Grant Morrison Talking with Gods

Articolo di Stefano Dell'Unto

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grant morrisonRegia: Patrick Meaney
Provenienza: USA
Durata: 80 min.
Distribuzione: Halo 8

“Amatevi l’un l’altro ma amate me più di chiunque altro” dice scherzosamente Grant Morrison al termine di questo documentario diretto da Patrick Meaney che ci racconta la vita privata e professionale, tra leggenda e realtà, di uno dei più grandi fumettisti di tutti i tempi, oltre che filosofo moderno, sciamano, musicista, visionario geniale ed anticonformista. Una vita segnata dalle vicissitudini più singolari, a partire dall’infanzia nella grigia Glasgow, in Scozia, negli anni ’60, durante la quale il padre, pacifista e attivista politico per il disarmo, lo coinvolgeva in veri e propri raid di spionaggio investigativo in aree militari proibite ai civili dei quali vengono riportate nel film testimonianze inquietanti. Incoraggiato alla lettura di fumetti e opere di fiction dalla madre appassionata di scienza, astronomia ed astrologia, Morrison scoprì subito il fascino dei supereroi come risposta al deterrente nucleare che incombeva negli anni della guerra fredda.

Si passa poi al periodo dell’adolescenza, il più difficile nella vita di Morrison ma fondamentale per la sua passione per la letteratura disegnata. Dopo la separazione dei genitori, l’autore ottenne una borsa di studio per una scuola maschile che odiò fin dall’inizio a causa dell’isolamento dal mondo femminile che sarebbe durato fino ai 19 anni. Il suo unico rifugio erano i fumetti, divenne un geek ed iniziò a disegnare le storie che amava. Fu un duro colpo per lui essere rifiutato dalla scuola dell’arte ma poco più tardi si sarebbe unito alla rivista di fumetti hippie Near Myths per la quale creò il suo primo personaggio, il dandy psichedelico Gideon Stargrave.

Nei primi anni ’80, Morrison iniziò ad interessarsi alla magia. Il documentario racconta i primi esperimenti esoterici dell’artista e le conseguenti allucinazioni che lo condussero alla fascinazione per il caos e la materia. In quegli anni, Morrison formò un gruppo rock che non ebbe il successo sperato e lavorò per un anno come archivista nell’amministrazione statale, un lavoro deprimente che s’intonava alla sua città natale, dopo il quale giurò a se stesso che si sarebbe guadagnato da vivere come fumettista, in particolare come sceneggiatore per non dover disegnare storie altrui.

Il film sottolinea con un certo umorismo l’impatto violento che la rivoluzione dell’inglese Alan Moore ha apportato nella carriera di Morrison e della piccola rivalità venata di ammirazione che intercorre tra i due autori. Dopo aver creato il supereroe popstar Zenith per la rivista inglese di fantascienza 2000 A.D., Morrison passò alla DC Comics dove resuscitò il misconosciuto e dimenticato Animal Man con il suo stile inconfondibile ed alternativo, ispirato dai lavori di Moore. Viene però evidenziata anche la differenza tra i due autori. Laddove Moore inserisce i supereroi nel contesto reale, Morrison sovrappone il mondo del fumetto al nostro e desidera esplorarlo a fondo.

Lo scozzese rivoluzionò anche la Doom Patrol, supergruppo DC nel quale riversò la personalità degli stravaganti artisti che frequentava nella sua vita bohemienne. Il successo planetario ed economico arrivò con la graphic novel Arkham Asylum, una storia di Batman controcorrente, basata sull’introspezione psicologica e non sull’azione. Fu il più importante momento di transizione dell’artista che si prese una pausa, iniziò a viaggiare per il mondo e a far uso di alcol, droghe e sostanze allucinogene. Si appassionò ai fetish club e al fenomeno del travestitismo al quale partecipò attivamente. Tutte le sue esperienze di vita, dall’infanzia fino alla maturità diedero origine allo sci-fi thriller The Invisibles, nel quale Morrison creò un suo alter ego, King Mob che si ammalò nello stesso periodo in cui l’autore contrasse una violenta infezione e viene qui raccontata l’incredibile visione celeste che lo portò alla rinascita. Si ripercorre anche il momento più importante nella vita spirituale di Morrison, la sua visita a Kathmandu e l’esperienza extracorporea ritratta per filo e per segno in The invisibles.

L’artista racconta allo spettatore il suo modo di lavorare, la sua giornata di scrittore, la stesura di sceneggiature criptiche, incubo dei disegnatori, e la sua capacità di inserire le sue idee più singolari anche in lavori apparentemente meno trasgressivi come JLA. Si passa poi all’analisi del periodo di depressione che lo colpì alla fine degli anni ’90, quando iniziò ad interessarsi alla vita reale con una visione più cinica che lo portò ad incupire gli X-Men e a creare la miniserie The Filth da cui emerge lo squallore della quotidianità che lo circondava.

Pittoresco l’aneddoto dell’incontro di Morrison con Kristan, sua attuale moglie ed agente, che lo ha tirato fuori dalla depressione rendendolo più maturo. L’ultima parte del documentario è dedicata ai lavori più recenti dell’autore, come il mastodontico e controverso Final Crisis, aspramente criticato dai lettori, e la trionfale miniserie All Star Superman, vincitrice di un Eisner Award, propiziata da un incontro davvero particolare.

Il film è arricchito dagli interventi di amici, colleghi e collaboratori di Morrison, come i grandi disegnatori Frank Quitely, Jill Thompson e Frazer Irving, gli sceneggiatori Geoff Johns e Mark Waid e il fumettista a tutto tondo Phil Jimenez. Pur peccando di una regia abbastanza piatta ed omettendo l’analisi di qualcuno dei suoi lavori importanti, è un documentario che ci mostra Grant Morrison a tutto tondo, in modo approfondito, prima come uomo e poi come artista e merita di essere visto per conoscere al meglio uno dei più grandi fumettisti contemporanei.

Voto: 8

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