É la grande sorpresa di quest’estate. Il blockbuster meno atteso ed è quello che finora ha convinto maggiormente critica e pubblico insieme ad Harry Potter e Super 8, lasciando al palo il pessimo Cowboys & Aliens con risultati al botteghino di gran lunga superiori a quelli di altre pellicole attesissime come Green Lantern.
L’alba del Pianeta delle Scimmie
Regia: Rupert Wyatt
Interpreti: James Franco, Andy Serkis, Freida Pinto, John Lithgow, Brian Cox, Tom Felton.
Provenienza: USA
Durata: 105 min.
Distribuzione: 20th Century Fox
Recensione
Non si tratta di un prequel della celebre saga fantascientifica, bensì di un reboot realizzato per riavviare il franchising, operazione fallita qualche anno fa dal pessimo remake di Tim Burton.
Attenzione, però. Il plebiscito che ha accolto la pellicola oltreoceano indurrebbe a pensare che ci troviamo di fronte ad un kolossal alla Spielberg o alla Michael Bay. Si tratta invece di un bel b-movie con una struttura narrativa semplice ma solida, che si dipana in appena un’ora e 45 minuti attraverso la regia essenziale e ben ritmata di Rupert Wyatt, presentato in una veste sontuosa grazie al cast di livello e agli effetti speciali della Weta Digital di Peter Jackson.
Nella prima parte del film viene sviluppata una convincente storia d’amicizia e di sentimenti traditi senza scadere mai nel patetismo melodrammatico. La storia ricorda quella di Splice, l’ottimo horror con Adrien Brody uscito lo scorso anno. Will, interpretato da un sempre straordinario James Franco, è uno scienziato che sta cercando di sviluppare una cura per l’Alzheimer nella speranza di poter curare suo padre, un grandioso John Lithgow. Il ricercatore sperimenta un farmaco su alcuni scimpanzé e, in un gesto di compassione, adotta un cucciolo modificato geneticamente, il piccolo Caesar.
Crescendo, Caesar sviluppa un’intelligenza fuori del comune trovandosi a disagio con la sua condizione di animale domestico e, in seguito ad un incidente, viene rinchiuso in una struttura d’accoglienza per i primati il cui gestore ha il volto di Brian Cox, cinico e antipatico come in X-men 2, e che aveva già lavorato con Wyatt in The escapist. Nel centro lavora anche un giovane aguzzino con gli occhi glaciali di Tom Felton, che i fans di Harry Potter conoscono molto bene. Inutile il personaggio della pur brava Freida Pinto, compagna di Will che non ha un vero ruolo e che è spinta a forza nella pellicola solo per necessità di una figura femminile.
I personaggi, così ben sviluppati nei primi cinquanta minuti, perdono la loro importanza nella seconda parte dove l’attenzione è tutta concentrata sulla scimmie rese mirabilmente dagli effetti della Weta. Caesar è animato in motion-capture da Andy Serkis che, con la stessa tecnica, ha dato vita a Gollum ne Il Signore degli Anelli (e nel prossimo Lo Hobbit) e, a proposito di scimmie, a King Kong, entrambe opere di Jackson. Sempre con la stessa tecnica lo ritoveremo anche nel Tintin di Spielberg.
Serkis è bravissimo ad infondere anima, sentimenti ed espressività alla sua controparte digitale e ne traduce perfettamente l’evoluzione in un essere sempre più intelligente e rancoroso. La lotta con le altre scimmie del branco nel centro di detenzione e la grande battaglia finale tra l’esercito di primati e la polizia sul Golden Gate sono altamente realistiche e spettacolari. Buona la colonna sonora di Patrick Doyle che ci aveva già piacevolmente impressionato in Thor.
Nonostante le pecche, qualche personaggio lasciato a metà, la prevedibilità di alcune situazioni e un paio di trovate un po’ pretestuose, è un film che funziona, che trascina il pubblico e che vale il prezzo del biglietto, dimostrando ancora una volta che non occorrono budget stratosferici o inutili conversioni in 3-D per decretare il successo di una pellicola quanto piuttosto una buona storia, un po’ di mestiere e tanto cuore.
