Noir

Provenienza: Giappone
Regista: Koichi Mashimo
Studio di Produzione: Bee Train
Anno di produzione: 2001
Numero di episodi: 26
Durata degli episodi: 23”
Distributore: In attesa di acquisizione sul mercato nazionale
Recensione a cura di: Francesco Arcuri

Noir, serie anime risalente al 2001, è una produzione dello studio Bee Train, celebre per la produzione della serie animata HACK:// SIGN. Il  regista  Koichi Mashimo, oltre che creatore della serie , è fondatore del medesimo studio, molto attento, sin dal momento della sua nascita nel 1997, a prodotti destinati ad una certa fascia di mercato e di spettatori, lontani dai linguaggi e dai toni di anime più commerciali.

Noir narra la storia dell’incontro tra due giovani killer “freelance” a Parigi, Mireille Boquet e Yomura Kirika,  l’una nativa della Corsica, l’altra giapponese. E’ Yomura,apparentemente una  timida e afflitta studentessa solitaria da capelli neri, ma in realtà abile tiratrice,  che nulla ricorda del suo passato, tranne che il suo vero nome è Noir, a  contattare Mireille, alta, bionda e atletica killer.  Yomura porta con sé un vecchio orologio, uguale a quello appartenuto al padre di Mireille, assassinato quando lei era ancora bambina.  Spinta da tale coincidenza a trattenere con sé la misteriosa ragazza, Mireille fa coppia con lei assumendo il nome in codice di “Noir”. L’obiettivo è indagare assieme sul loro misterioso passato, del quale entrambe hanno vaghi ricordi; ma la avverte che, appena scoperti gli assassini del padre di Mireille, ella la ucciderà. Tramite i vari “lavori” svolti su commissione ,dapprima per conto di una misteriosa organizzazione chiamata “I Soldati”, e poi contro la stessa organizzazione, Mireille e Yomura proseguiranno le loro indagini internazionali, per scoprire chi è il burattinaio che si muove dietro le quinte. Giunte alla conclusione del loro viaggio,  porteranno alla luce una congiura dai contorni geografici illimitati, ma la cui chiave risolutiva è celata nelle profondità delle loro anime e nella storia dell’uomo. 

Noir è un anime dotato di tanti pregi, per assaporare i quali bisogna far parte di quella fetta di pubblico paziente, che sappia apprezzare le sensazioni visive, uditive ed emozionali che possono suscitare prodotti anime  sofisticati.

La storia si dispiega nell’arco di 26 episodi, un lusso che molte serie anime oramai non possono più concedersi; nonostante ciò,  essa sfrutta appieno le possibilità concesse dal minutaggio a disposizione, mantenendo un’orizzontalità e una progressione costante in tutti gli episodi, senza lungaggini né episodi ripetitivi. Il ritmo è  tendenzialmente lento e riflessivo, ma non si concede mai variazioni fuori luogo, accompagnandoci all’interno del mistero inseguito dalle due giovani protagoniste: chi o cosa è Noir ? Il refrain recitato all’inizio di ogni puntata, dai diversi personaggi della serie, mentre scorrono, come in un caleidoscopio, immagini delle brutalità dell’uomo nella storia,  recita il seguente: “Noir è il nome dell’antico destino, due ragazze/vergini che governano la morte, la pace del nuovo nato, le loro mani nere a proteggere.” Questo refrain subirà tante piccole variazioni ,accompagnando le sfumature che la vicenda assumerà di episodio in episodio.

Noir è una parola francese che indica il nero, oltre che un genere letterario e romanzesco individuabile nel giallo. Noir è  dunque il filo conduttore della storia, un mistero che si riannoda alle vicende secolari dell’Europa, e del mondo stesso, un mistero legato alla brama umana di potere e conquista, in antitesi con il bisogno primordiale della ricerca della pace, della purezza e del perdono, in attesa di una rinascita materiale e spirituale.

