Cinecomics n. 24: Iron Man 2

La saga cinematografica di Iron Man venne concepita originariamente come una trilogia che prevedeva la trasformazione del villain Obadiah Stane in Iron Monger durante i sequel. La nemesi del supereroe nel primo capitolo avrebbe dovuto essere il Mandarino ma, dopo un confronto con gli sceneggiatori del fumetto, tra cui Mark Millar, il regista Jon Favreau capì che il personaggio era poco realistico e più adatto agli episodi successivi, concepito un po’ come l’Imperatore di Star Wars, un cattivo supremo che avrebbe permesso l’inserimento dell’intero pantheon di villains. Per il sequel di Iron Man, l’intenzione era quella di esplorare la caduta di Stark negli abissi dell’alcolismo, come raccontato nella story-arc a fumetti Il Demone nella Bottiglia, e di intensificare la presenza dello SHIELD per proseguire il discorso sui Vendicatori.

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Il soggetto di Iron Man 2 era stato scritto da Robert Downey Jr. e Favreau. Nella commedia Tropic Thunder, l’attore aveva lavorato con lo sceneggiatore Justin Theroux e lo raccomandò alla Marvel che lo ingaggiò nel luglio 2008. Shane Black, sceneggiatore, attore e regista, che aveva diretto Downey Jr. in Kiss Kiss Bang Bang, consigliò di costruire il personaggio di Stark traendo spunto da J. Robert Oppenheimer, scienziato che cadde in depressione dopo aver lavorato al Progetto Manhattan considerandosi “un distruttore di mondi”. L’animatore russo Genndy Tartakovsky, regista delle due serie tv in animazione classica di Clone Wars, si occupò degli storyboard mentre Adi Granov tornò per supervisionare la nuova armatura di Iron Man, la Mark IV.

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La situazione di Tony Stark nel nuovo episodio è complessa e interessante. Dopo aver rivelato al mondo di essere Iron Man, il miliardario si oppone strenuamente ai tentativi del Governo USA di impadronirsi della tecnologia delle Stark Industries. Oltretutto, Tony sta morendo a causa dell’avvelenamento da palladio nel Reattore Arc incastonato nel suo torace. Nel corso della storia dovrà anche affrontare il rapporto conflittuale con il defunto padre Howard che ancora lo tormenta. Il protagonista inizia a comportarsi in modo sciagurato e la trama risulta essere una via di mezzo tra il racconto delle origini e la sopracitata story-arc Il Demone nella Bottiglia, scritta da David Michelinie e Bob Layton, disegnata da John Romita Jr., Carmine Infantino e dallo stesso Layton e pubblicata nel 1979.

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Purtroppo, nonostante le buone premesse, il personaggio viene sviluppato in maniera eccessivamente leggera. L’analisi introspettiva di Stark è superficiale e noiosa e Iron Man ha tre scene d’azione, brevissime e prive di mordente. L’interpretazione di Downey Jr. risulta troppo sopra le righe e il suo Stark continua a gigioneggiare anche quando scopre di stare per morire. Tra le scene in cui il personaggio viene messo maggiormente in ridicolo c’è il momento in cui dichiara di essersela fatta addosso nell’armatura. Abbastanza parodistica anche l’immagine dell’eroe che fa colazione nella ciambella gigante, insegna pubblicitaria di un fast-food, diventata una delle icone kitsch della pellicola.

Donut

Il villain venne concepito come un incrocio tra due avversari di Iron Man dell’opera originale: Crimson Dynamo e Whiplash. Apparso per la prima volta su Tales of Suspense n. 46 nel 1963, Crimson Dynamo (Dinamo Cremisi nella versione italiana) è un supercriminale con una sofisticata armatura che permette di volare e manipolare l’energia elettrica. Nel corso degli anni, l’identità del malvagio è stata adottata da diversi scienziati, sicari e agenti del KGB, tutti di origine sovietica. Whiplash è comparso invece su Tales of Suspense n. 97 nel ’68. Si tratta di Mark Scarlotti, dipendente scontento della Stark International che decide di darsi al crimine armandosi di una frusta elettrificata in grado di divellere il metallo. Il personaggio ha assunto per un certo periodo l’identità di Blacklash prima di tornare al nome originale ed essere ucciso dall’armatura senziente di Iron Man. Anche in questo caso, l’identità di Whiplash è stata poi adottata da diversi altri individui a cominciare dalla mutante Leeann Foreman.

