Berserk The Golden Age Arc I: The High King’s Egg – Recensione
Studio 4°C porta sul grande schermo l’acclamato manga di Kentaro Miura, animando quello che probabilmente è l’arco narrativo più celebre dell’opera: il capitolo dell’Età dell’Oro.
In attesa dell’edizione italiana abbiamo visionato l’edizione home video giapponese del primo atto della trilogia.
Berserk The Golden Age Arc I – The High King’s Egg
Titolo originale: Berserk Ōgon Jidai-Hen I: Haō no Tamago
Regia: Toshiyuki Kubooka
Sceneggiatura: Ichiro Okouchi
Character design: Naoyuki Onda
Colonna sonora: Shiro Sagisu, Susumu Hirasawa
Animazioni: Studio 4°C
Durata: 77 minuti
Data di uscita giapponese: 4 Febbraio 2012 (cinema), 23 maggio 2012 (home video)
Il dark fantasy di Kentaro Miura è un manga che non ha bisogno di presentazioni, visto il successo riscosso anche nel nostro Paese a seguito della pubblicazione dell’edizione italiana dell’opera da parte di Planet Manga, in corso dal lontano 1996.
Se il manga originale partiva dal presente per mostrarci un Gatsu adulto in cerca di vendetta per poi spostarsi nel passato nel lungo e acclamato flashback sulla sua giovinezza, l’adattamento cinematografico curato da Studio 4°C (Memories, Tekkonkinkreet) si apre direttamente nel passato al momento dello scontro tra il quindicenne mercenario Gatsu e il temuto Bazuso.
Sconfitto il temibile avversario tra lo stupore generale, Gatsu incrocia la sua strada con quella di una banda di mercenari che sta facendo parlare di sé per i numerosi successi sul campo di battaglia: la squadra dei Falchi guidata da Griffith.
Un incontro destinato a sconvolgere la vita del solitario Gatsu, che diventerà testimone partecipe dell’ambizione del leader dei Falchi e della sua ascesa sociale e militare nel regno.
Berserk Ōgon Jidai-Hen I: Haō no Tamago copre le vicende raccontate a partire dal capitolo 11 del manga originale, ovvero dal terzo atto de “L’Età dell’Oro”, fino a metà del sesto volume; l’infanzia di Gatsu allevato da Gambino come un soldato, la violenza subita e la vendetta nei confronti del padre adottivo vengono mostrati in una sequenza onirica, presente anche nel manga, come incubo di un febbricitante Gatsu subito dopo il primo scontro con Griffith. Della particolare circostanza della nascita del protagonista non se ne fa cenno, cosa che non fa comprendere a pieno a chi non ha letto il manga una scena che la richiama, inserita dallo staff dell’anime dopo la battaglia di apertura.
Un altro episodio sorvolato è il primo incarico di Gatsu nella Squadra dei Falchi, dal momento che dopo il duello con Griffith si compie direttamente un salto tre anni più tardi, sul campo di battaglia della Guerra dei Cento Anni tra Midland e Tuder.
Nonostante queste divergenze, e pochi altri dettagli, il lungometraggio animato si mantiene fedele al materiale di partenza, sia per caratterizzazione dei personaggi principali — specialmente nella diversa visione della vita che muove Gatsu e Griffith — che per toni e atmosfera generale, cupa e drammatica; nemmeno gli aspetti più crudi, tra arti mozzati e viscere in bella vista, sono stati edulcorati.
Lo staff è riuscito a trovare un buon equilibrio tra le concitate sequenze di battaglia e di azione, comunque preponderanti, e le più tranquille scene dedicate ai personaggi, sfruttando al meglio il minutaggio a disposizione (un‘ora e un quarto) per catturare l’attenzione degli spettatori.
Il risultato è una pellicola godibile ed emozionante tanto per gli appassionati dell’opera di Miura quanto per gli amanti del genere che non l’hanno mai letta.
Tecnicamente Berserk fa un uso massiccio della computer grafica sia nella costruzione degli ambienti, imponenti e particolareggiati, sia nei modelli 3D dei personaggi e delle loro animazioni: se da un lato questo permette di mettere in scena assedi e battaglie davvero epiche in cui si muove una moltitudine di soldati, e dentro cui la telecamera è libera di compiere virtuosismi in grado di esaltare il coinvolgimento dello spettatore, dall’altro nelle sequenze ravvicinate si nota una certa legnosità nei personaggi, dai movimenti poco naturali.
Decisamente migliori le parti in cui il 3D è mescolato all’animazione tradizionale, in cui spicca l’ottimo lavoro di adattamento del character design originale compiuto da Naoyuki Onda, il quale rende giustizia al fascino e al carisma ammirati su carta, riuscendo a essere convincente tanto nella dolcezza che nell’aggressività dei lineamenti a seconda delle situazioni.
Perfetto l’accompagnamento musicale, caratterizzato da una partitura orchestrale potente e coinvolgente; impeccabile la recitazione dei doppiatori giapponesi.
La trilogia dell’Età dell’Oro verrà distribuita in 16 Paesi, Italia compresa; al momento non è stato ancora reso noto l’editore che la presenterà nel nostro Paese.
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