La prima parte della serie sviluppa il rapporto tra Mireille e Yomura, che condividono un appartamento a Parigi , campo base per la loro attività di killer a pagamento, e introduce la misteriosa setta de “I Soldati”, che ben presto diventeranno il principale ostacolo che si frapporrà sulle strade delle protagoniste, comparendo a più riprese sia nel ruolo di nemico, sia in quello di inspiegabile committente di tanti omicidi mirati . Il fine dei Soldati sembra delinearsi chiaramente : sbarazzarsi delle due ragazze, e eliminare ogni traccia dell’esistenza della setta, tramite l’eliminazione di tutti i testimoni scomodi e la distruzione del Libro di Langon, antico manoscritto sul quale sono recitate le parole sacre dei riti di “genesi” della setta stessa. Contemporaneamente, impedire a Mireille e Yomura di ricomporre i frammenti del loro passato, scoprendo l’una gli assassini dei genitori, l’altra le sue vere origini. Durante lo sviluppo della serie facciamo anche la conoscenza di Chloe ,una giovane e misteriosa assassina dalle grandi abilità omicide, legata al passato e al futuro di Yomura e Mireille, e di Althena, sacerdotessa dei Soldati, ritirata a vita privata presso il “Maniero” , una tenuta dal sapore medievale collocata in un  luogo fuori dal tempo, sui Pirenei.  Chloe, fedele servitrice di Althena, manifesta sin da subito la sua ammirazione per Yomura, intervenendo a più riprese per salvarla , nonostante la sua appartenenza dichiarata ai Soldati, agendodi fatto come una assassina “outsider”, legata ad una corrente interna alla stessa organizzazione. Le missioni che attendono le giovani killer sono intense, e toccano istituzioni ufficiali e  organizzazioni criminali della terra e le loro terre (Governo Francese, Nato, Mafia, Triadi), a dimostrazione di I Soldati sembrano essersi infiltrati ovunque, nei secoli, tramite una potentissima rete di adepti fanatici e ideologicamente fedelissimi: la setta è incentrata sul culto di Noir, misterioso e spietato assassino, manifestatosi più volte nel corso dei secoli.  Il finale, nonostante il taglio “esoterico” della materia narrativa, si conclude concretamente e con decise spiegazioni, rimanendo aperto ad un eventuale seguito, se mai questo verrà messo in cantiere.

Dal punto di vista dei personaggi , da segnalare il numero ridotto dei protagonisti, fondamentalmente 4, e il fatto che siano tutte donne:  il rapporto Mireille – Yomura ha un ampio sviluppo nel corso della storia, oscillando tra momenti di comprensione  e solidarietà ma anche di scontro e rifiuto, in una sorta di rapporto di amore-odio tra sorella maggiore e sorella minore, messo a durissima prova dalle sconvolgenti rivelazioni che si profilano all’orizzonte. La coppia Althena – Clohe invece è legata dal sentimento materno e affettivo che la prima, apparentemente figura di“madre” progenitrice all’interno dei Soldati, dona alla sua “figlia” adottiva sottoposta.  Il rapporto Clohe – Yomura invece, dopo un inizio fatto di inevitabile scontro a causa dell’appartenenza a diverse fazioni, arriverà a configurarsi in maniera più morbosa, culminando con un bacio tra le due ragazze, coinvolte in qualcosa di più grande di loro. Da  segnalare come in Noir non vi sia mai un particolare cedimento affettivo, da parte del regista, nei confronti delle protagoniste: lo sporco lavoro  svolto dalle due ragazze,ovvero l’assassinio come mestiere, le prove alle quali sono sottoposte, la costante presenza della morte, vengono osservati senza filtri tramite la durezza di Mireille, e lo sguardo addolorato di Yomura, donando un fascino particolare alle loro personalità e al loro agire. I Soldati invece sono perlopiù rappresentati come “manichini” senza volto , spesso votati un po’ eccessivamente al martirio. Ne sono dimostrazione le frequenti stragi inflitte loro durante gli scontri a fuoco (questo è l’elemento un po’ meno giustificabile in un prodotto simile, che punta ambiziosamente al realismo delle situazioni e dei sentimenti. Ad un certo punto arriverete a chiedervi che fine abbiano fatto la Polizia, o quantomeno l’Esercito, dato il numero impressionante di morti che ogni sparatoria lascia dietro di sè !).

