Arrow: Season 1 – Recensione

Disperso in mare in un naufragio nel quale ha trovato la morte suo padre, Oliver Queen, giovane playboy miliardario, sopravvive per cinque anni su un’isola apparentemente deserta. Divenuto un formidabile arciere ed uno straordinario combattente di arti marziali, Oliver ritorna nella metropoli di Starling City e decide di utilizzare le capacità acquisite per diventare un vigilante incappucciato, un Robin Hood giustiziere intenzionato ad affrontare ed eliminare criminali e corrotti.

Arrow

Arrow – Season 1

Genere: Supereroi

Regia: Guy Norman Bee, John Behring, Kenneth Fink, Michael Schultz, Nick Copus, Eagle Egilsson

Interpreti: Stephen Amell, Katie Cassidy, Colin Donnell, David Ramsey, Willa Holland, Susanna Thompson, Paul Blackthorne, Emily Bett Rickards, Colin Salmon

Provenienza: USA

Numero episodi: 23, 42 min. ca. cad.

Casa di produzione: Berlanti Productions, DC Entertainment, Warner Bros. TV

Emittente: CW (USA), Italia 1 (Italia)

Messa in onda del primo episodio (USA): 10 ottobre 2012


Nei dieci anni durante i quali è andato in onda Smallville, che ha riletto e dilatato le origini di Superman, si è parlato spesso di un’eventuale serie tv dello stesso stampo dedicata a Batman. Se guardiamo il concept alla base di Arrow, trasposizione televisiva di Green Arrow, vigilante comunista della DC Comics, le similitudini con il Cavaliere Oscuro appaiono evidenti. In particolar modo, questa prima stagione si rifà, nella struttura narrativa e nel realismo, a Batman Begins, primo capitolo della fortunata trilogia cinematografica di Christopher Nolan.

Anche in Arrow abbiamo infatti il milionario che torna a casa dopo anni di assenza durante i quali viene ritenuto morto, anche qui ci sono i flashback a ricostruire i trascorsi del protagonista, c’è perfino la scena in cui si finge ubriaco e il piano finale dei cattivi è praticamente identico, soprattutto per motivazioni, a quello di Ra’s Al Ghul.

Nell’opera originale, sia Green Arrow che Batman sono due milionari che usano le proprie risorse per finanziare la loro attività di vigilante. Ma, alla lunga, Oliver Queen rinuncia alle proprie ricchezze e diventa un uomo del popolo. Nella serie tv non c’è traccia delle idee comuniste del protagonista, almeno non ancora, e l’eroe incappucciato non si fa scrupoli ad uccidere. Viene così meno alla prima fondamentale regola dei supereroi e si conferma antieroe a tutto tondo.

Uno dei problemi principali della serie è la scarsa caratura attoriale degli interpreti. In Smallville, Oliver era interpretato dal biondo Justin Hartley che non è mai entrato nel cuore del pubblico. Gli succede Stephen Amell, poco carismatico, con un fisico atletico ma non slanciato. Una scelta abbastanza in linea con il ringiovanimento apportato alla controparte cartacea nel reboot di casa DC nel 2011.

I 42 minuti di ogni episodio sono soffocati da tonnellate di stucchevoli dinamiche da soap opera a scapito della componente action. La bella ma rigida Katie Cassidy interpreta Laurel Lance, destinata nel fumetto a diventare la vigilante Black Canary, grande amore di Green Arrow. Nella serie tv si tratta di un avvocato, proprio come la Rachel del Cavaliere Oscuro cinematografico, ex-fidanzata di Oliver che ce l’ha con lui perché è andato a letto con la sorella, morta poi nel naufragio.

Tanto per rimanere nei cliché, Laurel cade tra le braccia del miglior amico di Oliver, Merlyn, nome di battaglia, nel fumetto, dell’arcinemesi di Green Arrow. Qui è interpretato da Colin Donnell, il più inespressivo e insignificante del cast. Tommy ha un rapporto tribolato con il padre Malcolm che ricorda quello tra Norman ed Harry Osborn in Spider-Man e i risvolti, anche per quel che riguarda la prossima stagione, sembrano essere proprio gli stessi.

