Recensione: Tron Legacy

domenica, 2 gennaio 2011 08:00
Scritto da Stefano Dell'Unto.
Recensioni movie
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Locandina 210x300Regia: Joseph Kosinski
Interpreti: Jeff Bridges, Garrett Hedlund, Olivia Wilde, Bruce Boxleitner, Michael Sheen.
Provenienza: USA
Durata: 127 min.
Distribuzione: Walt Disney Pictures


La perfezione è inconoscibile. Kevin Flynn lo ha scoperto a sue spese nel tentativo di creare un mondo virtuale parallelo per ridefinire la condizione umana. A 28 anni di distanza da Tron, il cult di fantascienza della Disney, arriva sugli schermi il sequel, un kolossal da 150 milioni di dollari firmato dal visionario Joseph Kosinski. La campagna virale è durata ben due anni, tra featurettes on-line, banner, video musicali dei Daft-Punk, autori della colonna sonora, un merchandising massiccio in cui spicca il videogioco tie-in Tron Evolution e, in generale, il lancio del Tron-style. La Marvel, di proprietà Disney, non è stata a guardare e, oltre a realizzare una serie di copertine alternative per le sue principali testate, con i supereroi “tronizzati”, ha prodotto anche l’adattamento a fumetti del film originale, diretto da Steven Lisberger, produttore del sequel ( e disponibile anche in italia).

In Tron, Kevin Flynn, interpretato da Jeff Bridges, era un programmatore di videogames derubato delle proprie creazioni dalla ENCOM, una potente società d’informatica. Tentando di recuperare il maltolto con l’aiuto degli amici Alan e Lora, Kevin finiva nell’universo digitale ideato e dominato in modo dispotico dall’intelligenza artificiale della ENCOM, un mondo in cui i blocchi d’informazione si muovevano con l’aspetto di veicoli, i circuiti erano strade e i programmi, con sembianze umane, erano costretti ad affrontarsi in giochi gladiatori. L’alter-ego virtuale di Kevin, Clu, e quello di Alan, Tron, riuscivano infine a sconfiggere Sark, equivalente di Dillinger, disonesto capo della società.

Le vicende intercorse tra i due film, oltre ad essere riassunte nel sequel, vengono approfondite in Tron betrayal, altra miniserie in due numeri, sempre naturalmente della Marvel. Divenuto proprietario della ENCOM, Kevin creò Clu, un gemello virtuale per edificare un mondo digitale perfetto. Ma avvenne qualcosa di inaspettato. Comparvero gli Iso, una razza autogeneratasi attraverso un dna digitale, anello di congiunzione tra uomo e virtuale che potrebbe cambiare la concezione della realtà umana. Clu, però, li considerò un’imperfezione, si ribellò al suo creatore, prese il controllo del nuovo universo e Kevin vi rimase intrappolato.

Sam Flynn, figlio di Kevin ed orfano di madre, è un ragazzo temerario e ribelle che boicotta annualmente la ENCOM mentre Alan, interpretato come nell’originale da Bruce Boxleitner, non riesce ad opporsi agli avidi colleghi del consiglio d’amministrazione. Sam trova presto l’ingresso alla Rete, il mondo virtuale dove viene  catturato come entità estranea. Gli viene quindi innestato un disco in cui vengono memorizzati i propri dati e che può essere usato anche come arma negli acrobatici e letali scontri gladiatori a cui è costretto a partecipare. Interpretato dal giovane Garrett Hedlund, Sam è un perfetto eroe d’azione che usa le sue collaudate qualità fisiche per sopravvivere agli avversari, ma dimostra anche gli ottimi riflessi e l’arguzia tattica del videogiocatore consumato nelle spericolate corse sulle Light-cycles.

Sam Flynn 300x183Sam dovrà intraprendere un percorso di riconciliazione col padre, ancora interpretato da Jeff Bridges, divenuto una sorta di eremita zen. Inevitabile lo scontro generazionale tra la saggezza di Kevin, che opta per una paziente attesa, e il figlio, che vorrebbe agire subito per evadere dall’universo digitale. Il processo di maturazione di Kevin è estremamente interessante, giunto alla consapevolezza di aver sempre ineguito la perfezione senza accorgersi di averla a portata di mano.

Kevin Flynn 209x300Il suo disco è inoltre la chiave universale che fa gola a Clu. Permetterebbe infatti al despota di giungere nel nostro mondo per correggerne le imperfezioni. Riconosciuto dai sudditi come vero e proprio salvatore e liberatore dal giogo degli uomini creativi, Clu è affiancato dal viscido e pallido servitore Jarvis, ideale versione futuristica del tolkieniano Grima Vermilinguo. Agli ordini del tiranno un esercito sterminato nel quale spicca il misterioso campione Rinzler. Il confronto tra Clu e l’alter ego Kevin è l’esatta immagine del contrasto tra l’ambizione giovanile e la quieta saggezza della maturità.

