La Disney porta sul grande schermo John Carter, l’eroe creato nel 1911 da Edgar Rice Burroughs per una serie di racconti di fantascienza che hanno gettato le basi e sono stati di ispirazione per numerose opere fantasy e sci-fi, da Flash Gordon a Star Wars, passando per autori come Robert E. Howard ed arrivando ad Avatar di James Cameron.
John Carter
Regia: Andrew Stanton
Interpreti: Taylor Kitsch, Lynn Collins, Willem Dafoe, Thomas Haden Church, Samantha Morton, Dominic West, Polly Walker, James Purefoy, Mark Strong, Ciaran Hinds.
Provenienza: USA
Durata: 132 min.
Casa di produzione: Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Data di uscita (Italia): 7 marzo 2012
Diretto da Andrew Stanton, regista premio Oscar di Alla Ricerca di Nemo e WALL-E per la Disney Pixar, il film è tratto da A Princess of Mars, il primo romanzo della serie di John Carter. Il protagonista, interpretato da un grintoso Taylor Kitsch (Gambit in X-Men Origins: Wolverine) è un veterano sudista della Guerra Civile Americana che, in seguito a diverse peripezie, si ritrova catapultato su Marte, chiamato Barsoom dagli abitanti, dove le differenti condizioni di gravità gli garantiscono degli autentici superpoteri. John si ritrova coinvolto nella grande guerra tra le popolazioni locali e nelle rispettive faide interne.
Dominic West (Terone in 300 e Jigsaw in Punisher: War Zone) è Sab Than, sovrano dei bellicosi Zodanga che stringe un’alleanza con Matai Shang, interpretato da Mark Strong (Sinestro in Green Lantern e villain in Kick-Ass, Sherlock Holmes e Robin Hood) Re degli egoisti Thern, araldi mutaforma della divinità locale. Insieme muovono guerra al più pacifico e sofisticato popolo di Helium. Per cessare le ostilità, Sab Than chiede in sposa la principessa Dejah Thoris, la bellissima Lynn Collins (vista anche lei in Wolverine) coraggiosa principessa del regno nemico, vero e proprio prototipo di eroine come la Leia di Star Wars. Suo padre il re, il caratterista Ciaran Hinds (visto di recente ne La Donna in Nero e Ghost Rider: Spirit of Vengeance) acconsente alle nozze.
Sul pianeta è presente anche la tribù dei Thark, gli uomini verdi, antesignani del Martian Manhunter della DC Comics. Willem Defoe e Thomas Haden Church (curiosamente Green Goblin e l’Uomo Sabbia nella saga cinematografica di Spider-Man) animano in motion-capture rispettivamente il capo della popolazione e il brutale guerriero che vorrebbe deporlo. Samantha Morton (la pre-cog di Minority Report) è la premurosa e vulnerabile figlia del leader che aiuta John Carter nelle sue peregrinazioni. Nel film come nel romanzo originale compare anche lo scrittore Burroughs in una versione fittizia, nipote dell’eroe, che ne tramanderà le gesta attraverso i suoi racconti.
Dal film si evince tutto l’amore del regista per i romanzi di John Carter ed è proprio l’estrema fedeltà all’opera letteraria ad essere croce e delizia della pellicola. Lo spirito epico ed avventuroso tipico del materiale originale resta inalterato e la prima parte del film scivola via che è un piacere, diretto con gran ritmo da uno Stanton ispiratissimo. I personaggi hanno spessore. Le scene action denotano inventiva e la giusta dose di violenza. La componente comica è molto lieve, gradevole e niente affatto invadente. La ricostruzione di Marte è tangibile e minuziosa. La scenografia, l’aspetto degli alieni, gli usi e i costumi sono rappresentati con grande cura. Gli effetti speciali sono sontuosi e, nonostante si tratti di una riconversione, il 3D funziona bene. Davvero simpatico Woola, il cagnone alieno, velocissimo e fedele a John Carter, che è già la mascotte del film. Evocativa la colonna sonora di Michael Giacchino, premio Oscar per Up! della Pixar e collaboratore fisso di J.J. Abrams. In una perfetta chiusura del cerchio, il film rifà il verso a quelle stesse opere ispirate da John Carter. Impossibile che lo scontro di John con le scimmie bianche nell’arena non ricordi quella de L’Attacco dei Cloni, Episodio II di Star Wars.
Con l’evolversi della storia, però, i meccanismi narrativi mostrano un po’ di ruggine. La vicenda diventa ripetitiva, prolissa ed inutilmente intricata. L’eroe viene catturato almeno dieci volte, se non di più, ed è un continuo lottare e fuggire. I dialoghi diventano banali e didascalici. Le dinamiche da racconto di inizio ’900 mostrano il fianco e richiederebbero una maggior rielaborazione per adattarsi ad un pubblico contemporaneo. Durante una sanguinosa battaglia, un ottimo lavoro di montaggio ci mostra con dei flashback il momento più tragico nei trascorsi del protagonista ed è l’apice emotivo del film ma il personaggio non viene approfondito più di così e resta un po’ a metà.
Da un punto di vista tecnico è un film ineccepibile, un ammaliante spettacolo per gli occhi al servizio di una storia che richiama legittimi classicismi con grande attenzione all’opera di Burroughs ma che fa qualche fatica a stare al passo coi tempi. Divertente e certo vale il prezzo del biglietto ma difficilmente potrà catturare l’attenzione dei bambini per 132 minuti e potrebbe risultare noioso a chi ricerca, al di là degli effetti speciali, schemi narrativi più moderni, originali ed immediati.

Non un grande film, ma notevole dal punto di vista visivo. Ecco la mia:
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