Mickey Rourke interpretò Ivan Vanko, figlio di Anton Vanko, il Crimson Dynamo originale nel fumetto. Nel film, Anton, interpretato da Eugene Lazarev, è un collaboratore di Howard Stark, padre di Tony, col quale aveva progettato il Reattore Arc. Caduto in povertà, Anton si sentì tradito e, dopo la sua morte, suo figlio Ivan, fisico ed ex-carcerato, assume l’identità di Whiplash per vendicarsi di Tony Stark. Rourke non voleva interpretare un cattivo monodimensionale e desiderava che il pubblico lo vedesse come un personaggio capace di redimersi. L’attore ammise che la parte più dura fu quella di fingersi esperto di tecnologia non sapendo nulla di computer. Per entrare nel ruolo, visitò il carcere di Butryka, suggerì che parte dei suoi dialoghi dovessero essere in russo ed arricchì l’estetica del personaggio aggiungendo tatuaggi e denti d’oro.

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Gli sforzi di Rourke furono vani e anche Whiplash risulta privo di spessore e mosso da motivazioni inconsistenti. Ha due scene d’azione nelle quali viene sconfitto in un batter d’occhio e sembra preoccuparsi più di Elvis, il suo pappagallo cacatua, che della sua vendetta. Successivamente, l’attore si è lamentato delle ingerenze dei Marvel Studios nella realizzazione del film. “La Marvel voleva solo questo cattivo monodimensionale”, ha dichiarato l’attore. “Così buona parte della performance è andata sprecata. Se vogliono fare cinecomics idioti, io non voglio farne parte.”

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Sam Rockwell era stato preso in considerazione per il ruolo di Iron Man nel primo film ed accettò di interpretare Justin Hammer senza neppure leggere lo script. Hammer è un fabbricante d’armi, rivale di Tony Stark, apparso per la prima volta su Iron Man n. 120 del 1979. Nel fumetto è un uomo anziano che rifornisce d’armi tutti i supervillain del Marvel Universe, usa Blacklash come galoppino e rileva anche la compagnia di Obadiah Stane. D’origine inglese, l’infido uomo d’affari diventa cittadino di Monaco dov’è ambientata una parte del film, quando Stark prende parte al Gran Premio di F1 locale, viene attaccato da Whiplash e riesce a sconfiggerlo nei panni di Iron Man. Hammer tira fuori il criminale di prigione e gli propone un accordo per realizzare una tecnologia migliore di quella di Stark. Rockwell, però, riduce il personaggio ad una macchietta, eccessivamente leggero e mai credibile. I duetti con Mickey Rourke, anziché atterrire il pubblico, sono i momenti più comici della narrazione. L’esatto opposto, se vogliamo, del faccia a faccia tra il Joker e Due Facce in The Dark Knight di Christopher Nolan nel quale il confronto tra villains è estremamente drammatico.

Dopo la rinuncia di Emily Blunt, impegnata con la commedia fantastica I Viaggi di Gulliver, Scarlett Johansson fu scelta per interpretare Vedova Nera, alias la russa Natasha Romanoff, agente dello SHIELD e infiltrata alle Stark Industries sotto il falso nome di Natalie Rushman. Vedova Nera nasce come spia sovietica nel 1964 su Tales of Suspense n. 52 nel quale Iron Man affronta proprio Crimson Dynamo. Inizialmente avversaria del supereroe, Vedova Nera diverrà in seguito un membro dei Vendicatori. Nel film, il personaggio finisce per essere imbarazzante ed inutile e la Johansson, fuori statura per il ruolo, viene utilizzata semplicemente come controparte sexy della più mite Gwyneth Paltrow.