Un altro elemento che traspare potente è il fascino per la vecchia Europa:  Parigi è tratteggiata con sfondi semplici ma non banali, nella quotidianità delle sue strade e della sua vita; oppure la Sicilia, terra della engimatica e affascinante killer mafiosa conosciuta come “Intoccabile”,  rappresentata da paesaggi caldi e avvolgenti, sullo sfondo di una ideale  “Valle dei Templi” reinterpretata in un gioco di strutture e colori a noi familiari. Per finire , l’epilogo da dove si alza potente la voce del canto sacro e spirituale dei tempi medievali.  Ad onor del vero, il comparto grafico è essenzialissimo:   il tratto è lineare, l’animazione è ridotta all’osso, la regia è minimale; ma il fatto che di ciò non se ne abbia quasi mai il sentore, unito a scenografie e situazioni davvero convincenti, rende Noir un prodotto dark e teso,  visivamente apprezzabilissimo, complice anche una grande capacità di tratteggiare i personaggi tramite primi piani davvero belli ed efficaci.

Se mi posso concedere l’azzardo, c’è, negli sguardi intensi di questa Mireille, un po’ della Uma Thurman di Kill Bill, mentre Kirika sembra ispirata alla giovane Nikita di Bessoniana memoria, anche se, nel primo caso, la “Sposa” e le sue avventure sarebbero comparse solo un paio d’anni più tardi. Una dualità femminile tutta vibrante e affilata, che rappresenta il fattore vincente della serie.

Una menzione tutta particolare per la colonna sonora, un altro piccolo capolavoro “made in Japan”. Composta da Yuki  Kajiura , si compone di elementi che oscillano in una contaminazione di musica techno, opera e arie dalla suggestione francese.  Ogni personaggio, ogni situazione è connotata da un particolare e raffinato tema musicale, che accorre in complemento alla rappresentazione della vicenda. Le canzoni più ricorrenti sono Lullaby, Canta Per Me, Salva Nos, Kirei na Kanjou, Copperia no Hitsugi (sigla d’apertura), Aka to Kuro e Indio.

Da notare infine come, in Noir, quasi un controsenso, non appaia pressoché alcun elemento sanguinolento, fatto dovuto alla trasmissione su di una Tv giapponese nota per la rigida censura nei confronti di elementi di violenza.

Per concludere, una vicenda dalle tinte oscure, forti, intrisa di azione e pulsioni, ma anche di un lato psicologico che andrà sempre più aumentando sino a diventare il cardine fondamentale della serie negli ultimi episodi. Emergono anche qui tematiche assai care ad una certa cinematografia giapponese: l’amnesia infantile, la purezza violata fungono da background per una storia fatta di rapporti umani, dove il perdono e la comprensione tra individui sono valori da raggiungere a carissimo prezzo. Dove è la solitudine a farla da padrone, dove sono la violenza e il sopruso a dettare legge: gli adulti, le figure di riferimento, vivono del paradosso di essere un esempio positivo del passato remoto, ma sempre un esempio assolutamente negativo e voracemente nichilista nel presente.

Noir si presenta dunque come un piccolo gioiellino, che , seppur abbia compiuto oramai una decina di anni, saprà inchiodarvi alla sedia, per scoprire il mistero che si cela nel cuore buio dell’Europa e dell’uomo, da oltre 1000 anni. Un prodotto che , per il livello di qualità, meriterebbe  l’azzardo di un passaggio su qualche rete tv nazionale nostrana. Probabilmente però, dato il genere cosi preciso e delimitato, e il registro  narrativo tendenzialmente psicologico per nulla accondiscendente a compromessi, il pubblico attuale, frastornato  e intorpidito da tante mediocrità visive contemporanee,  credo non concorrerebbe , con la pazienza necessaria, a raggiungere un numero dignitoso di telespettatori che giustifichi la trasmissione del cartone per un eventuale distributore. E questo lascerà Noir, salvo piacevoli sorprese, a chi vorrà regalarsi il piacere di scoprire, in solitaria esplorazione,  un anime cult.

Voto 8/10