Scritto da Bruno Ugioli.
Recensioni cartoon
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Regia: Tom McGrath
Provenienza: USA
Durata: 96 min.
Produzione: DreamWorks Animation
Recensione a cura di: Bruno Ugioli
È notizia recente che la GP Publishing, differenziando la propria proposta di materiale esclusivamente giapponese, stia per portare in edicola i comics americani prodotti dalla Wildstorm con protagonisti i personaggi dei film della Dreamworks. Un’operazione simile a quella compiuta dai BOOM! Studios con la linea di fumetti aventi protagonisti i charachters della Pixar, portata in Italia dalle Edizioni BD. Si parte con Megamind, già disponibile in edicola, l’ultima fatica della casa di produzione di Glendale, ed è singolare che l’immaginario di questo film venga trasposto su carta, perché è proprio da lì, dai classici fumetti di supereroi che nasce. Megamind prende un classico espediente di questo tipo di storie: la lotta dell’eroe contro il supercattivo, la sua tipica nemesi, e lo ribalta. Cosa accadrebbe se finalmente, per una volta, vincesse il villain? La risposta è tutta qui, e non è per niente scontata.
Il malvagio Megamind dopo aver sconfitto Metroman, l’eroe di Metro City, diventa signore e padrone della città. Ma dopo aver seminato terrore e distruzione si rende conto di quanto ora la sua vita sia divenuta noiosa. Raggiunto il bieco sogno che perseguiva sin dalla sua infelice infanzia, non sa più cosa fare della propria esistenza, e così tenta di ricominciare da capo. Trasforma Hal, un semplice e represso cameraman televisivo, in un nuovo e potentissimo supereroe, lo addestra (sotto le mentite spoglie di un “padrino” spaziale) e lo prepara ad affrontarlo. Parallelamente fra lui (di nuovo sotto mentite spoglie, stavolta di un intellettuale: Bernard) e Roxanne, la giornalista che era solito rapire ai vecchi tempi, nasce un’affinità che sfocia in una storia d’amore. Ma niente andrà come previsto perché Hal, divenuto Titan, era innamorato della sua collega Roxanne, e respinto per l’ennesima volta deciderà di dedicarsi al male piuttosto che al bene. La stessa giornalista poi scoprirà che sotto la maschera di Bernard si nascondeva in realtà Megamind, troncando bruscamente la relazione. Abbandonato anche dal suo fido aiutante Minion, nel finale, dopo un importante colpo di scena, Megamind affronta la battaglia più importante della sua vita, perché si trova finalmente a combattere dalla parte del bene.
Una storia movimentata e sofisticata, che mette al centro il personaggio Megamind, con gag soprattutto facciali, corporali, comportamentali, e raggiunge altissime vette tecnologiche nell’evoluzione della recitazione degli attori digitali. Sebbene la Dreamworks rimanga sempre ad anni luce dalla Pixar (con un colossale ritardo sul tema rispetto a Gli Incredibili), sta dimostrando impegno e voglia di migliorarsi già dal precedente (e migliore) Dragon Trainer. E ciò avviene sia nel campo tecnologico che in quello della storia, che è davvero originale e inaspettata. Fra la semplice parodia di Superman (con strizzatine d’occhio non capite dall’edizione italiana: Fortezza Solitaria invece che Fortezza della Solitudine) e il citazionismo sfrenato come marchio di fabbrica (nel fantasma di Marlon Brando aleggia Jor El) spunta una riflessione non banale su bene, male, destino e desiderio di riscatto. Il discorso sulla predeterminazione, e sul fatto che il potere di cosa fare delle nostre vite sia il più grande di tutti, e soprattutto che sia in mano nostra, riesce ad essere persino profondo e adulto, pur sempre senza prendersi troppo sul serio.
Tom McGrath, che lavora come animatore, sceneggiatore e doppiatore sin dai tempi di Space Jam, compie un notevole balzo qualitativo rispetto all’esclusivo intrattenimento di Madagascar e Madagascar 2, sue prime regie. Lo scopo di questi prodotti è ancora divertire grandi e piccini senza impegno, ma questa volta è presente una maggiore consapevolezza dei mezzi artistici del film d’animazione, segno che forse anche alla DreamWorks si stia cercando di raggiungere il livello di eccellenza della Pixar.
Voto: 7,5














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