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mercoledì, 17 luglio 2013 - 13:00

Pain & Gain – Muscoli e Denaro: Recensione in anteprima

1995, Miami, Florida. Intenzionato a dare una svolta alla sua vita e a realizzare a modo suo l’american dream, il body-builder Daniel Lugo pianifica di sequestrare un facoltoso cliente a scopo di estorsione. Daniel coinvolge nell’operazione l’amico e collega Adrian Doorball e l’ex-carcerato Paul Doyle ma si riveleranno terribilmente maldestri e incapaci di eliminare il loro bersaglio. Dovranno inoltre vedersela con Ed Du Bois, un investigatore privato in pensione che si mette sulle loro tracce.

Pain Gain

Pain & Gain – Muscoli e Denaro

Titolo originale: Pain & Gain
Genere: Commedia – Drammatico
Regia: Michael Bay
Interpreti: Mark Wahlberg, Dwayne Johnson, Ed Harris, Anthony Mackie, Tony Shalhoub, Bar Paly
Provenienza: USA
Durata: 129 min.
Casa di produzione: Paramount Pictures, De Line Pictures
Distribuzione (Italia): Universal Pictures
Data di uscita: 26 aprile 2013 (USA), 18 luglio 2013 (Italia)


Prova singolare questa di Michael Bay, un progetto più volte rinviato per occuparsi della trilogia di Transformers e finalmente realizzato prima di mettersi al lavoro sul quarto episodio della saga sui robottoni della Hasbro. Si tratta della rilettura in chiave comedy-noir di alcuni reali fatti di cronaca raccontati dal giornalista Pete Collins in una serie di articoli sul Miami New Times poi raccolti nel libro Pain & Gain: This is a True Story.

Uscito lo scorso aprile in USA, il film non si può considerare un flop in senso stretto poiché è costato 26 milioni di dollari, un budget basso per i canoni di Bay, e ne ha incassati circa 50 ma non ha convinto né critica né pubblico. In realtà, si tratta di un’opera più interessante di quanto possa sembrare, una riflessione satirica graffiante ad una società in cui immagine e benessere tendono ad identificare l’individuo.

Un messaggio da non sottovalutare da parte di un regista che ha spesso puntato proprio sull’esaltazione di un’estetica fine a se stessa per compiacere il pubblico con riscontri stratosferici al botteghino e aspre contestazioni da parte dei critici. Badate bene, qui Bay fa ricorso ancora un volta a quegli stessi elementi, perché deve pur sempre e consapevolmente offrire uno spettacolo a chi paga il biglietto, ma li enfatizza per metterne a nudo, con la medesima consapevolezza, la pochezza contenutistica.

In una Miami che sembra uscita da uno spot pubblicitario, si muove quindi la Sun Gym Gang, questo terzetto di imbecilli dal fisico scultoreo. Li guida Mark Wahlberg, che ritroveremo in Transformers 4, qui nel ruolo di Daniel Lugo che si lascia incantare dal miraggio di una vita lussuosa, convinto inoltre di essere un “doer”, un vincente, da uno di quei discutibili motivatori che spingono i loro clienti ad aver fiducia in se stessi e perseguire i propri obiettivi.

Il giovane Anthony Mackie, che vedremo nel ruolo di Falcon nel prossimo Captain America – The Winter Soldier, interpreta Adrian, secondo elemento della gang, divenuto impotente a causa degli steroidi e decide di partecipare al colpo per potersi pagare le cure. La relazione sentimentale che verrà a crearsi con l’infermiera Robin, che ha la rotonda corpulenza della brava attrice comica Rebel Wilson, rappresenta chiaramente l’esaltazione dei sentimenti sull’estetica.

Nel ruolo di Paul Doyle, terzo membro del gruppo, troviamo il gigantesco Dwayne Johnson, attore in continua crescita sia fisica che artistica, visto di recente in Fast & Furious 6 e in G.I. Joe – La Vendetta e già capace in passato di convincenti escursioni nel campo della commedia. Paul è un ex-cocainomane convertitosi alla religione cattolica che finirà per ricadere nel vizio. I suoi continui scrupoli di coscienza vengono presentati in maniera divertente ma, di nuovo, presentano il conflitto tra spiritualità e materialismo.

Vittima del gruppo è il facoltoso affarista Victor Kershaw, interpretato dal bravissimo Tony Shalhoub, che comincerà a mostrare il lato più umano proprio quando avrà perso tutti i suoi averi. Già al fianco di Bay in The Rock, Ed Harris gioca qui un ruolo più funzionale, poco più di un cameo, nelle vesti del Detective Du Bois. Se nella trilogia dei Transformers, Megan Fox e Rosie Huntington-Whiteley erano solo belle presenze femminili sbattute sullo schermo attraverso una serie di inquadrature maliziose, qui Bay fa lo stesso con la supermodella Bar Paly, nel ruolo della stripper affiliata alla gang, ma ne mette in risalto ancor di più la personalità vacua ed ingenua.

Il regista non scade in quegli eccessi action per cui è noto, ma firma comunque una regia serrata e ben ritmata costellata di gag divertenti e surreali con una violenza così esasperata da rivelarsi grottesca. I tre protagonisti, maldestri, pasticcioni e stupidissimi come neanche i Tre Marmittoni, possono risultare simpatici ma nel finale gli esiti delle loro malefatte vengono sbattuti in faccia al pubblico senza lieto fine cinematografico.

Il regista dei più grandi blockbuster fracassoni degli ultimi anni ci mette in guardia dall’utopia talvolta ingannevole dell’american dream, da quelle pressioni sociali che ci spingono ad aderire a modelli convenzionali per sentirci pienamente riusciti e “doer”, vincenti. Muscoli oliati, belle donne e auto costose possono fare scena sul grande schermo ma nella vita reale, per quanto possa essere banale dirlo, dovrebbero essere altri i valori da inseguire.


Voto: 6,5

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Autore Articolo

Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet.
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