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martedì, 19 febbraio 2013 - 13:00
Speciali / [Prima Pagina] di Stefano Dell'Unto | Commenti disabilitati

Speciale: “Yippee Ki-Yay!” – La saga di Die Hard

Una canottiera, un distintivo del NYPD e una pistola. John McClane non ha bisogno d’altro per dare la caccia ai cattivi. “L’uomo sbagliato nel posto sbagliato nel momento sbagliato”, interpretato dal granitico Bruce Willis, torna nelle sale in questi giorni con Die Hard – Un Buon Giorno per Morire, quinto capitolo della serie. Rivisitiamo allora i primi quattro episodi della saga che hanno reso John McClane un mito del genere action.

Trappola di Cristallo

Titolo originale: Die Hard
Genere: Action – Thriller
Regia: John McTiernan
Interpreti: Bruce Willis, Alan Rickman, Reginald VelJohnson, Bonnie Bedelia, William Atherton
Provenienza: USA
Durata: 131 min.
Casa di produzione: 20th Century Fox
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 15 luglio 1988 (USA), 23 giugno 1989 (Italia)


Liberamente tratto dal romanzo Nothing Lasts Forever di Roderick Thorpe, sequel del suo The Detective, il primo episodio di Die Hard viene intitolato in italiano dapprima A un passo dall’inferno (Trappola di Cristallo), che sembra un omaggio al celebre Inferno di Cristallo, pure ambientato in un grattacielo, e poi semplicemente Trappola di Cristallo. Alla regia c’è l’abile John McTiernan, reduce dal successo di Predator e qui al suo terzo film.

Bruce Willis, noto all’epoca per il ruolo di protagonista nella serie tv Moonlighting, viene scelto per interpretare John McClane, un poliziotto di New York in crisi coniugale che raggiunge sua moglie Holly nell’assolata Los Angeles per trascorrere insieme a lei e ai due figli la vigilia di Natale. La donna lavora nel grande grattacielo sede della corporazione giapponese Nakatomi dov’è in svolgimento il party natalizio tra i dipendenti.

Un gruppo di terroristi della Germania dell’Est, guidato dallo spietato Hans Gruber, fa irruzione nell’edificio, prende in ostaggio i presenti e chiede come riscatto la liberazione di alcuni compagni rivoluzionari. Ma il vero scopo dell’operazione è penetrare nel caveau del palazzo per mettere a segno una rapina multimilionaria.

In canottiera, a piedi nudi e armato solo di una pistola, John McClane è un antieroe fuori dal suo ambiente, lontano dalla sua New York, circondato da altri antieroi dai quali si distingue grazie al suo coraggio, al suo ingegno e a un bel po’ di sana incoscienza conditi con un pizzico di (auto)ironia che lo trasformano in eroe occasionale. I personaggi sono scritti benissimo, gente comune costretta da una situazione limite a mostrare il meglio e il peggio di sé.

C’è Holly, l’unica in grado di trattare a muso duro con Gruber; c’è Al Powell, imbolsito sergente della polizia di L.A. che dà sostegno morale a John dall’esterno e sarà ispirato dalle sue gesta nonostante gli inetti superiori e la maldestrezza dell’FBI; l’autista di limousine, rompiscatole ma leale al protagonista; il viscido giornalista che pensa solo al suo scoop e l’infido dirigente cocainomane che vorrebbe scendere a patti con i terroristi.

McTiernan costruisce un prodotto d’intrattenimento assolutamente perfetto che alterna in maniera mirabile momenti di alta tensione a sequenze action via via più spettacolari sfruttando al massimo tutte le potenzialità dell’ambientazione. La violenza è esplicita, divertente e mai gratuita. Michael Kamen, compositore della colonna sonora, gioca con la Nona di Beethoven, omaggio voluto da McTiernan ad Arancia Meccanica di Stanley Kubrick.

Il film, costato appena 28 milioni di dollari, esce in USA nel luglio del 1988, ne incassa più di 140 e ottiene quattro nomination agli Oscar. Die Hard ridefinisce l’intero genere e lo nobilita agli occhi di quella critica che ritiene gli action prodotti di serie B. E’ la nascita di un nuovo mito e di uno dei franchise più remunerativi dell’industria cinematografica.


