Regia: Toshiki Hirano
Provenienza: Giappone
Durata: 90 min.
Distribuzione: Yamato Video (Italia)
Esce questa settimana in Italia l’ultimo capitolo della pentalogia d’animazione “La leggenda dei veri salvatori”, realizzata per celebrare il venticinquennale dalla nascita di Hokuto no Ken, manga creato all’inizio degli anni ’80 da Tetsuo Hara e Buronson, soprannome di Yoshiyuki Okamura, e divenuto, anche attraverso l’anime, uno dei più popolari al mondo. Tra il 2006 e il 2008 sono stati prodotti e rilasciati in Giappone cinque lungometraggi, tre cinematografici e due OAV, che ripercorrono i punti salienti della saga con l’aggiunta di inediti retroscena.
In un futuro post-atomico, Kenshiro è l’ultimo successore della Sacra Scuola di Hokuto, un’invincibile arte marziale simboleggiata dall’Orsa Maggiore e basata sulla pressione di particolari punti del corpo umano detti tsubo che possono essere manipolati a scopo terapeutico o per danneggiare l’organismo dall’interno in maniera letale. Ken si aggira senza meta in un mondo dominato dalla violenza usando la sua forza prodigiosa per riportare l’ordine, deve però vedersela con i fratelli maggiori acquisiti che non hanno rinunciato alla lotta per la successione e con i membri della rivale scuola di Nanto tra i quali trova alleati e avversari.
I primi due film cinematografici, Raoh den 1 e 2, reintitolati rispettivamente La leggenda di Hokuto e La leggenda di Raoul, riadattano lo scontro di Ken con i due principali pretendenti al dominio del mondo: il potentissimo fratello maggiore Raoul e l’imperatore Sauzer, imbattibile guerriero di Nanto. I due OAV sono invece dedicati a Julia, l’angelica compagna di Ken ambita anche da Raoul, e a Toki, l’altro benevolo fratello, successore mancato a causa di una malattia terminale, che usa le tecniche di Hokuto a fini medici.
Quest’ultimo episodio era però il più atteso perché costituisce un tassello mancante nel corpus della saga, scritto dagli autori originali e diretto da Toshiki Hirano, già regista de La leggenda di Raoul. Il prologo della pellicola sarebbe già sufficiente a soddisfare i fans più sfegatati del personaggio. Assistiamo infatti al matrimonio di Ken e Julia durante l’intervallo di pace dopo la sconfitta di Raoul, un momento romantico e malinconico con un risvolto spiazzante che potrebbe sollevare nuove domande. Ken racconta all’amata le sue vicissitudini svelandoci una storia totalmente nuova.
La saga come tutti la conosciamo ha inizio con l’arrivo di Ken in un villaggio che sta per essere attaccato dai predoni. Attraverso un flashback scopriamo che Shin, perfido guerriero di Nanto, ha sconfitto l’eroe infliggendogli sette ferite sul petto disposte come le stelle dell’Orsa, ed ha rapito Julia costringendolo ad intraprendere tormentate peregrinazioni per ritrovarla. Ma cos’è successo in quel lasso di tempo tra lo scontro con Shin e l’arrivo al villaggio? Il film ci dà finalmente una risposta.
Dopo uno scontro in pieno deserto con dei lupi, Ken viene raccolto, insieme ad una famigliola, da un grottesco ed ambiguo mercante di schiavi di nome Gurma e condotto nella città oasi di Gesso City, dominato dal viscido Gran Generale Syska. Jugai, guerriero di Nanto che ha perso il titolo per la successione contro Shin, mira alla conquista della città con il suo esercito. Nella prima parte, il film rende omaggio ai film di peplum, con le macchinazioni di Gurma per trarre profitto dalla forza di Ken impiegandolo come gladiatore nell’arena locale. L’elemento fondamentale ed interessante della storia, però, sta proprio nella condizione di Ken che, seppure eletto ultimo successore, non ha ancora compreso ed accettato il suo destino e si rifiuta di incarnare il dio della morte.
Già accostato in passato a figure messianiche di carattere religioso, qui il paragone tra Ken e il Cristo è esplicita fin dal teaser originale, immancabilmente censurato in Italia, che si apre, sulle note dell’Ave Maria di Schubert, con le immagini dal vivo in una chiesa di una donna in preghiera con un rosario tra le mani per passare poi alle scene del film con il protagonista crocifisso. Abbiamo già assistito ad episodi di martirio dal sapore biblico nel corso della saga, allorché Ken viene affisso dal perfido Caio ad una riproduzione in acciaio dell’Orsa Maggiore o quando il guerriero cieco Shu si sottopone ad una lenta via crucis sulla piramide di Sauzer caricandosi sulle spalle la pietra culminante del monumento.
Anche in questo caso, la crocifissione rappresenta il momento dell’ascensione e della trasfigurazione del messia nel quale Ken si fa carico del dolore degli abitanti del villaggio e accetta finalmente il suo destino. É un momento simbolico fortissimo, epico ed emozionante, una delle vette della narrazione di Buronson e Hara. Come se non bastasse, il solito canovaccio che vede Ken affrontare il cattivo di turno e riportare la pace viene qui evitato riservando un pugno nello stomaco allo spettatore ed un finale amarissimo.
Dopo i titoli di coda, una splendida sequenza chiude il cerchio ricollegando la trama all’inizio classico. Il livello d’animazione è all’altezza degli altri titoli della saga, con disegni plastici e colori luminosi. Anche il tema musicale è lo stesso e raggiunge un apice suggestivo nel momento clou della storia. Nonostante possa sembrare a priori un prodotto puramente commerciale che continua a spremere una gallina dalle uova d’oro, si tratta davvero di un bel film, che non scade nei cliché ed offre qualcosa di nuovo, sia nel racconto che nei contenuti. Imperdibile soprattutto per i fans.
Voto: 7,5

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