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martedì, 8 ottobre 2013 - 23:21

Noi, Zagor – Recensione in anteprima


Prima metà del diciannovesimo secolo, Vecchia Frontiera americana. In una palude nel cuore della foresta di Darkwood risiede lo Spirito con la Scure, il cui grido di battaglia è temuto e rispettato da tribù indiane e bande di criminali. Il suo vero nome è Patrick Wilding, avventuriero, giustiziere e formidabile combattente che lotta per la pace affiancato dal goffo e simpatico messicano Cico. Gli indiani lo chiamano Za-gor-te-nay. Il mondo lo conosce come Zagor.

noi zagor loandinaNoi, Zagor

Titolo originale: Noi, Zagor

Genere: Documentario

Regia: Riccardo Jacopino

Provenienza: Italia

Durata: 70 min.

Casa di produzione: Arcobaleno Produzioni

Distribuzione (Italia): Microcinema Distribuzione

Data di uscita: 22 ottobre (Italia)


Creato nel 1961 da Sergio Bonelli sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta e concepito graficamente da Gallieno Ferri, Zagor è un miracolo editoriale capace di sopportare l’attuale crisi economica registrando addirittura una crescita di tiratura. Dopo aver diretto il lungometraggio 40% Le mani libere del destino con Luciana Littizzetto, il regista Riccardo Jacopino realizza per la torinese Arcobaleno Produzioni questo documentario dedicato ad uno dei più longevi personaggi della Bonelli che sarà nelle sale solo il 22 e il 23 ottobre, distribuito da Microcinema in circa duecento copie.

Appartenente alla famiglia dei tarzanidi, armato di pistola e scure, Zagor si muove nella palude di Darkwood aggrappandosi alle liane come il suo archetipo e racchiude in sé tutta la passione di Bonelli per la narrativa d’avventura. Concepito da Ferri con un fisico prestante ma non invincibile, l’eroe-antieroe Zagor, che reca sul petto un simbolo alato a mo’ di supereroe, sa essere fallibile e si muove in un mondo che vacilla tra il reale e l’immaginario, un ingenuo far-west con elementi anacronistici che lo rendono del tutto singolare e distinguibile.

Zagor simboleggia in qualche modo anche la dicotomia tra Sergio Bonelli, che amava venare di ironia guascona le sue opere, e suo padre Gianluigi, creatore di Tex, più incline ad una narrazione rigorosa e priva di comicità. Un conflitto bonario che si riflette nel più spigoloso rapporto di Zagor con suo padre. La storia delle origini dell’eroe rivela infatti come Patrick Wilding sia diventato un giustiziere per vendicare il genitore, ucciso dagli indiani, salvo poi scoprire che le cose non stavano proprio così e che i concetti di bene e male sono spesso semplicistici e supponenti.

Il documentario parte alla scoperta delle origini e del successo editoriale del personaggio, con filmati di repertorio sul compianto Bonelli, scomparso due anni fa, e interviste a Ferri e agli autori al lavoro sulla serie, a cominciare dal simpatico ed entusiasta Moreno Burattini, attuale supervisore della testata e fan di Zagor fin da giovanissimo. Oltre ad esplorare la mitologia dell’eroe, i suoi comprimari, i suoi mille avversari, l’assenza di un’insistita componente romantica che possa inquinare lo spirito avventuroso della serie, il film entra anche nella redazione della Bonelli e ci mostra i segreti della realizzazione del fumetto.

Come dice il titolo del documentario, il film è soprattutto un viaggio tra gli eterni appassionati di Zagor e propone interviste ad alcuni degli irriducibili esponenti di quello zoccolo duro che segue mensilmente le avventure dello Spirito con la Scure. Una passione che travalica i confini italiani conquistando l’Europa dell’Est dove gli autori della serie sono considerati vere e proprie celebrità e trasposizioni cinematografiche non autorizzate realizzate in Turchia vengono oggi viste come un gradito omaggio. Indicativo anche il contributo di Graziano Romani, cantautore romano che ha dedicato un intero album a Zagor e a Tex e ne sta realizzando un altro su Mister No, sempre creato da Sergio Bonelli.

Il documentario mostra delle evidenti carenze tecniche e le voci fuori campo che interpretano le vignette in stile Supergulp! sono inappropriate e imbarazzanti. Soprattutto, il limite del film sta proprio nella sua natura autocelebrativa che sembra parlare più alla ristretta cerchia degli zagoriani e meno ad un pubblico più ampio a scapito della componente divulgativa. Insomma il festeggiato della situazione sembra perlopiù un pretesto per una simpatica rimpatriata.

E’ comunque un film di gradevole fruizione che esalta con amore un immortale successo editoriale tutto italiano di cui dobbiamo andare orgogliosi. E’ bello e romantico che di questi tempi ci sia ancora qualcuno che conserva un’immutata passione per una narrativa avventurosa classica e naif. Da vedere a prescindere.


Voto: 6


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