Una produzione di altissimo profilo, il regista dei due Iron-Man, un cast di tutto rispetto e un mix di generi da una misconosciuta graphic novel. Gli ingredienti sembrano quelli giusti ma vengono mescolati in un pasticcio noioso ed inerte.
Regia: Jon Favreau
Interpreti: Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde, Sam Rockwell.
Provenienza: USA
Durata: 113 min.
Distribuzione: Universal Pictures
Recensione
Era il blockbuster più enigmatico di quest’estate insieme al Super 8 di J. J. Abrams, entrambi incentrati sull’elemento extraterrestre e prodotti da Steven Spielberg che, come regista, ha realizzato capolavori sul tema come E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo per poi scadere, negli ultimi anni, in guazzabugli quali La guerra dei mondi ed Indiana Jones 4. Oltre alla mole produttiva, che conta anche Ron Howard, tra i punti di forza di Cowboys & aliens c’è sicuramente il cast di livello.
Più dubbi lasciava il regista, Jon Favreau, che finora, nonostante i successi al botteghino dei due Iron-Man, si è dimostrato un mediocre mestierante senza particolari guizzi autoriali sbagliando completamente il secondo episodio sul supereroe Marvel. Altra perplessità era il fumetto di Scott Mitchell Rosenberg da cui il film è tratto, brutto, disegnato male e sconosciuto ai più, quindi non un titolo di richiamo come possono essere i personaggi DC e Marvel.
A fare la differenza in questa trasposizione avrebbero dovuto essere gli sceneggiatori, un team composto, tra gli altri, da Damon Lindelof, Alex Kurtzman e Roberto Orci, che provengono proprio da alcune opere buone ma discutibili di Abrams, come Lost, Mission: Impossible 3 e Star Trek. Purtroppo la differenza l’hanno fatta in negativo e il film si sta rivelando un flop, devastato da critica e pubblico e battuto, nel primo giorno di programmazione, addirittura dalla più modesta e meno ambiziosa pellicola sui Puffi.
La prima mezz’ora funzionerebbe anche benino se non fosse che i vari trailer hanno già anticipato tutto al pubblico. Jake, un pistolero solitario interpretato da un duro e glaciale Daniel Craig, si sveglia in pieno deserto, in preda ad amnesia, ferito e con un misterioso braccialetto fantascientifico al polso. Arriva così nella cittadina di Absolution dove incontra Ella Swenson, un’Olivia Wilde sempre più brava e più bella, che sembra sapere tutto di lui.
Jake è un ricercato e viene arrestato dallo sceriffo ma il colonnello Dolarhyde, un potente e apparentemente crudele allevatore che ha il ringhio di Harrison Ford, giunge a reclamare il prigioniero, reo di avergli rubato dell’oro. In quel momento, alcune astronavi aliene attaccano Absolution e Jake abbatte uno dei velivoli sparando un colpo d’energia dal suo braccialetto. Fin qui la storia è abbastanza intrigante ma subito dopo si accartoccia su se stessa.
Nonostante la presenza di Spielberg e Howard in produzione abbia conferito il giusto tono al film, ripulendolo dalle baggianate del fumetto e rendendolo più realistico e violento rispetto alle prove precedenti di Favreau, i limiti del regista pesano come un macigno e il pessimo script completa l’opera. La narrazione è lenta, noiosa, ingenua, trita e ritrita, con dialoghi che vanno dalla A alla B.
I personaggi risultano monodimensionali e non ci si affeziona a nessuno. Jake va avanti con una serie di flashback banalissimi, che ricostruiscono una storia pasticciata e pretestuosa. Dolarhyde si trasforma in un nonnetto appena appena burbero che si prende cura del ragazzino della situazione. Ella rappresenta la chiave di volta della storia riservando un colpo di scena involontariamente ridicolo. Peraltro, a metà film le accade esattamente ciò che accadeva a Quorra, altra eroina interpretata da Olivia Wilde in Tron Legacy. Sorvoliamo sul barman impersonato da Sam Rockwell, sopra le righe come in Iron-Man 2 e più inutile del cane che segue la compagnia.
Tutta la parte inerente gli alieni è campata per aria e farebbe rivalutare perfino un disastro demenziale come Skyline. Le scene d’azione sono poche, prive di tensione, brevi e prevedibili, con effetti speciali convenzionali, senza infamia e senza lode. La battaglia finale è più che altro una scaramuccia con una scopiazzatura da Independence Day. Colonna sonora anonima.
Scadente nella parte western, orrendo nella componente fantascientifica. Un disastro che annoierà gli adulti e non piacerà ai bambini. Assolutamente da evitare.