58 Minuti per Morire

Titolo originale: Die Hard 2 – Die Harder
Genere: Action – Thriller
Regia: Renny Harlin
Interpreti: Bruce Willis, Bonnie Bedelia, Reginald VelJohnson, William Sadler, Franco Nero, Robert Patrick
Provenienza: USA
Durata: 124 min.
Casa di produzione: 20th Century Fox, Gordon Company
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 4 luglio 1990 (USA)


Sono trascorsi due anni dai fatti della Nakatomi. E’ di nuovo la vigilia di Natale e John McClane, ora Tenente, si trova stavolta all’aeroporto di Washington in attesa che il volo della sua Holly arrivi da Los Angeles. Il Colonnello Stuart, ex-berretto verde, coadiuvato da altri membri della sua unità, s’impossessa del sistema di controllo del traffico aereo e impedisce ai voli di linea di atterrare. Il gruppo vuole la liberazione del Generale Esperanza, signore della droga e dittatore di uno stato centroamericano, estradato negli USA.

John McClane è di nuovo l’uomo sbagliato (o giusto, a seconda dei punti di vista) nel posto sbagliato nel momento sbagliato ed ha solo 58 minuti per risolvere la situazione prima che l’aereo su cui si trova Holly termini la sua autonomia e precipiti verso il disastro. Il film è tratto dal romanzo 58 Minutes di Walter Wager. Dal primo episodio torna Steven E. de Souza in veste di co-sceneggiatore mentre la regia passa a Renny Harlin che si è fatto notare con Nightmare 4 – Il Non Risveglio.

Gli ingredienti sono quelli del primo capitolo ma il film non risulta un semplice rimaneggiamento. La posta in palio è più alta con un maggior numero di vite umane in gioco. Anche se gran parte della storia si svolge nell’aeroporto, stavolta John non è intrappolato ed ha più spazio di manovra. Inoltre non è isolato e può interagire con il personale scontrandosi con l’ostilità di Lorenzo, capo della security, e trovando alcuni alleati tra cui il simpatico custode Marvin.

Bonnie Bedelia interpreta di nuovo Holly e tornano il Serg. Al Powell e il giornalista Thornburg, anche se stavolta hanno un ruolo più marginale. Tra i cattivi, il Col. Stuart è il noto caratterista William Sadler, esperto in ruoli da duro, il Gen. Esperanza è il nostro Franco Nero e c’è anche un glaciale Robert Patrick che acquisterà fama nel ruolo del T-1000 in Terminator 2.

Il film è uno spasso, più divertito rispetto al primo episodio, altrettanto solido strutturalmente, predilige leggermente l’action al thrilling con alcune trovate efficaci e la solita vena ironica mai sopra le righe. John si sbatte di qua e di là tra sparatorie e scazzottate salvandosi anche dall’esplosione di un aereo catapultandosi fuori dalla cabina con il seggiolino eiettabile. Memorabile lo scontro finale sull’ala di un aereo in procinto di decollare.

E’ la prima pellicola ad utilizzare immagini live action composte digitalmente con i mascherini dipinti per gli sfondi. Michael Kamen torna alle musiche riarraggiando gli efficaci temi del primo episodio e chiudendo di nuovo con Let it Snow! Let it Snow! Let it Snow!. La storia, infatti, gioca ancor di più sull’ostilità o sulla solidarietà del prossimo in contrasto con il clima natalizio.

58 Minuti per Morire esce in USA nel Giorno dell’Indipendenza e registra un altro grande successo di critica e botteghino. John McClane è ormai un beniamino del pubblico ed è anche un personaggio più positivo che sembra aver risolto definitivamente i suoi problemi coniugali. Sembra.


Die Hard – Duri a Morire

Titolo originale: Die Hard with a Vengeance
Genere: Action – Thriller
Regia: John McTiernan
Interpreti: Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Jeremy Irons
Provenienza: USA
Durata: 131 min.
Casa di produzione: 20th Century Fox, Cinergi Pictures
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 19 maggio 1995 (USA)


 

Cinque anni dopo gli eventi del secondo capitolo, ritroviamo un McClane sbandato, divorziato, a un passo dall’alcolismo e sospeso dal servizio. Viene richiamato al dovere quando Simon Gruber, fratello del cattivo del primo episodio, piazza una serie di bombe in giro per New York sfidando John a trovarle e a disinnescarle con l’aiuto del malcapitato Zeus, un elettricista di Harlem. Il vero obiettivo di Simon, però, non è la vendetta ma tenere occupate le forze dell’ordine per rubare l’oro della Federal Reserve con i suoi uomini.

McTiernan, regista del prototipo, torna sul luogo del delitto, portando stavolta sullo schermo la sceneggiatura originale di Jonathan Hensleigh. Le componenti vincenti del concept sono quelle di dare una spalla al protagonista e di cambiare la struttura del racconto. E’ la prima volta che vediamo McClane nel suo ambiente, New York, alle prese con i superiori del suo dipartimento. Niente più atmosfera natalizia né edifici trappola. Stavolta l’eroe scorrazza per la Grande Mela alla ricerca degli ordigni esplosivi risolvendo i cervellotici indovinelli dell’avversario.

