Joann Sfar (Dessins): Recensione



Quando il cinema si mette al servizio del fumetto: Joann Sfar e la sua arte vanno in scena sul grande schermo al 29° Torino Film Festival.

Joann Sfar (Dessins)

Regia: Mathieu Amalric
Provenienza:
Francia (2010)
Durata:
43 min.
Formato:
DigiBeta

Mathieu Amalric è certamente noto al grande pubblico per le notevoli doti d’attore dimostrate in film come Munich o lo splendido Lo scafandro e la farfalla, ma anche per il ruolo del villain in una pellicola diametralmente opposta come 007 – Quantum of Solace. Una versatilità e un’inventiva che negli anni l’hanno portato a volersi mettere in gioco anche come regista oltre che interprete, con ottimi risultati, stando a vedere le reazioni di pubblico e critica al suo Tournée dello scorso anno, che ha ottenuto a Cannes il premio alla regia.

Joann Sfarr non è invece molto noto al grande pubblico, sebbene sia già considerato uno dei maestri del fumetto mondiale. Il suo nome è legato ad una grande varietà di titoli (alcuni ancora inediti in larga parte in Italia, come La Fortezza), fra cui spicca certamente la serie Il gatto del rabbino, pubblicata nel nostro paese da Kappa Edizioni, la quale sta per beneficiare di una trasposizione cinematografica animata, ad opera dello stesso Sfar in collaborazione con Antoine Delesvaux. Una seconda regia, per un autore anch’esso estremamente versatile, in grado di passare dall’autonomia dell’essere un autore completo alla frantumazione dei ruoli nel cinema, alla sceneggiatura, alla pura illustrazione. Ed è proprio a quest’ultima che Amalric sceglie di dedicarsi, sopra ogni cosa, nel suo ritratto del fumettista di Nizza.

Joann Sfar si muove con il suo quaderno degli schizzi nella Parigi più quotidiana e lontana dallo stereotipo turistico, osservando, elaborando la realtà, disegnando continuamente tutto ciò che possa stimolarlo. L’occhio indiscreto e indagatore di Amalric lo fissa mentre lui scruta a sua volta gli oranghi dello zoo, cercando di impressionarne sul foglio le movenze. Lo segue al mercato del pesce, mentre è intento a cogliere ogni sfumatura cromatica del pescato quotidiano, con gli inservienti che non sanno se trattarlo come un genio o un pazzo. Amalric lo pedina stretto, e non ci risparmia niente dei corpi sensuali dei modelli di una scuola di disegno, dove viene impartita l’arte della linea rapida, responsabile di cogliere il dinamismo legato alle figure umane. Non ci viene risparmiato nulla nemmeno quando Sfar presenzia al sezionamento di un cadavere alla facoltà di medicina, alla scoperta di muscoli, nervi, tendini, carne scoperta da riportare sul blocco senza scomporsi minimamente, interpretando il mestiere del disegno come uno scienziato.

Nel frattempo Joann Sfar ci parla, dichiarando le sue teorie sul disegno, citando i maestri (Pratt, fra gli altri), raccontando aneddoti e provando, in generale, a trasmettere la sua passione per il fumetto. La camera mossa e, letteralmente, vivisezionatrice, si dimentica spesso del suo viso per inquadrare la pagina, le mani in movimento, la creazione che prende forma. Amalric accumula il più possibile del lavoro senza sosta del disegnatore, mentre si pone di fronte alla gabbia di vignette, mentre traccia le prime incerte righe, mentre ritocca le ultime pennellate di acquerello, arrivando a inglobare anche la testimonianza di colleghi come Christophe Blain.

L’incontro fra due artisti così rispettosi dei rispettivi medium dà vita a un (forse troppo piccolo e grezzo, ma comunque appropriato) documentario profondamente interessante ed interessato all’elemento puro e semplice del disegno e della creazione artistica, tralasciando coraggiosamente il personaggio Joann Sfar, il quale diventa niente più di un tramite. Un lavoro per amanti veri e genuini del fumetto e non solo semplici curiosi, capace di parlare anche a chi con l’arte sequenziale lavora e convive.

Il finale è un tuffo fra le tavole di Pascin (pubblicato in Italia da 001 Edizioni), non a caso innamorata biografia di un pittore. Sfar rilegge alcune delle pagine più riuscite della sua opera, in cui parla di sesso e amore con estrema maturità. Amalric segue la sua narrazione e vi si sovrappone, lasciandosi traghettare al termine. Un lavoro difficile ma intenso e coraggioso, che poteva venire soltanto da un paese come la Francia, dove il fumetto merita di essere trattato come poesia.

Voto: 7

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