato una figura pacchiana, ingenua e sorpassata. Il mondo ha bisogno di un nuovo genere di eroi?
Superman vs. The Elite
Regia: Michael Chang
Interpreti (doppiatori): George Newbern, Pauley Perrette, Robin Atkin Downes, Melissa Disney
Provenienza: USA
Durata: 76 min.
Prezzo: Combo pack (Blu-ray, dvd, digital copy) $ 24,98; DVD $ 19,98.
Distribuzione: Warner Bros.
Data di uscita (USA): 12 giugno 2012
Il quattordicesimo film d’animazione direct-to-video della serie DC Universe presenta la trasposizione di “What’s So Funny About Truth, Justice and the American Way?” (“Cosa c’è di così buffo nella Verità, la Giustizia e nell’American Way?”) scritta da Joe Kelly e pubblicata su Action Comics n. 775 del marzo 2001. Kelly è anche lo sceneggiatore di questo lungometraggio diretto da Michael Chang, al suo esordio nella collana, regista, per la Warner Bros., di alcuni episodi di Young Justice, The Brave & The Bold e Teen Titans, compreso il lungometraggio Teen Titans: Trouble in Tokyo, sempre da fumetti DC.
Superman vs. The Elite porta sullo schermo una delle più belle storie dell’Uomo d’Acciaio degli ultimi anni che vede il supereroe alle prese con un manipolo di metaumani, privi di ogni moralità, convinti che sia giusto uccidere terroristi e supercriminali per debellarne definitivamente la minaccia. A capo dell’Elite troviamo Manchester Black, nome che, insieme all’Union Jack sulla maglietta, ne rivela la provenienza. Personaggio cinico e affascinante, Manchester è stato vittima di abusi durante l’infanzia ed ha sviluppato poteri telecinetici e telepatici che lo rendono praticamente invincibile.
Lo affiancano il massiccio e brutale Coldcast, capace di manipolare l’energia elettromagnetica; Hat, letteralmente “cappello”, dotato di un copricapo magico, elemento verso il quale Superman è vulnerabile; e infine Menagerie, accoppiata ad un pericoloso simbionte alieno che può sfruttare come arma. Nell’opera originale, i villains uccisi dall’Elite sono tutti personaggi occasionali che variano da un gorillone gigante ad una citazione esplicita dei Men in Black in versione fuorilegge.
Nel film viene invece chiamato in causa il Teschio Atomico ed è in atto la guerra tra Bialya e Pokolistan, due nazioni fittizie del DC Universe che hanno avuto notevole importanza proprio nel periodo in cui è ambientata la storia di Kelly. Ha un ruolo rilevante anche Vera Black, sorella di Manchester, apparsa solo in seguito nel fumetto, per la precisione sul n. 100 di JLA. Per semplificare qualche dinamica vengono inoltre aggiunti i robot della Fortezza della Solitudine per coadiuvare Superman.
Nonostante qualche limatura o addobbo superficiale, il film resta assolutamente coerente al fumetto per quel che riguarda i contenuti. L’Uomo d’Acciaio non deve solo scontrarsi con la distorta concezione di giustizia dell’Elite ma, soprattutto, con la presa che Manchester Black e compagni hanno sull’opinione pubblica. Di fronte alla sete di vendetta delle vittime innocenti e al drastico deterrente rappresentato dall’Elite, Superman appare come un pupazzone colorato, ingenuo, fuori moda, al quale nessuno crede più.
Il capolavoro di Kelly sta proprio nel far sorgere i medesimi dilemmi etici nel lettore-spettatore che assiste al graduale declino di Superman, sia fisico che carismatico, di fronte agli avversari. Un concept che richiama quello di Venga il Tuo Regno, l’epocale graphic novel scritta da Mark Waid e disegnata da Alex Ross, nella quale i supereroi del DC Universe si trovano di fronte ad una situazione non dissimile. Il film, che non risparmia nulla sul piano della violenza e conserva un tono particolarmente maturo, ha un crescendo drammatico ed esaltante che ci restituisce un Superman di cui andare fieri, inamovibile nei suoi ideali e meno sprovveduto di quello che può apparire.
Purtroppo la resa estetica non è all’altezza del valore della storia e il livello dell’animazione non si discosta da canoni televisivi. Il dipartimento artistico, totalmente giapponese, riesce a trovare un buon compromesso tra lo stile anime e quello USA. Interessanti i titoli di testa che presentano un collage di immagini vintage delle varie versioni animate di Superman sul ritmo di schitarrate e percussioni rock. Si passa poi alla classica colonna sonora orchestrale ad opera del compositore Robert J. Kral, già autore delle musiche di altri tre titoli della serie. Buono il doppiaggio, in particolare il lavoro dell’attore televisivo George Newbern e di Robin Atkin Downes nel prestare le voci rispettivamente a Superman e Manchester Black.
Nel blu-ray anche due interessanti speciali sull’Elite e sul dibattito morale insito nel conflitto con Superman. Il fumetto originale è presente in versione digitale e i contenuti speciali riservano anche un’anteprima di The Dark Knight Returns – Part 1, prossimo titolo della collana, oltre a due episodi della serie animata anni ’90 di Superman e alcune gallerie fotografiche, tra cui quella de Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, capitolo finale della trilogia cinematografica di Christopher Nolan dedicata a Batman in uscita ad agosto in Italia.
Pur se la qualità produttiva non raggiunge vette elevate, il film rende giustizia nello spirito e nello sviluppo narrativo ad una delle storie di Superman più importanti ed emozionanti dei primi anni del 2000 che mantiene salda l’integrità etica dell’Ultimo Figlio di Krypton in un mondo ed, in particolare, in un’America che, all’uscita del fumetto originale, non aveva ancora vissuto i fatti tragici dell’11 settembre ed oggi è ancora ferita, arrabbiata e disillusa, bisognosa di tornare a credere nei più genuini valori dell’American Way.

