Recensione: Porco Rosso, di Hayao Miyazaki

martedì, 18 gennaio 2011 08:58
Scritto da Bruno Ugioli.
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Porco RossoRegia: Hayao Miyazaki
Provenienza: Giappone
Durata: 93 min.
Produzione: Studio Ghibli
Recensione a cura di: Bruno Ugioli


Arriva direttamente dal 1992 l’incredibile storia di Marco Pagot, asso dell’aviazione militare italiana trasformatosi misteriosamente in un maiale durante gli scontri della Prima Guerra Mondiale. Dopo l’incidente abbandona la sua vita precedente e la bella Gina, cantante di un night club con cui aveva un legame affettivo, ma non il volo, continuando solcare i cieli con il suo aeroplano rosso, per dare la caccia ai pirati dell’aria. “Porco Rosso” si muove così in un’Italia degli anni ’20 reinventata e coloratissima, destreggiandosi fra fascisti, pirati, vecchi ricordi, vecchi amori, la sfida con il pilota americano Donald Curtis e la giovane e vulcanica Flo. Costretto a rintanarsi nel mondo dell’illegalità e dei contrabbandieri pur di rinnegare la situazione politica (Preferisco essere un maiale che diventare un fascista dice al suo vecchio amico Ferrarin, rimasto nell’esercito) la sua avventura si compone di spettacolari panoramiche aeree, emozionanti combattimenti nel cielo, spericolati inseguimenti e soprattutto tante situazioni comiche, fra cui una spassosissima rissa finale. Questo è infatti il film più divertente e spiritoso di Miyazaki, costruito anche con il gusto della gag, pure se in mezzo ci sono cose terribilmente serie come il Fascismo e la guerra.

Inquadrando un microcosmo di emarginati senza legge, che hanno preferito i confini del mare a quelli della società, spunta il suo lato politico e anarchico, il suo rifiuto all’omologazione, ma anche la sua ironia. Potrebbe essere una delle sue poche pellicole dove ad essere protagonista non è una fanciulla, ma invece anche qui, piano piano, Flo e Gina acquistano sempre più spazio mettendo in ombra Marco Pagot che, in linea con sua la poetica, è un cavaliere dall’animo nobile e dal cuore buono, che sa e preferisce stare in disparte. Del resto lui riesce a scordarsi della sua condizione soltanto volando, e torna a sentirsi libero con il vento in faccia, e il motore a mille. Pur di farlo, e pur di lottare nelle cose in cui crede, non ha paura di prendersi i suoi rischi o di restare solo (perché un maiale che non vola è soltanto un maiale).

Un fortissimo e ispirato inno alla libertà, all’avventura e al coraggio quindi, in questo figlio atipico del maestro Giapponese, in trasferta fuori della sua terra e della sua epica. Miyazaki trasferisce in un altro mondo e in altri personaggi il suo ideale romantico di storie d’amore, di riscatto, il suo mistero, la fantasia e la sua poesia. Spettacolare e modernissimo, un altro dei suoi capolavori riscoperti troppo tardi. Non bastano poche parole a descriverlo, e nemmeno tante. Va visto.


Voto: 9

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1 Commento per “Recensione: Porco Rosso, di Hayao Miyazaki”

  1. Red

    Sembra quasi che quando ci sia un film di Hayao Miyazaki meriti un voto alto già per la fiducia. Questo film è un film minore nella filmografia di quel genio, quindi personalmente non credo meriti 9, un sette sarebbe anche giusto ma nove è eccessivo , anche perché confrontati ad altri film di Miyazaki come Nausicaä, Mononoke e la citta incantata questi meriterebbero voti che superano il 10

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  1. Porco Rosso di Hayao Miyazaki in dvd da Marzo News Case Editrici

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