Rispetto ai primi due capitoli, Bruce Willis non è più circondato da attori misconosciuti ma da due pezzi da novanta. Samuel L. Jackson è l’elettricista Zeus, un altro eroe suo malgrado, a dimostrare che per fare la differenza non c’è bisogno di un distintivo. Si tratta di un nero che ce l’ha con i bianchi ed è costretto a fare squadra con McClane tra mille divertenti battibecchi in una serie di disavventure che finiranno immancabilmente per farli legare. Per una coppia che si distingue per la dicotomia razziale, l’avversario non può che essere un tedesco, ariano, dal vago sapore neo-nazista, interpretato da Jeremy Irons, sempre perfetto nel ruolo del cattivo, qui glaciale e geniale al contempo.

Il film è molto più dinamico dei precedenti ma non a scapito della tensione che resta sempre altissima grazie alla minaccia degli ordigni esplosivi che costringono i due protagonisti ad una lotta contro il tempo riducendosi sempre all’ultimo secondo. C’è anche qualche situazione che riecheggia gli ingenui ma efficaci classicismi del genere, tipo i due eroi legati su una bomba che riescono a liberarsi usando una scheggia metallica per forzare la serratura delle manette.

Ritenuto dalla critica inferiore ai primi due episodi, Die Hard – Duri a Morire è un altro enorme successo di pubblico proprio perché McTiernan mantiene quegli elementi che hanno decretato il trionfo della serie ma pone McClane di fronte ad una situazione del tutto nuova, gli appioppa un partner, elemento che ricorrerà nei capitoli successivi, ce lo restituisce inguaiato (e quindi simpaticissimo) nella vita privata e lo riporta nella sua New York con grande soddisfazione per la curiosità dei fans.


Die Hard – Vivere o Morire

Titolo originale: Live Free or Die Hard
Genere: Action – Thriller
Regia: Len Wiseman
Interpreti: Bruce Willis, Justin Long, Timothy Olyphant, Maggie Q, Mary Elizabeth Winstead
Provenienza: USA
Durata: 129 min.
Casa di produzione: 20th Century Fox, Dune Entertainment, Cheyenne Enterprises, Ingenious Film Partners
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 27 giugno 2007 (USA), 26 ottobre 2007 (Italia)


 

Il quarto episodio arriva a ben dodici anni di distanza ad opera di Len Wiseman, regista dei primi due capitoli di Underworld e produttore dell’intera saga (nonché marito dell’attrice protagonista Kate Beckinsale). Lo script di David Marconi e Mark Bomback si basa su A Farewell to Arms, articolo di John Carlin pubblicato su Wired Magazine.

Questa volta, John McClane, divenuto detective, deve vedersela con una minaccia invisibile quando un attacco cyber-terroristico getta nel caos l’intera nazione nel Giorno dell’Indipendenza. Dopo l’accoppiata vincente con Zeus, John si trova di nuovo ad agire con un compagno improvvisato. Si tratta del giovane hacker Matt, interpretato dal bravo Justin Long, che esalta la divertente antitesi tra il rude e nerboruto poliziotto e un mondo che non conosce e non capisce: quello dei nerd, che sono anche i primi fans della saga cinematografica. Non a caso nel film compare anche Kevin Smith, regista e fumettista nerd per eccellenza.

A capo dei terroristi c’è un antipatico Timothy Olyphant (protagonista, lo stesso anno, del cinevideogame Hitman – L’assassino), spalleggiato dall’esperta di arti marziali Maggie Q (l’ultima Nikita televisiva). Nel gruppo dei cattivi c’è anche l’italiano Edoardo Costa. Incontriamo per la prima volta Lucy, figlia di John, interpretata dalla talentuosa Mary Elizabeth Winstead, che viene rapita ma si dimostra tosta come suo padre evitando di scadere nel cliché della donzella in pericolo.

La componente thrilling è ormai ridotta al lumicino e il film si rifà ai canoni dei prodotti d’intrattenimento di nuova generazione con valanghe di action sempre più inverosimile ma spettacolare e spassoso, tra auto lanciate come proiettili per abbattere elicotteri nemici o, ancora, Ford incastrate nella tromba di un ascensore a fare da teatro a duelli all’ultimo sangue, fino all’eroe che deve sfuggire a bordo di un camion ad un caccia da combattimento. Per la prima volta nella saga, le musiche non sono firmate da Michael Kamen ma da Marco Beltrami, newyorchese di origini italo-greche.

Quarto successo al botteghino, Die Hard – Vivere o Morire segna il rinnovamento del franchise per la nuova generazione scatenando il malcontento di qualche tradizionalista abituato all’impianto narrativo più realistico e carico di tensione degli episodi precedenti. Ma è un prodotto che funziona e John McClane è ancora l’antieroe action per eccellenza.


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