13 Assassini, di Takashi Miike

Regia: Takashi Miike
Intepreti: Koji Yakusho, Takayuki Yamada, Yusuke Iseya, Goro Inagaki.
Provenienza: Giappone
Durata: 126 min.
Distribuzione: Toho Company

Nel Giappone feudale la pace è minacciata dall’ascesa al potere del malvagio Naritsugu, intoccabile fratello dello shogun. Un alto ufficiale al suo servizio complotta per ucciderlo e chiede aiuto al samurai Shinzaemon Shimada che mette insieme un gruppo di straordinari guerrieri tra cui suo nipote, debosciato giocatore d’azzardo. A loro si unirà in seguito un selvaggio montanaro per un totale di 13 assassini. Il gruppo prepara un’imboscata in un piccolo villaggio ma la superiorità numerica dell’esercito di Naritsugu è schiacciante e i 13 decidono stoicamente di immolarsi.

La nuova fatica del prolifico ed eclettico maestro Takashi Miike è stata presentata in concorso all’ultimo festival di Venezia insieme ai suoi due Zebraman, che erano invece fuori gara, deliziando naturalmente il presidente di giuria Quentin Tarantino la cui affinità con il regista giapponese e la passione per i film di cappa e spada orientali sono risaputi oltre che manifesti nel suo Kill Bill. Autore anche del recente cinemanga Yatterman, Miike firma qui un’opera a basso costo, onesta e artigianale, remake del film omonimo del ’63 di Eiichi Kudo che, a quanto pare, sarebbe tratto da una storia vera.

Intento dichiarato del regista è quello di far emergere il valore della figura del samurai in netta contrapposizione con il momento di smarrimento morale dell’odierno Giappone esaltando il legame tra amore, vendetta, giustizia e violenza. Pur mantenendo la priorità di soddisfare il pubblico, però, Miike questa volta difetta nel calibrare la durata del film e 126 minuti (addirittura 141 nella versione originale) risultano un po’ eccessivi e pesanti, suddivisi peraltro in due metà perfette.

Nella prima parte assistiamo alle atroci efferatezze di Naritsugu e non ci vengono risparmiate sequenze violentissime e disturbanti che colpiscono allo stomaco ma, proprio per questo, tengono desto il pubblico. Il minuzioso reclutamento dei tredici assassini si protrae con maggior lentezza, contraddistinto da retorici dialoghi sull’onore e lo spirito del samurai e contraddetto in modo abbastanza maldestro dalla scelta pressoché tempestiva di accogliere nel gruppo un montanaro selvaggio stile Gollum che costituisce la componente comica e irriverente della narrazione.

La seconda parte è tutta un’estenuante, infinita battaglia diretta con grande mestiere, tra pioggia, fango e sangue, duelli con le spade, combattimenti uno contro cento, esplosioni, tempeste di frecce e qualche effetto digitale a poco prezzo che lascia il tempo che trova. Nonostante una ricostruzione scenografica convincente, a dispetto di un budget ridotto, non si tratta certamente di un film storico attendibile, quanto piuttosto dell’equivalente giapponese di un western alla Sergio Leone che, superate le lungaggini, riesce ad essere divertente ed avvincente e che avrà presa soprattutto sugli amanti del genere.

Voto: 7