“Pepper” Potts è ora l’amministratore delegato delle Stark Industries. La Paltrow, già spaesata nel primo film, è ancor più disorientata ed inespressiva nel sequel limitandosi ai battibecchi botta e risposta da commedia romantica con Downey Jr.. Favreau torna a vestire i panni di Happy Hogan, guardia del corpo e autista di Tony, ritagliandosi stavolta un po’ più di spazio. Certo, Favreau è molto meglio come attore che come regista ma nel film è semplicemente l’ennesima burletta e poco altro.

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Terrence Howard non venne riconfermato nel ruolo di James “Rhodey” Rhodes e non gli venne data alcuna spiegazione in merito ma dichiarò che gli era piaciuto interpretare il personaggio e che sarebbe voluto tornare per il sequel. Qualcuno sostenne che a Favreau non era piaciuto lavorare con l’attore. Altre voci sostengono che il regista e Theroux avevano deciso di ridurre la presenza di Rhodey nel film e ci sarebbero state discussioni circa il salario che Howard avrebbe percepito. Successivamente, lo sceneggiatore negò che il ruolo di War Machine fosse stato ridimensionato. In ogni caso, la Marvel non si pronunciò. Howard venne rimpiazzato da un anonimo Don Cheadle che fa semplicemente quello che il pubblico si aspetta. Indossa l’armatura di War Machine ed affianca Iron Man nello scontro finale con i droni creati da Vanko.

Samuel L. Jackson raggiunse un accordo con la Marvel per interpretare Nick Fury, capo dello SHIELD, in ben nove film. Qui la sua presenza è abbastanza ampia e fornisce gli appunti di Howard Stark a Tony consentendogli di realizzare l’acceleratore di particelle che lo cura dall’avvelenamento da palladio. Fury continua comunque ad essere puramente funzionale, non certo un personaggio action. Dal capitolo precedente torna anche Clark Gregg nel ruolo dell’agente SHIELD Phil Coulson che, nell’ormai immancabile scena dopo i titoli di coda tipica dei film Marvel, rinviene il Maglio di Thor nel deserto del Nuovo Messico aprendo al nuovo capitolo della saga sui Vendicatori.

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Paul Bettany tornò a prestare la voce all’intelligenza artificiale JARVIS e la bella Leslie Bibb interpretò di nuovo la reporter Christine Everhart. Puntuale il cameo di Stan Lee che nel primo film veniva scambiato da Tony per Hugh Hefner e qui per il conduttore televisivo Larry King. Howard Stark, interpretato nel film precedente da Gerard Sanders, ha qui il volto di John Slattery. Davin Ransom, all’epoca seienne, è Tony da bambino. Kate Mara compare brevemente come sceriffo federale. Olivia Munn è invece la reporter Chess Roberts, esistente anche nel fumetto. Tra i vari camei, spicca quello di Adam Goldstein, conosciuto come DJ AM, che morì di overdose alla fine delle riprese. Il film è dedicato a lui.

Le riprese ebbero inizio il 6 aprile del 2009 con un budget tra i 170 e i 200 milioni di dollari. Il film venne girato tra Pasadena, l’Edward Air Force Base e i Raleigh Studios a Manhattan Beach in California. In seguito al divieto di girare a Monaco durante il Gran Premio, il set fu allestito ai Downey Studios. La scena che vediamo nel trailer, in cui Pepper lancia l’elmo di Iron Man dall’aereo e lui la indossa in volo venne considerata esagerata e tolta dal film. Anche l’idea di usare dei droni, oltre che banale, tende ad assottigliare la componente drammatica. Mettere il supereroe contro delle macchine è uno strategemma usato spesso nei cartoon per stemperare la violenza. Inoltre, in tutto il film non c’è neanche una vittima tra i civili, nessuno muore, non una goccia di sangue. Tutto viene edulcorato per un pubblico di bambini. Nella colonna sonora figurano di nuovo brani degli AC/DC.

Iron Man 2 uscì praticamente in tutto il mondo tra il 26 aprile e il 7 maggio 2010 incassando quasi 624 milioni di dollari, grazie anche al traino del primo episodio. In molti lamentarono però la caduta di tono del nuovo capitolo. Gli eccessi comici soffocano totalmente l’elemento epico e il mito esce totalmente ridicolizzato da un film puerile e noioso. Uno dei peggiori cinecomics degli ultimi anni.