Nel blu gelido della dimensione virtuale, l’unico calore lo troviamo negli occhi azzurri di Quorra, ultima superstite dall’epurazione degli Iso. Inguainata in un costume attillato, con capelli neri a caschetto stile Valentina e zeppe ai piedi, la splendida e bravissima Olivia Wilde potrebbe apparire come una gelida sexy-guerriera non dissimile dalla Charlize Theron di Aeon Flux. Si tratta invece di una bambina nel corpo di un’adulta. Intelligente ed altruista, Quorra scopre il mondo con infantile innocenza ed è il personaggio a cui ci si affeziona di più, vero motore emotivo del film. Diverte con la sua ingenuità, intenerisce col suo sorriso, soffriamo nel vederla inerte, gravemente ferita in battaglia, ed è il cuore di un epilogo toccante e, letteralmente, pieno di calore. La quintessenza del concetto di tridimensionalità. Un personaggio bidimensionale che assume una sua consistenza attraverso la scoperta della realtà.

Strepitoso anche Michael Sheen nel ruolo di Castor, istrionico, eccentrico, giullaresco gestore di End of line, un night-club che offre intrattenimenti di ogni genere ed è il ritrovo dei ribelli che complottano per rovesciare il regime. Figura ambigua vestita di un bianco neutro, Castor, che ricorda molto l’estroverso Malcolm McDowell in Arancia meccanica, si accompagna con la sinuosa Gem, la sensuale Serinda Swan, che abbiamo conosciuto in Smallville nel ruolo della maga Zatanna, eroina del DC Universe.

Adam Horowitz ed Edward Kitsis, già sceneggiatori di Lost, imbastiscono una trama semplice, bilanciando bene action e dialoghi, prediligendo però qualche spiegazione di troppo a scapito della parte più intimista. Ci si lascia andare a qualche sofismo richiamando il mito sul confine tra scienza e religione. Kevin, Sam e Quorra appaiono come una santissima trinità: il padre creatore, il figlio giunto a redimerlo e lo spirito santo immacolato. Archetipo di Clu sembra invece Lucifero, la creatura che si ritiene talmente perfetta da ribellarsi al padre e sovvertirlo. Lo stesso universo virtuale appare come un livido inferno, con i malvagi contraddistinti dal rosso fiamma e i buoni caratterizzati dal blu, esattamente come le spade laser dei Sith e dei Jedi in Star wars, saga citata più volte ed esplicitamente nel film. Strizzatine d’occhio anche alle pellicole di Batman e qualche inevitabile rimando a Matrix che, a sua volta, aveva dei debiti col Tron originale. Oltre alla ridefinizione della concezione dell’uomo, da creatura a figura divina, la risalita dal mondo digitale attraverso il sacrificio supremo diventa metafora di morte e rinascita.

E alla ricerca della perfezione hanno dovuto avventurarsi anche i ragazzi di Digital Domain che, attraverso le tecniche più innovative, hanno portato sul grande schermo, ma soprattutto fuori dallo schermo, l’universo virtuale concepito da Flynn. Nonostante l’invasione di film in 3-D usciti nell’ultimo anno, Tron legacy è forse l’unico, dopo Avatar e prima del prossimo Sucker punch di Zack Snyder, ad usufruire di queste tecnologie in modo concettualmente e artisticamente sensato. Si tratta di pellicole che non richiedono soggetti o sceneggiature eccessivamente complesse. Nel 1897, i fratelli Lumière emozionarono gli spettatori con un cortometraggio che mostrava semplicemente un treno che veniva incontro alla cinepresa. Il 3-D è in fondo un’evoluzione di quel concetto: il coinvolgimento emotivo e sensoriale del pubblico senza troppi fronzoli. Quasi un giro sulle montagne russe. E la proiezione all’interno di un’esperienza è la trama stessa di questi film. Accadeva al protagonista del kolossal di Cameron, che trasferiva la sua coscienza in un corpo alieno per poter interagire con la flora e la fauna del pianeta Pandora. É quello che accadrà nel film di Snyder (300, Watchmen ed il prossimo Superman), nel quale una ragazza rinchiusa in un manicomio sfuggirà alla terribile realtà rifugiandosi in un universo immaginario. Ed è quello che accade in Tron, in cui le scene nel mondo reale sono state sviluppate in 2-D per passare alla tridimensionalità nella realtà virtuale.

Gem 300x204Il mondo digitale è stato curato e studiato fin nei minimi dettagli ottenendo una tangibilità altamente suggestiva. Partendo dal film originale, ogni aspetto concettuale e grafico è stato evoluto, reso più veloce e complesso. Il design aerodinamico di costumi e veicoli è innovativo ed accattivante. La scenografia è dark ed opprimente. E, come detto, l’uso dei colori è ben mirato. Unico neo è Clu. Il facial morphing per ringiovanire Jeff Bridges ha ampi margini di miglioramento nonostante denoti uno sforzo notevole da parte dei computergrafici che merita comunque un plauso. A dare un’anima al film sono i Daft Punk che, insieme al reparto musicale, alternano motivi orchestrali a sonorità elettroniche. Il risultato è epico, straniante ed evocativo.

Sam e Quorra Light cycles

Nonostante qualche limite narrativo, una regia imprecisa e, a tratti, troppo distaccata che ci fa empatizzare a fatica col protagonista, Tron legacy è un esaltante capolavoro visivo che mantiene le promesse e trascina il pubblico, in due ore di spettacolo adrenalinico, ad esplorare una dimensione perfetta per riscoprire la bellezza della nostra realtà imperfetta.


Voto: 8,5



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