Sherlock, season 2 episode 1: recensione

L’adattamento in chiave moderna del mito di Sherlock Holmes funziona alla grande, come già dimostrato dalla prima stagione

Sherlock season 2 episode 1

Cast: Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Rupert Graves, Mark Gatiss, Lara Pulver.
Provenienza:
UK

Data prima messa in onda:
01/01/12
Titolo dell’episodio:
A scandal in Belgravia

È intelligente, tenebroso e pure parecchio antipatico e non potrete fare a meno di amarlo. Sherlock Holmes torna  nella seconda stagione della serie che lo vede protagonista in tempi moderni. Uscita nel 2010, la prima serie si era fatta notare per la modernità del racconto con tagli veloci e incalzanti, battute al fulmicotone ed episodi ben elaborati. Vediamo come si presenta la seconda stagione.

Il primo episodio è andato in onda per la BBC la sera del 1 gennaio, a voler imporsi come serie evento. Lasciate che ve lo dica: se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspetta una grande annata dalle fiction inglesi.

A scandal in Belgravia, questo il titolo ovviamente omaggiante il racconto originale A scandal in  Bohemia, racconta di come Sherlock venga contattato dal fratello più anziano Mycroft, capoccia della difesa britannica, per risolvere il caso di foto compromettenti custodite da La Donna, alias Irene Adler, alias una mistress dai molti e potenti clienti. La ricerca delle foto trascinerà Holmes e Watson in un intrigo ben più grande del semplice ricatto.

Questo primo episodio ha tutto quello che ci vuole per fare un grande film per la tv: ottimi attori (ci sono), trama solida e divertente (c’è), personaggi carismatici (ci sono), finale galvanizzante (c’è).

Benedict Cumberbach (Holmes) è fenomenale nel suo ruolo di antipatico saccente. Spesso è irritante, ma sono sicuro che in più di uno invidia le sue doti deduttive. Qui c’è una scena in particolare, la decriptazione di un codice per capirci, oltre i limiti dell’assurdo, forse effettivamente un po’ troppo. Holmes non è la signora Fletcher, ma avrei preferito che lo spettatore avesse un po’ di tempo per riflettere sugli enigmi prima che qualcuno ti risolvi un caso impossibile in 8 secondi. Un consiglio spassionato. Se riuscite, ascoltate la voce originale di Cumberbach. Nulla da dire al bravissimo doppiatore italiano, ma lo ha ringiovanito un po’ troppo.

Martin Freeman è Watson. Spalla perfetta, mai troppo in ombra e mai troppo in luce, aiutante col quale si identifica lo spettatore mentre Holmes fa le sue elucubrazioni. Freeman rende il personaggio alla perfezione e i siparietti comici con l’amico sono esilaranti. Watson non è affatto uno stupido, ma di fronte a uno come Holmes sembra un bambino di prima elementare che gioca con un neo laureato.

Appare qui anche il personaggio di Irene Adler, interpretato da Lara Pulver. La dominatrice attorno a cui ruota l’episodio è magistralmente caratterizzata ed interpretata. Anche Holmes l’ha notata  e vederlo un po’ meno ghiacciolo del solito non può farci che bene.

Tocco caratteristico della serie è l’estremo taglio visivo. Le scene sono veloci quando serve, velocissime. I pensieri di Holmes ci appaiono a video come pop up e i personaggi sembrano interagire con essi. Anche le musichette di accompagnamento, allegre e frizzanti, strappano più di un sorriso.

L’adattamento in chiave moderna del mito di Sherlock Holmes funziona alla grande, come già dimostrato dalla prima stagione. Sherlock fuma poco ma fa uso di cerotti alla nicotina e Watson tiene un blog dove racconta dei casi risolti dall’amico. Ogni episodio è un chiaro riferimento ad un classico di Sir Arthur Conan Doyle, ma, come in questo caso, spesso si va ben oltre.

Il primo episodio della nuova stagione (saranno tre in tutto) è il migliore visto finora. Ma attenzione: seguite tutta la serie da capo, non ve ne pentirete.

VOTO ALL’EPISODIO: 9