Vita di Pi – Recensione

Intervistato da un giovane romanziere, l’indiano Pi Patel racconta l’incredibile avventura vissuta da giovane, quando fu vittima di un naufragio nel quale perse la famiglia e si ritrovò alla deriva su una barca in compagnia di una feroce tigre del Bengala.

Vita di Pi

Titolo originale: Life of Pi
Genere: Avventura
Regia: Ang Lee
Interpreti: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Gérard Depardieu, Adil Hussain, Tabu, Rafe Spall
Provenienza: USA, Cina
Durata: 127 min.
Casa di produzione: Fox 2000 Pictures, Haishang Films, Rhythm and Hues
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Data di uscita: 21 novembre 2012 (USA); 20 dicembre 2012 (Italia)


Autore in grado di coniugare un sontuoso spettacolo visivo a storie di ampio respiro sorrette da una marcata introspezione psicologica ed emotiva dei personaggi, il taiwanese Ang Lee, premio Oscar per I Segreti di Brokeback Mountain e La Tigre e il Dragone, nonché regista del sottovalutato Hulk, si cimenta stavolta con la trasposizione del romanzo Life of Pi di Yann Martel, canadese come lo scrittore che fa visita a Pi per ascoltare la sua stravagante, favolistica storia.

Il film regge sulla dicotomia tra la spiritualità del giovane protagonista, capace di conciliare tre differenti religioni, induismo, cristianesimo ed ebraismo, e la gretta brutalità del regno animale col quale deve convivere fin da piccolo nello zoo di famiglia. Quando la nave su cui sta viaggiando insieme alla sua famiglia e agli animali dello zoo naufraga per una tempesta, Pi si ritrova su una barca con una zebra, un orango, una iena e una tigre.

La piccola scialuppa diviene così un microcosmo nel quale viene sintetizzato il ciclo della catena alimentare e viene imposta la legge della giungla. Ascetismo e crudeltà ferina trovano un punto d’incontro nel legame che viene a crearsi tra il ragazzo e la tigre, un vincolo tanto profondo da assumere carattere allegorico come svelato nel finale del film.

Unico nome noto nel cast è quello di Gérard Depardieu nel ruolo, breve ma importante, del cuoco della nave destinata al naufragio. Tutti gli interpreti sono comunque all’altezza della situazione, in particolare Suraj Sharma, dotato di buon piglio comico, e Irrfan Kahn (visto in The Amazing Spider-Man) che interpretano rispettivamente Pi da giovane e da adulto.

Un po’ come accadeva in alcune sequenze di Hulk, parte integrante della narrazione divengono flora e fauna degli spettacolari e suggestivi scenari naturalistici offerti dal regista attraverso un 3D coinvolgente sul piano visivo ed emotivo come solo pellicole quali Avatar e Tron Legacy erano forse state in grado di presentare.

Un film che ha il difetto di diventare troppo didascalico nel finale ma che riesce a trascinare il pubblico per più di due ore con delicato equilibrio tra un’ammaliante estetica cinematografica e la sensibilità emotiva di una vicenda che, tra ricerca del sacro e istinti primordiali, si rivela profondamente umana.


Voto: 8

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