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mercoledì, 8 maggio 2013 - 11:14

La Casa (Evil Dead) – Recensione in anteprima

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Cinque ragazzi si isolano in uno chalet nei boschi per aiutare una di loro a disintossicarsi. Nello scantinato dell’abitazione, il gruppo trova il Naturom Demonto, un antico libro maledetto. La lettura ad alta voce di alcuni passaggi del testo, scatena sulla casa forze demoniache che s’impossessano dei ragazzi e li spingono a massacrarsi a vicenda.

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La Casa

Titolo originale: Evil Dead
Genere: Horror
Regia: Fede Alvarez
Interpreti: Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore
Provenienza: USA
Durata: 91 min.
Casa di produzione: FilmDistrict, Ghost House Pictures, TriStar Pictures
Distribuzione (Italia): Sony Pictures
Data di uscita: 5 aprile 2013 (USA), 9 maggio 2013 (Italia)


Uscito nel 1981, La Casa, titolo italiano di The Evil Dead, è stato il secondo lungometraggio di Sam Raimi ed è divenuto una pietra miliare del genere horror grazie al talento visionario del regista. Il film è stato il capostipite di una trilogia proseguita nell’87 con il più grottesco e divertito La Casa 2, che vede il protagonista Ash, interpretato dall’attore cult Bruce Campbell, diventare una sorta di eroe da fumetto armato di fucile e con una motosega innestata al posto della mano amputata. Infine, L’Armata delle Tenebre, del 1992, è una spassosa avventura fantasy alla Harryhausen con una più marcata componente comedy.

Proprio Raimi e Campbell sono i co-produttori di questo remake diretto dall’uruguaiano Fede Alvarez che si è messo in luce con il cortometraggio di fantascienza Attacco di Panico. La differenza sostanziale del nuovo Evil Dead rispetto all’originale risiede nella natura metaforica dell’elemento sovrannaturale. Nel suo Le Streghe di Salem, uscito due settimane fa in Italia, Rob Zombie ci ha mostrato la discesa all’inferno della protagonista come allegoria della tossicodipendenza. In questo caso, invece, la giovane Mia affronta un percorso di disintossicazione. L’esatto opposto. La risalita dal baratro.

Una metafora che poteva essere somministrata in maniera più implicita, meno didascalica, tuttavia risulta efficace. Il male psicofisico della ragazza traspare così attraverso la possessione demoniaca che diventerà anche estensione dei rapporti conflittuali tra i cinque protagonisti, prede, uno dopo l’altro, dell’entità maligna. Non si pensi però che il film vada ad intorcinarsi nell’analisi introspettiva. Tutt’altro. Si tratta di un’opera d’intrattenimento come non se ne vedevano da tempo in ambito horror.

Il regista conferisce ritmo sostenuto alla narrazione eliminando tutto il superfluo, inanella una serie di scelte di regia e fotografia di grande impatto, riecheggia il film dell’81 senza mai ricalcarne pienamente le orme e fa uso solo e soltanto di effetti artigianali con sequenze splatter e gore che spaventano, raccapricciano e disturbano. Peccato per il lieto fine che stona sempre in un prodotto di questo genere. Occhio alla scena dopo i titoli di coda che farà felici i fans di vecchia data.

Guai a fare paragoni con l’opera originale che è sempre l’approccio più sbagliato ad un remake. E’ un film che forse scade in qualche banalità e gioca troppo a carte scoperte per quel che riguarda il sottotesto ma trascina il pubblico senza momenti di stanchezza e mantiene quello che promette. Fede Alvarez ha ampi margini di miglioramento ma è senz’altro un nuovo talento da tenere d’occhio.


Voto: 7,5


Autore Articolo

Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet.
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