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domenica, 9 giugno 2013 - 22:38

The Bay – Recensione

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4 luglio 2009. Claridge, una località balneare nel Maryland, si prepara a festeggiare il Giorno dell’Indipendenza. Due ricercatori rilevano un alto tasso di tossicità nelle acque dovuto al rilascio nell’ambiente di ingenti quantità di escrementi di pollo. Mentre il sindaco decide di ignorare il problema per non recare danno agli introiti della cittadina, terribili parassiti iniziano a proliferare divorando i corpi umani dall’interno.

The Bay

The Bay

Titolo originale: The Bay
Genere: Horror
Regia: Barry Levinson
Interpreti: Kristen Connolly, Kether Donohue, Frank Deal, Christopher Denham, Andy Stahl
Provenienza: USA
Durata: 84 min.
Casa di produzione: Alliance Films, IM Global, Baltimore Pictures, Hydraulx Entertainment
Distribuzione (Italia): M2 Pictures
Data di uscita: 2 novembre 2012 (USA), 6 giugno 2013 (Italia)


Barry Levinson, regista premio Oscar per Rain Man, e autore di pellicole quali Good Morning Vietnam, Toys e quell’autentico cult che è Piramide di Paura, si cimenta stavolta con un mockumentary horror, ovvero un finto documentario ricostruito attraverso svariati video amatoriali effettuati con handycam, videocamere di sorveglianza e webcam con l’aggiunta di riprese televisive e quant’altro. I produttori hanno realizzato noiosi film dello stesso genere come Paranormal Activity e Chernobyl Diaries con i quali The Bay ha fin troppo in comune.

L’ambientazione, il sindaco interessato solo al tornaconto economico e la minaccia costituita da parassiti realmente esistenti richiama le atmosfere de Lo Squalo di Spielberg. In questo caso, però, il regista impiega un’ora per imbastire tutta la situazione con il dovuto realismo ma regala pochi brividi e tira le somme solo negli ultimi venti minuti. Il film è troppo dispersivo per quel che riguarda i personaggi, si salta dall’uno all’altro e non ci si affeziona a nessuno.

A parte il ribrezzo costituito dagli effetti dei parassiti sui corpi umani, nelle poche sequenze che dovrebbero mettere i brividi al pubblico, l’azione si svolge sempre fuori campo con effetti irritanti, difetto questo ricorrente anche nella saga di Paranormal Activity. La storia, se di storia si può parlare, punta ad una scontata moraletta ambientalista e non riesce a creare la giusta inquietudine. La tagline sul poster, “Il panico si nutre di paura”, è abbastanza ridicola poiché “paura” e “panico” sono sinonimi.

Anche se le telecamere sono ormai dappertutto, in alcuni momenti le riprese amatoriali risultano un po’ pretestuose ma si tratta comunque di espedienti giustificabili. Tutto sommato è un film riuscito sotto il profilo del realismo ma fallisce totalmente come prodotto d’intrattenimento strappando solo sbadigli.


Voto: 5


Autore Articolo

Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet.
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