A proposito dell’Arrampicamuri Marvel, il triangolo tra Peter Parker, Gwen Stacy e il Capitano di polizia George Stacy, presentato nel film The Amazing Spider-Man uscito l’anno scorso, viene qui riproposto con il padre di Laurel, un detective che dà la caccia al vigilante ed ha il volto rude di Paul Blackthorne. Anche in questo caso, quindi, tutto già visto.

Da sempre fondamentale nella saga di Green Arrow è il tema della famiglia. Tornato dopo cinque anni di assenza, il giovane riabbraccia sua madre Moira che nasconde un terribile segreto e si è risposata con Walter Steele, amministratore delegato delle Queen Consolidated, interpretato dal caratterista Colin Salmon, visto tra l’altro in Resident Evil. La graziosa Willa Holland è la scapestrata sorellina di Oliver, soprannominata Speedy, che allaccerà una relazione con il ladruncolo Roy Harper. Nel fumetto, Speedy è il nome di battaglia di Roy, spalla di Green Arrow, divenuto poi Arsenal e Red Arrow. Le basi per un’evoluzione di questo tipo sembrano esserci anche nell’adattamento tv.

Il vigilante ha due alleati: John Diggle, guardia del corpo di Oliver che scopre presto la sua identità segreta, e Felicity Smoak, esperta di computer i cui occhiali non appannano gli occhioni azzurri di Emily Bett Rickards. Apparsa nelle storie di Firestorm, la ragazza sembra qui l’erede della Chloe Sullivan di Smallville che intrecciava una relazione sentimentale proprio con Green Arrow. Sia Felicity che Diggle sono due personaggi del tutto funzionali e non destano troppo interesse. Curiosamente, anche nella serie a fumetti attuale, Green Arrow ha due aiutanti, il progettista d’armi Jax e Naomi, hacker anche lei.

In ogni episodio, i flashback ricostruiscono le vicissitudini di Oliver sull’isola. Sembra, a tratti, di rivedere alcune puntate di Lost, ma senza elementi sovrannaturali o pretese filosofiche. Il protagonista è qui assistito da Slade Wilson, alias il letale mercenario Deathstroke, con un look dozzinale e una maschera che sembra ricavata da uno stendardo del palio di Siena.

Il cinese Byron Mann (Street Fighter, Catwoman e L’Uomo con i Pugni di Ferro) è il maestro Yao Fei. Creato da Grant Morrison, nel fumetto è uno dei Grandi Dieci, team di supereroi cinesi. Nella serie tv è il padre della bella Shado, altro volto noto ai fans DC, come pure il cattivo della situazione, Eddie Fyers, il cui piano segue un po’ la moda recente dei villains guerrafondai. Abbiamo già visto qualcosa del genere in Iron Man 3 e lo vederemo anche in Star Trek into Darkness. Tuttavia i flashback sono la parte più riuscita della serie, privi di momenti morti e dialoghi melensi, con buona tensione e dosi di action.

Presenti nella serie molti altri personaggi DC, tutti riletti in maniera realistica: il combattente Constantine Drakon, il cecchino Deadshot, il piromane Firefly, la Banda della Scala Reale che qui diviene una gang di rapinatori mascherati, China White, con un’improbabile parrucca biondo platino, interpretata da Kelly Hu, la Lady Deathstrike di X-Men 2. E poi ancora il Conte Vertigo, spacciatore di una droga letale (che pure richiama lo Spaventapasseri di Batman Begins), il ladro di gioielli Dodger e il misterioso Dark Archer, nemesi principale dell’eroe. Una sexy Jessica De Gouw è invece la vigilante Cacciatrice, abbastanza fedele al fumetto.

I personaggi, gli spunti e le tematiche ci sono ma mancano le idee per svilupparli in maniera originale. Gli episodi sono dettati da regie piatte e attori che non bucano lo schermo, appesantiti da dialoghi che possono essere puramente esplicativi o, peggio ancora, al servizio di noiosi risvolti romantici con le solite, scontate dinamiche giovanili alla Dawson’s Creek. Le scene d’azione sono brevi e tutte uguali, tra qualche mossa d’arti marziali e qualche freccia scagliata, la trama fin troppo prevedibile. La fotografia patinata priva inoltre la serie di quel realismo che vorrebbe proporre. E’ Smallville che gioca a fare Batman Begins.


Voto: 5

2 Comments

  1. Giuseppe Traversa 20 maggio 2013
  2. DarkKnight 20 giugno 2013